5 dicembre 2016

[recensione] Morgan di Luke Scott

Il figlio del noto Ridley debutta con un’opera sci-fi derivativa che viene salvata in parte dalla magnetica Anya Taylor-Joy

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5 dicembre 2016
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I film spesso impartiscono importanti lezioni di vita sotto le spoglie di intrattenimento. Ad esempio, grazie a La Mano di Oliver Stone, chissà quanti ragazzini hanno imparato a non mettere mai fuori dal finestrino di una macchina in movimento la propria mano per paura che potesse venire staccata di netto.

Ma una delle regole cinematografiche basiche, soprattutto in campo horror e sci-fi, che vanno da Frankenstein del 1931 al recente Ex Machina, è questa: non farsi tentare dal giocare a fare Dio e creare un essere artificiale simile a un essere umano. I risultati di tale tracotanza quasi mai sono buoni. Continuate a confabulare con amici immaginari se proprio dovete, anche se pure in questi casi ci si può sbagliare a volta (vedere Va all’inferno Fred ).

morganposterIn ogni caso, al coro di superbi scienziati che nel corso degli anni hanno esclamato la loro versione del ‘E’ vivo!’ si aggiunge ora Morgan. Questo thriller fantascientifico, che intende mettere in guardia circa i pericoli della bioingegneria, si pone anche come una sorta di passaggio del testimone tra due registi che condividono lo stesso DNA, ovvero Luke Scott, che fa il suo debutto dietro la macchina da presa, e il padre Ridley, che agisce come produttore. Piuttosto chiaramente, questo figlio, che ha diretto la seconda unità sui set di Sopravvissuto – The Martian e Exodus: Dei e Re, ha prestato attenzione alla produzione del suo vecchio nel corso degli anni, dato che Morgan è disseminato di evidenti richiami.

Il citazionismo della filmografia paterna ha però un senso che va oltre la reverenza, viste alcune sostanziali affinità: dal momento che Alien rimane uno degli esempi più influenti della fantascienza orrorifica mai realizzati ed è anche dotato di un ambiguo falso essere umano nella forma dell’androide Ash interpretato da Ian Holm. Inoltre, Morgan si conclude con un faccia a faccia molto fisico tra due figure femminili molto forti, non dissimile da quello portato in scena dalla Ripley di Sigourney Weaver e la Regina aliena; e in più vanta un cast lodevolmente diverso, più vicino a produzioni firmate Scott senior come The Martian e la serie TV The Good Wife.

A volte tuttavia tale familiarità nella formula si dimostra uno svantaggio in un genere che viene spinto in gran parte da sviluppi della trama destinati a sorprendere il pubblico. Per esempio, nel momento stesso in cui vediamo per la prima volta il volto determinato della risk-manager Lee Weathers (Kate Mara) mentre guida lungo una strada sterrata verso una remota struttura immersa nei boschi, capiamo che lei non è ovviamente un soggetto con cui scherzare o da prendere alla leggera .

Forse troppo, ovviamente.

La Compagnia, come apprendiamo, l’ha inviata per valutare le circostanze che hanno portato a un attacco orribilmente violento di Morgan, un essere artificiale sotto le spoglie di un’adolescente trovatella e diafana, nei confronti di uno dei suoi custodi, la psichiatra comportamentale Kathy (Jennifer Jason Leigh, con un occhio coperto da una benda insanguinata). Proprio come una detective, Lee incontra e valuta gli altri sette membri di questo collettivo di tipo familiare responsabili della “nascita” di Morgan cinque anni prima e per monitorare la sua rapida crescita. L’affiatato team tratta Morgan – che continua a evolversi sia fisicamente che mentalmente – come se fossero tutti orgogliosi genitori, godendosi i successi del loro bambino magico, piuttosto che come osservatori oggettivi di una creatura sconosciuta e potenzialmente pericolosa.

morgan-anya-film-luke-scottAddirittura Kathy si prende la colpa di aver sconvolto questo essere sperimentale amante della natura, dal momento che aveva detto a Morgan che era stata confinata in punizione dentro il bunker a vetri che è la stanza in cui vive. Lee tratta questo argomento senza mezzi termini: “Lei è un ‘it’ (il neutro si perde ovviamente nella traduzione italiana …) e ‘it’ non ha diritti.”

Anche prima che Lee parli al resto degli emotivi tutori di Morgan – lo scienziato in carica (Toby Jones), un medico che Morgan chiama “madre” (Michelle Yeoh), una psicoanalista dal cuore tenero (Rose Leslie), che ha introdotto Morgan ai grandi spazi aperti, il cuoco della base (Boyd Holbrook) e altri tre membri dello staff – la ragazza sembra pronta a staccare la spina a Morgan. E dopo averla incontrata faccia a faccia attraverso il vetro di protezione non cambia idea.

Quando arriva uno strizzacervelli esterno chiedendo di entrare nella stanza di Morgan, senza protezioni, per meglio determinare se funzioni correttamente, molto lascia presagire che la sessione non finisca meglio dell’ultima volta e  Morgan comincia subito a schernire per la sua infelice vita personale l’uomo. Questi è interpretato da Paul Giamatti, ormai specializzato in ruoli che gettano benzina sul fuoco, ergo la sua presenza è come lanciare un candelotto di dinamite acceso in un edificio già avvolto dalle fiamme.

Si può capire che Morgan perderà la testa scatenando l’agghiacciante caos chiazzato di sangue che segue già prima di arrivare a metà del film, intuendone così anche il risultato finale e la presunta grande rivelazione, che ovviamente non può mancare. Questo non è certo necessariamente colpa dei protagonisti: ci troviamo di fronte a talenti rispettabilissimi qui. Solamente abbiamo già visto qualcosa di molto simile in svariate occasioni già in passato.

morgan-anya-film-luke-scottQuello che funziona bene è Morgan stessa, o meglio, stesso. Se andate oltre il lucente pallore del suo viso e lo scontato macabro rossetto (o violetto …) sulle labbra, Anya Taylor-Joy – la star del veramente disturbante The Witch di qualche mese fa – imbeve il suo personaggio di un’intrigante aura da nuovo arrivato, di un modello discorsivo calmo eppur inquietante e di una tendenza a esplodere in una terrificante furia in pochi secondi e in modo esemplare. Aggiungeteci poi gli alieni occhi da rettili che scrutano in profondità la psiche di coloro che osano confrontarsi con lei. In sostanza, se vi piacerà Morgan, sarà probabilmente merito della Taylor-Joy.

Curiosità. Per qualche motivo, Luke Scott indugia a lungo sulla targa di New York della macchina di Lee quando la ragazza sta arrivando nella struttura a inizio film. Forse è per indurre lo spettatore a pensare che ci si trovi da qualche parte ai confini con il Canada, ma si tradisce, perchè inquadra a un certo punto Blarney, in Irlanda del Nord (dove Morgan è stato in effetti girato).

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[recensione] Morgan di Luke Scott
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Il figlio del noto Ridley debutta con un'opera sci-fi derivativa che viene salvata in parte dalla magnetica Anya Taylor-Joy
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