1 febbraio 2017

[recensione] Le perle nascoste in Netflix: Rats di Morgan Spurlock

Il regista realizza un documentario ai limiti dell’horror, non adatto ai più impressionabili o a chi pensa che i topi siano bestioline innocue

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1 febbraio 2017
rats Morgan Spurlock

Morgan Spurlock è già riuscito ad allontanarci dal cibo in passato. La sua opera di debutto, il candidato all’Oscar Super Size Me (2004), potrebbe addirittura aver contribuito a rendere il mondo un posto migliore facendo si che McDonald’s togliesse dal mercato le opzioni extra-large dai suoi menù. Ora il regista è tornato con un nuovo documentario che farà sobbalzare in un altro modo i vostri stomaci: Rats. Quando deciderete di guardarlo evitate di tenere a portata di mano uno spuntino. Anzi, assicuratevi di non aver nemmeno cenato poco prima. Se i topi in sè non vi creano particolare nausee, saranno le larve, i vermi o altre parassiti mostrati, soprattutto durante le sequenze di dissezione. O vi verranno, dopo tutto quello che avrete scoperto riguardo la pericolosità sanitaria dei roditori, vedendo la gente in India che condivide il proprio pasto e le bevande con i ratti o alcuni avventori vietnamiti che ne gustano le prelibate carni in un ristorantino all’aperto dopo che un’amabile vecchietta ne ha cucinati alcuni dopo averli amorevolmente scuoiati e impastellati.

rats_locandina-spurlockForse questa premessa ha distolto la vostra attenzione dal film stesso, ma oltre ad essere tutto vero, nessuna sua parte è in alcun modo meno spaventosa di molte pellicole horror vere e proprie. Spurlock mira decisamente a proporre Rats come un film dell’orrore, tanto da includere un paio di abili salti sulla sedia e un narratore principale che di professione fa lo sterminatore a New York e che ricorda il classico personaggio inquietante foriero di sventura – che in un eventuale improbabile remake potrebbe benissimo essere interpretato da Tony Todd. C’è inoltre una grande attenzione per il sound design e la colonna sonora presenta gli echi più evidenti delle musiche di John Carpenter dal tema principale di Stranger Things. L’unico elemento mancante è probabilmente la morte di un essere umano. Senza contare che la chiusura non può non far pensare al quasi omonimo Rats – Notte di terrore di Bruno Mettei.

Al contrario, Rats esalta la vitalità umana. Come il miglior film di Spurlock fino a questo momento, Comic-Con Episode IV: A Fan’s Hope (2011), è una celebrazione delle passioni della gente. Solo che qui quelle passioni possono sembrare agli spettatori ancora più strane. C’è un ragazzo che ama chiaramente essere uno sterminatore. Ci sono scienziati nella New Orleans post Katrina che amano la ricerca e la catalogazione delle malattie di cui gli animali sono portatori. Ci sono cacciatori di topi nelle campagne inglesi che amano lanciare i loro cani terrier non all’inseguimento della volpi ma di topolini dei campi. E poi ci sono gli indù che fanno pellegrinaggio in un tempio e venerano i 35 mila topi che vi vivono, onorandoli come reincarnazioni dei loro antenati.

Inoltre, come in Comic-Con, questo è uno dei rari documentari in cui Spurlock non compare mai sullo schermo, che è essenziale per permettere di apprezzare i protagonisti piuttosto che l’impalcatura intorno a loro e senza il tramite del regista a veicolare quello che succede. Fortunatamente, pur ricordando spesso un ‘film di mezzanotte’, l’opera non esagera nel cercar di suscitare brividi quando gli esseri umani si trovano al centro della scena. Alcuni spettatori potrebbero trovare la demonizzazione degli animali problematica, più che con un normale film di finzione (pensiamo ad esempio a Willard), ma questa – e non si lesinano certo dettagli macabri – finisce più o meno per diventare una nota pro-ratto.

rats-spurlockParagonato ad altri recenti esempi di documentari dell’orrore, Rats è il più riuscito nella contaminazione col genere solo come espediente ben orchestrato e come veicolo per personaggi e storie interessanti. Non è così visceralmente efficace quanto The Nightmare di Rodney Ascher (2015), che è più memorabile per le sensazioni e gli incubi che evoca rispetto a qualsiasi delle informazioni date sulla paralisi del sonno o lo studio sulle persone che ne soffrono. Ognuno di questi film offre un diverso tipo di esperienza e lascia il pubblico con molti strascichi. È interessante notare però che Rats è per lo più indirizzato alla mente, ma interessa le viscere, mentre The Nightmare è in gran parte votato alle viscere, ma tormenta anche la mente.

Rats è un grande compagno per il film di Ascher, così come pure fa dimenticare The Blackout Experiments di Rich Fox, uscito all’inizio di quest’anno e completo fallimento che non mostra alcun rispetto per il soggetto, i suoi personaggi o i suoi spettatori. E per di più non è mai chiaro ciò che vuole davvero trasmettere, oltre che dare una vaga visibilità a un particolare tipo di intrattenimento. Ci sono personaggi convincenti, ma Fox li tiene a distanza, come creature strane, una cosa ben differente da come il film di Spurlock abbraccia i suoi soggetti. Opportunamente, The Blackout Experiments è una visione estenuante da portare a termine, e non in modo positivo.

Tutti questi documentari horror sono stati presentati in anteprima nei programmi di mezzanotte dei maggiori festival – Blackout e Nightmare al Sundance e Rats a Toronto, e se altri registi riusciranno a raggiungere risultati del calibro di Ascher e Spurlock aspettiamoci un futuro roseo per questo filone. I documentari di stampo orrorifico non ricevono ancora molta attenzione, ma qualcosa si sta muovendo, e non solo è interessante vedere tale innovazione all’interno del panorama cinematografico della non fiction, ma anche vedere come tale innovazione stia allargando il pubblico dei documentari.

Di seguito il trailer ufficiale di Rats:

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[recensione] Le perle nascoste in Netflix: Rats di Morgan Spurlock
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Il regista realizza un documentario ai limiti dell'horror, non adatto ai più impressionabili o a chi pensa che i topi siano bestioline innocue
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Il Cineocchio
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