20 febbraio 2017

[recensione] La marcia dei pinguini – Il richiamo di Luc Jacquet

Un documentario che integra il precedente con le innovazioni tecnologiche intervenute nella decade successiva e che in Italia ha la voce di Pif

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20 febbraio 2017
LA MARCIA DEI PINGUINI IL RICHIAMO

Calore al Polo Sud

Nel 2005, il primo, pionieristico documentario La marcia dei pinguini di Luc Jacquet fu un caso. Campione di incassi in tutto il mondo, vinse l’Oscar 2006 nella sua categoria. Il regista francese aveva vissuto interi mesi letteralmente ai confini del pianeta, in condizioni proibitive: la temperatura media del Polo Sud si aggira attorno ai meno quaranta. I frutti di tanto sacrificio furono copiosi e meritati. Immagini mozzafiato, luce, purezza, meditazione, scoperta di mondi sconosciuti. Undici anni dopo, giunge La marcia dei pinguini – Il richiamo. Sottotitolo decisamente evocativo: chi sarebbe tornato nel ventre di ghiacci perenni e in condizioni ambientali estreme se non un essere umano richiamato?

locandina La marcia dei pinguini - Il richiamoIn questi anni le tecnologie di ripresa si sono perfezionate, ma soprattutto è iniziata la diffusione dei droni. Quale occasione migliore allora per rivisitare il Pinguino imperatore, l’abitante per eccellenza del continente antartico? Specie dall’aspetto bellissimo, dalla socialità intensa e silenziosa, costantemente minacciata dai rigori del suo ambiente e dall’aumento delle temperature. Ancora una volta Jacquet documenta il percorso ancestrale e misterioso che ogni anno si svolge in quelle terre: da distanze lunghe centinaia di chilometri le colonie di pinguini percorrono in fila indiana il deserto artico e giungono nello stesso momento, nello stesso luogo, per riprodursi. Anche stavolta, la sensibilità paesaggistica e umana del regista trasuda da ogni inquadratura, di dettaglio o di insieme che sia. I tramonti accesi, l’immensità del bianco, dell’azzurro; le sinuosità e la tenerezza della danza d’amore dei pinguini. Si ritrova tutta la qualità della prima pellicola e anche la stessa “storia”. Allora perché rifare un altro film sullo stesso tema? E’ questo forse l’appunto che potrebbe essere rivolto al documentarista, ma la natura, seppur rituale, non ripete mai se stessa, e si rimane come ipnotizzati a guardarne lo scorrere. Per di più, grazie ai droni subacquei possiamo per la prima volta vedere cosa c’è sotto, tanto sotto, alla calotta: immagini prima precluse a noi umani. Di certo non variopinte come quelle della barriera corallina. Ma la sacralità e l’emozione della scoperta sono garantite.

Nell’edizione del 2005 in Italia la voce narrante era quella di un irriconoscibile Fiorello, bravissimo: dizione perfetta, timbrata, calore da raccontatore di favole. Stavolta il compito è stato affidato a un conterraneo di Rosario, Pif (Pierfrancesco Diliberto), fresco fresco di In guerra per amore. Questa scelta è l’unica nota dolente del film, per quanto ci riguarda. La parlata strascinata, che ricorda irrimediabilmente quella di Vincenzo Mollica, risulta a tratti pleonastica e poco gradevole. Forse è stata scelta per strizzare l’occhio ai bambini, ma non ve ne sarebbe stato proprio bisogno. Sarebbe bastata una minima attenzione alla dizione, minima: siamo pur sempre in presenza di un documentario. E il doppiaggio di Fiorello del 2005 dimostra che sarebbe stato possibile fondere calore e qualità del parlato.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di La marcia dei pinguini – Il richiamo, nei cinema dal 23 febbraio:

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[recensione] La marcia dei pinguini - Il richiamo di Luc Jacquet
Descrizione
Un documentario che integra il precedente con le innovazioni tecnologiche intervenute nella decade successiva e che in Italia ha la voce di Pif
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Il Cineocchio
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