7 agosto 2017

[recensione] Message from the King di Fabrice du Welz

Chadwick Boseman è l’implacabile protagonista del revenge thriller del regista belga, non molto originale ma efficace, distribuito da Netflix

FacebookTwitterPocketInstapaperEmailPrint
7 agosto 2017
Message from the King boseman

La prima cosa che viene in mente alla fine di Message from the King non è tanto che il nuovo revenge movie  – nonchè primo film americano – di Fabrice Du Welz (Calvaire) sia approdato direttamente nel catalogo di Netflix Italia (cosa che ha già quasi del miracoloso, considerando che l’ultimo suo lavoro, Alleluia del 2014, non si è visto nemmeno in homevideo dalle nostre parti …), quanto che nel 2017, un lungometraggio comunque costato 10 milioni di dollari – e tra l’altro presentato all’ultimo TIFF -, che vanta nel cast nomi del calibro del prossimo Black Panther Chadwick Boseman (tra i produttori escutivi), Luke Evans (Dracula Untold), Alfred Molina (Spider-Man 2) e Teresa Palmer (Lights Out) non sia nemmeno degno di un’uscita cinematografica estiva. Un’idea comunque ce l’eravamo fatta lo scorso aprile, quando abbiamo incontrato il regista belga (l’intervista esclusiva).

Message from the King posterIn ogni caso, negli ultimi tempi la Città degli Angeli ha assunto sempre più i connotati della Città dei Demoni sul grande schermo. Con questo film, che ci conduce in una Los Angeles cupa, pericolosa e illuminata dai neon dal direttore della fotografia Monica Lenczewska (Diffret), abitata da disperati e criminali, l’ultima fatica di du Welz segue le tracce lasciate da Drive di N. W. Refn, anche se, in fin dei conti, MFTK vuole più che altro essere un omaggio semplice e diretto ai thriller di vendetta degli anni ’80, mescolando elementi da neo-noir con sequenze d’azione minimaliste per un risultato schietto in cui non bisogna ricercare troppa coerenza.

Quando MFTK inizia, non viene fornita alcuna reale introduzione al protagonista. Misterioso, silenzioso e attento, Jacob King (Boseman) arriva a LA dal Sudafrica – dove vive – come quasi chiunque altro, alla ricerca di qualcosa. Eppure, a differenza di molti giovani impazienti che battono le strade della metropoli californiana in cerca di fama e fortuna, l’uomo è soltanto in cerca della sua giovane e bella sorella Bianca (Sibongile Mlambo), che, appunto, era giunta lì qualche tempo prima inseguendo il sogno. Purtroppo, la ragazza ha attirato le persone sbagliate e per farla breve, una scelta avventata l’ha portata sul tavolo di un obitorio, uccisa dopo essere stata brutalmente torturata per qualche ragione. Jacob, scosso e arrabbiato, raccoglie i primi dettagli dalla vicina di casa Trish (Natalie Martinez), dando il via a un’indagine molto personale che lo spinge nel sottobosco criminale di LA in cerca di vendetta.

Innanzitutto, Message from the King permette a Boseman di esprimere il suo talento anche al di fuori di film commerciali come quelli della Marvel. Oltre a far pratica con l’accento sudafricano (ha usato lo stesso insegnante che lo ha aiutato per Black Panther), il quarantenne decide qui di adottare uno stile alla Clint Eastwood per il suo anti-eroe, uno sconosciuto che viene da lontano per riportare ordine e giustizia nella cittadina corrotta e in mano ai malviventi, spazzano via tutto e chiunque trovi sul suo cammino. Come anticipato, du Welz gli costruisce intorno una squadra di attori di contorno validi e credibili, a cominciare dalla Palmer – dalla bravura ormai conclamata e dalla bellezza dolente – nei panni dell’affettuosa e tribolata madre single e compagna di motel Kelly, al mellifluo e subdolo Evans, il dentista dei VIP Dott. Wentworth, , fino a un piccolo ruolo da spacciatore per Tom Felton (Harry Potter) e alla garanzia Molina, qui un ricchissimo produttore cinematografico di Holywood circondato da tirapiedi effeminati.

Message from the King molina evansTra gli elementi più affascinanti di questo longevo sottogenere, c’è quello di capire quale sarà l’arma scelta dal protagonista per compiere il regolamento dei conti. Il regista, insieme agli sceneggiatori Stephen Cornwall e Oliver Butcher, stabilisce che per Mr. King questa non sia nient’altro che una catena da bicicletta (si intravede anche nella locandina). Già, quelle che sporcano le mani quando le devi rimettere dopo che sono cadute cambiando una marcia. Il Re – col doppiaggio italiano si perde ovviamente il doppiosenso originale del suo cognome, e del titolo – varca le soglie dei covi dei cattivi con nient’altro che una catena avvolta intorno alla mano, affrontando di volta in volta ceffi armati di coltelli, fucili e mazze da baseball, senza timore di rimanere ferito, ma molto sicuro di sé. Uno dei villain più memorabili del film, Zico (Lucan Melkonian), che, dopo un primo incontro ravvicinato con King, va dal Dott. Wentworth per una chirurgia ricostruttiva della mascella, rimediando una maschera facciale trasparente che rende le sequenze di lotta successive ancora più coreografiche e spaventose.

Arrivati a questo punto, MFTK non può che riportare alla mente somiglianze molto più che vaghe con il Drive di N. W. Refn. Sopratutto, se per entrambi i protagonisti vengono fornite pochissime informazioni di background, diventa presto chiaro che in definitiva è ancora una volta l’amore ad essere la più grande motivazione dietro alla vendetta.

Message from the King palmerMentre King si avvicina al termine del suo compito, il tono del film si fa molto scettico, col pubblico che probabilmente si starà interrogando già da un po’ di tempo sulla sua perizia nelle indagini e sulle sue capacità nei corpo a corpo e addirittura nel maneggiare esplosivi, specie dopo che agli agenti della dogana americana all’inizio aveva dichiarato di essere un semplice tassista in visita. Senza spoilerare nulla, diciamo che du Welz alla fine spiega tutto, dando un senso accettabile a tutta la vicenda, a patto che si sia disposti a lasciare da parte l’assoluta verosimiglianza di quanto avvenuto e si sorvoli su dialoghi stucchevoli come quello in cui Kelly parla di una Los Angeles che quando piove è come un pezzo di cartone marcio, ma che è capace di ridare ottimismo e ispirazione alle gente che la abita quando il sole torna a splendere.

In conclusione, se MFTK non è un’opera perfetta o particolarmente originale, ma i suoi personaggi sono – nei limiti – interessanti e soprattutto interpretati senza cadute di stile. Alcuni di loro sono in cerca di ricchezza, altri del potere, mentre Jacob e Kelly vogliono solamente giustizia e una vita semplice e onesta, come nei migliori sogni hollywoodiani.

Di seguito il trailer originale di Message from the King:

Articolo
Titolo
[recensione] Message from the King di Fabrice du Welz
Descrizione
Chadwick Boseman è l'implacabile protagonista del revenge thriller del regista belga, non molto originale ma efficace, distribuito da Netflix
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher

Articoli correlati

Inserisci un commento