The Movie Db
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31 ottobre 2017

[recensione] Mazinga Z Infinity di Junji Shimizu

Un film che celebra i 45 anni del robottone di Gō Nagai, fermissimo nella volontà di rimanere fedele a sé stesso e di non adeguarsi minimamente al cambiamento dei tempi

31 ottobre 2017

Non è vero che soltanto Hollywood è a corto di idee nuove, drenando ogni goccia di sangue dalle sue rape dalle uova d’oro del passato per rilanciare personaggi e titoli presi di peso dagli anni ’80 per cercare di racimolare dollari al botteghino e riportare in sala i nostalgici. Anche in Giappone, terra dove ogni anno escono centinaia di nuovi manga e anime, da tempo è in voga l’usanza di ripescare serie classiche e spararle in sala dopo aver loro rifatto un po’ il trucco, aggiornandole ai nostri giorni fatti di CGI e ricordi di quando si stava meglio. Senza scomodare le versioni live action (un vero e proprio fenomeno di massa, che ha coinvolto tra gli altri Death NoteFull Metal Alchemist, Le avventure di JoJo, Tokyo Ghoul, L’Attacco dei Giganti ecc. ecc.), o saghe infinite come Dragon Ball, Neon Genesis EvangelionOne Piece (avvezze ormai alle uscite al cinema), è successo ad esempio per I Cavalieri dello Zodiaco (il cui film è arrivato anche dalle nostre parti) e a Cyborg 009. Non poteva quindi che essere solo questione di giri di lancette prima che si andasse a toccare anche un vero e proprio monumento nazionale, quel Mazinger Z uscito nel 1972 dalla fervida mente di Gō Nagai, primo robottone pilotato da un essere umano nella storia dei manga e del’animazione giapponese. Per il 45° anniversario della sua venuta sui nostri piccoli schermi televisivi è stato quindi approntato Mazinga Z Infinity (Gekijōban Mazinger Z – Infinity), lungometraggio per il cinema diretto da Junji Shimizu (One Piece: Il miracolo dei ciliegi) con l’assistenza di Yō Nakano e prodotto dalla storica Toei Animation.

MAZINGA_Z posterTutti ricordano il Dottor Inferno, lo scienziato pazzo dai baffoni bianchi e la pelle viola che aveva cercato di conquistare il mondo con l’aiuto dei suoi mostri meccanici. Mazinga Z e il suo pilota Koji Kabuto, insieme ai colleghi dell’Istituto di Ricerca di Energia Fotonica, lo avevano affrontato coraggiosamente, sventando la catastrofe e garantendo la pace nel mondo. Sono trascorsi 10 anni dalla battaglia e Koji Kabuto, svestiti i panni dell’eroe ha iniziato a lavorare come ricercatore. Un giorno, mentre sta effettuando degli scavi sul Monte Fuji, emergono delle gigantesche e misteriose rovine di quello che sembra un robot dormiente, l’Infinity. Quasi simultaneamente, le preziose centrali di energia fotonica di tutto il mondo vengono attaccate dal redivivo Dottor Inferno, sopravvissuto inspiegabilmente e pronto a prendersi la rivincita. Ancora una volta, l’umanità si trova di fronte a una gravissima minaccia, che rischia di cancellarla completamente dal pianeta. Tocca quindi a Koji Kabuto prendere la difficile decisione se “diventare un dio o un demone” e gettarsi a testa bassa contro il nemico al grido di Mazin, go!

Da dove partire per provare a parlare di un’operazione commerciale celebrativa che deve per forza di cose (?) rimanere in equilibrio tra la doverosa lettera d’amore verso gli amatissimi da intere generazioni manga e cartone animato e il tentativo di rilanciare il brand per provare ad adescare di nuove? Forse cominciando a dire che molto probabilmente Infinity non riuscirà a stuzzicare l’appetito dei bambini del 2017 e finirà per colpire davvero solo i più oltranzisti. Se infatti sul piano tecnico l’animazione tradizionale e la CGI riescono a infondere a Mazinga Z Infinity un aspetto e una fluidità tutto sommato soddisfacenti, regalandoci robottoni modernizzati ma non stravolti, allo stesso tempo il disegno al computer depaupera le immagini di quell’aspetto artigianale e caldo tipici della serie. Se questo potrebbe essere per alcuni un aspetto non secondario, Shimizu e lo sceneggiatore Takahiro Ozawa hanno provato però a infondere spessore al film cercando di riempire gli spazi tra un combattimento e l’altro di risvolti politici, di ecologia e di elementi da coming of age. Ligia al suo obiettivo, la trama non risparmia i ritorni di nessuno degli eroi o dei cattivi del passato, coi secondi sempre testardi e monodimensionali e i primi alle prese con i dolori dell’età adulta e dalle difficili decisioni che questa comporta. Se Tetsuya, piuttosto defilato nell’intreccio, ha abbracciato l’idea della paternità, Koji al contrario è un novello Peter Pan, incapace di crescere e aprire il suo cuore a Sayaka, figlia del Primo Ministro giapponese e capo del nuovo Istituto di Ricerca di Energia Fotonica. Non aspettatevi nulla di particolarmente complesso, i battibecchi e le frecciatine tra i due sono talmente superficiali da fare tenerezza, così come la prevedibilissima presa di consapevolezza del protagonista.

dott inferno mazingaLa sensazione di essere fuori tempo massimo, congelati nelle ingenue dinamiche seriali per bambini degli anni ’70 è un po’ il grande difetto – o pregio … – che ammanta la pellicola. I 95 minuti di Infinity non sono altro che una sintesi dei topoi classici dei cartoon dei robottoni: proclami pacifisti e retorici spiccioli e nessuna sfumatura nei caratteri (c’è il Bene e c’è il Male, stop), che vengono stavolta affiancati da una critica appena accennata alla scarsa collaborazione dei governanti (Shin Godzilla avrebbe potuto insegnare qualcosa in merito) e al pericolo del ripetersi della Storia, il tutto innaffiato di terminologie pseudoscientifiche come ‘spazio sostanziale’, ‘dimensioni contigue’ e ‘multiverso’ che nemmeno il Christopher Nolan più fervido, inutilmente arzigogolate e stridenti con la linearità del contesto. Ma forse basta sentir urlare ‘lame croci del sud’, ‘scure atomica’ o ‘raggio termico’ per chiudere gli occhi e tornare bambini. Chissà. E ben presto si scopre che anche LISA, l’androide femmina ritrovato dentro alle rovine di Infinity e chiave della sua attivazione, potenziale personaggio interessantissimo e sfaccettato per la sua stessa natura, ricorda invece moltissimo la Rei Ayanami di Evangelion soltanto nel character design, non certo per la profondità. Così come pure il filosofeggiante piano del Dott. Inferno resta solo abbozzato nelle discrete potenzialità dell’intuizione. Insomma, Mazinga Z Infinity resta fedelissimo a sé stesso e gioca la carta della prevedibilità. Prendere o lasciare. Non importa se negli ultimi 45 anni l’animazione si sia evoluta, stratificata e abbia virato verso tematiche adulte e complesse.

lisa mazinga infinityA conferma, nell’opera di Shimizu ritroviamo anche la medesima ironia e comicità infantile dell’originale, affidata quasi esclusivamente al terzetto composto da Boss, Mucha e Nuke (e il loro Boss Robot ovviamente), al cui fianco troviamo questa volta anche le procaci Mazin-Girls, un quartetto di idol tettone e seminude che alleggeriscono ulteriormente la già non certo pesante aria della narrazione entrando in scena decantando le lodi di Mazinga. Per chi si stia domandando dei combattimenti tra robottoni, naturalmente non mancano. Sulle note del principale brano della colonna sonora, li troviamo più o meno sparsi nel corso di tutta la durata, ma i principali sono chiaramente in apertura e in chiusura. Anche in questo campo, nulla di particolarmente innovativo, nè per epicità, nè per drammaticità. Sapendo fin troppo bene come finirà il film, Mazinga Z incassa qualche colpo prima di sterminare senza grossi sforzi le centinaia di mecha nemici che gli si parano davanti, sfoderando in rapida e stordente sequenza tutto il campionario di colpi, quasi a doverli per forza usare tutti pena lo scontento di qualche spettatore esigente.

In definitiva, quella di Shimizu è puramente l’occasione per ricordare l’importanza di Gō Nagai nel panorama mondiale dell’animazione, ma non certo un film capace di rilanciare – se questa voleva essere l’idea – un franchise che ha fatto il suo tempo. Attirerà quasi esclusivamente chi negli anni ’80 era un ragazzino e oggi ha ancora voglia di riprovare in qualche modo le sensazioni assaporate all’epoca, tutti gli altri possono tranquillamente astenersi.

Di seguito trovate il trailer italiano di Mazinga Z Infinity, nei cinema dal 31 ottobre:

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[recensione] Mazinga Z Infinity di Junji Shimizu
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[recensione] Mazinga Z Infinity di Junji Shimizu
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Un film che celebra i 45 anni del robottone di Gō Nagai, fermissimo nella volontà di rimanere fedele a sé stesso e di non adeguarsi minimamente al cambiamento dei tempi
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Il Cineocchio
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