25 febbraio 2017

[recensione] La legge della notte di Ben Affleck

L’adattamento del romanzo di Dennis Lehane sull’era del Proibizionismo non offre nulla di nuovo per il genere e mette in luce i limiti del regista

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25 febbraio 2017
legge della notte affleck

Ben Affleck è quella rara star del cinema che sviluppa uno stile di regia consapevole della sua stessa presenza sullo schermo. Dai suoi primi thriller, Gone Baby Gone e The Town, fino all’acclamata vicenda di spionaggio tratta da una storia vera Argo, i film di Affleck come regista sono risultati migliorati da una miscela di carisma ed eleganza capaci di dare energia a eventi drammatici attraverso una patina lucida che spesso ha elevato anche le sue performance.

Nei casi peggiori, i ruoli di Affleck sono rigidi e privi di vita, senza anima, belle sculture vuote dentro. Era solo una questione di tempo quindi prima che realizzasse una pellicola che incarnasse questo lato minoritario della sua carriera.

locandina legge della notteLa legge della notte (Live By Night), secondo adattamento da parte di Affleck di un romanzo giallo scritto da Dennis Lehane, suona come un gangster movie in animatronic, con un sacco di bei pezzi già visti prima altrove e nessuno particolarmente coinvolgente. Saga di un veterano della prima guerra mondiale che si dedica a una vita nel crimine, le cui imprese si estendono da Boston alla Florida e poi addirittura a Cuba, il film appare come uno splendido pastiche di elementi di genere in cerca di uno scopo.

Sono partito come un soldato. Sono tornato a casa come un fuorilegge,” borbotta Joe Coughlin (Affleck), mentre gli occhi guardano spezzoni di filmati di guerra color seppia che lasciano il posto a scatti di scene del crimine nei primi minuti. Gran parte di LLDN prende spunto da Affleck che rimastica questo genere di affermazioni dal sapore pulp, mentre Joe cerca di resistere alla pressione di continuare le sue sbruffonate criminali prima di cedere.

Tirato a lucido dalla CGI per migliorare il suo aspetto giovanile, Affleck si apre un’accigliata strada attraverso paesaggi incandescenti dell’era del Proibizionismo degni della pubblicità di un profumo e dà corpo al dilemma interiore per la difficile vita di Joe con sguardo impassibile. L’attore si riserva inoltre blandi dialoghi da duro che sembrano esser stati messi insieme col Paroliere. La sua più grande resistenza all’essere trascinato sempre più a fondo in una vita di delitti esce fuori quando Joe sussurra, “Non sono un gangster … ho smesso di baciare anelli molto tempo fa.”

Una promessa che non è ovviamente facile mantenere. Nel primo atto, il protagonista si ritrova coinvolto in una relazione con la classica bionda pericolosa (una Sienna Miller quasi irriconoscibile) e nel bel mezzo della guerra di mafia tra irlandesi e italiani, mentre sbanda attraverso una serie di rapine in banca prima di finire in carcere, accusato di reati che non ha commesso. Il padre che non approva certo la sua condotta (Brendan Gleeson, che compare troppo poco) è un poliziotto con troppo poco potere per assistere il figlio ribelle. Una volta fuori, Joe non ha così altra scelta che accettare lavoro dal boss italiano Maso Pescatore (il nostro Remo Girone), che lo manda a Tampa, Florida, per diventare un contrabbandiere di rum.

l'odore della notte elleE’ a questo punto, da qualche parte intorno all’inizio del secondo atto, che La Legge della Notte scopre tutte le sue carte: ubriacandosi delle splendide immagini elaborate dal direttore della fotografia Robert Richardson (Hugo Cabret), il film si mostra splendido e offre una manciata di sparatorie violente e ben coreografate, che risultano però troppo diradate per dare una vera scossa a questo sonnacchioso dramma privo di senso dell’umorismo e vestito in abiti sartoriali da gangster movie.

Quando il tentativo di Joe di fuggire da Boston con la sua ragazza si conclude malamente, decide di stabilirsi nel cupo mondo sotterraneo della Florida, dove comincia a collaborare con un altro sapientone da quattro soldi (un baffuto Chris Messina, apparentemente scelto come spalla comica, ma che offre ben pochi momenti leggeri) e si trova una nuova amante mulatta (Zoe Saldana, che decide di stravedere per il tormentato antieroe proprio al momento giusto). Di fronte alla potenziale resistenza alla costruzione di un casinò, Joe comincia un rapporto passivo-aggressivo con il capo della polizia locale (Chris Cooper), la cui figlia, ‘rinata’ fervente cristiana (Elle Fanning), crea ulteriori problemi all’espansione dell’impero criminale che paga le bollette di Joe.

Alla fine, Joe si stanca di nuovo della sua carriera e trama per trovare un’altra via d’uscita.

l'odore della notteL’intero lungometraggio si dipana come una bella scrollata di spalle dei topoi del genere, scricchiolando insieme agli ingranaggi di una blanda sceneggiatura e alle prove attoriali senza brio. Affleck saccheggia cliché destra e manca e le svenevoli riprese del suo personaggio, mentre fa l’amore o guarda con brama il nulla, non fanno alcun favore al già estremamente sottile dramma. “Mi è stata data una vita sicura e l’ho vissuta,” annuncia la voce di Joe fuori campo, ma è difficile credergli sulla base della vacuità di questa trama.

La legge della notte ha comunque un paio di elementi luminosi, in particolare l’accuratezza per i costumi molto dettagliati del periodo – magnifica la direzione artistica, punteggiata da jazz morbido – e i saltuari regolamenti di conti. Uno stridente inseguimento nella prima parte regala una particolarmente emozionante sensazione di movimento, una rimembranza della capacità di Affleck di saper girare qualcosa di veloce e divertente, che tuttavia questa volta è stata di breve durata.

In definitiva, LLDN non suggerisce che il regista/attore abbia perso il suo tocco magico, quanto piuttosto che il suo tocco magico abbia dei limiti. Gravato da materiale derivativo, non è riuscito a trovare un nuovo approccio alla materia. E’ significativo che il prossimo progetto che lo avrebbe – almeno inizialmente – visto da entrambi i lati della macchina da presa sarebbe stato The Batman, ovvero il blockbuster a fumetti di un grosso studio che difficilmente si prenderà grossi rischi. Dopo questo passo falso – bocciatissimo anche dal pubblico negli Stati Uniti – Affleck non diventerà magicamente un bidone, ma converrà ricordarsi in futuro che lui è quel tipo di intrattenitore dalla mano affidabile capace di realizzare pellicole ugualmente intelligenti o da dimenticare a seconda di quanto l’impegno richiesto sia alla sua portata. Resta da vedere se LLDN resterà un’anomalia nel suo curriculum oppure un nuovo deplorevole capitolo in una carriera altrimenti fatta di scelte intelligenti.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di La legge della notte, nei cinema dal 2 marzo:

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[recensione] La legge della notte di Ben Affleck
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L'adattamento del romanzo di Dennis Lehane sull'era del Proibizionismo non offre nulla di nuovo per il genere e mette in luce i limiti del regista
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Il Cineocchio
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