27 novembre 2016

[recensione] Oceania di John Musker e Ron Clements

Disney fa dei passi avanti rispetto alle ultime produzioni, dimenticando le principesse e concentrandosi sulla crescita e la maturazione della sua giovane protagonista, nel rispetto delle altre culture

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27 novembre 2016
oceania disney

Negli anni, i film d’animazione della Disney hanno talvolta giocato col fuoco dell’insensibilità culturale, dai gatti “siamesi” di Lilli e il Vagabondo agli stereotipi mediorientali di Aladdin. Gli stessi registi della pellicola del 1992, Ron Clements e John Musker, sono tornati ora a lavorare insieme per Oceania (o Moana, titolo originario frettolosamente obliato per evitare risultati imbarazzanti nelle ricerche su Google da parte del pubblico italiano), la storia di una ragazzina polinesiana che naviga i mari più profondi e inesplorati per salvare il (suo) mondo. Ma il film può contare su altri due co-registi, Don Hall e Chris Williams, nel cui curriculum figura anche Big Hero 6, suggerendo una fusione tra passato e presente della Disney.

oceania-locandina-disneyVisivamente abbagliante e carico di fascino, nel film è anche palese la ricerca di sensibilità culturale: presenta canzoni memorabili di Lin-Manuel Miranda e una colonna sonora mistica realizzata dal compositore samoano Opetaia Tavia Foa’i, oltre ad essere stato co-sceneggiato argutamente dal Kiwi Taika Waititi, con l’effetto di produrre un risultato finale allo stesso tempo ‘vecchia scuola’ e moderno.

Ambientato – almeno inizialmente – sulla vivace isola di Motunui, Oceania racconta la storia di Vaiana (l’esordiente Auli’i Cravalho, doppiata da Chiara Grispo), nata in una comunità isolata e autosufficiente convinta che non riuscirà mai ad avventurarsi al di là della barriera corallina. Cresciuta, scopre il passato marinaro del suo popolo, e la sua malata nonnina (Rachel House / Angela Finocchiaro) le rivela che l’Oceano ha scelto proprio lei per controllare le sue onde.

Questi poteri accendono la sua vena eroica quando le risorse dell’isola si prosciugano improvvisamente, presumibilmente a causa di un malvagio demone di lava – Te Ká – che aspetta in agguato a largo. Mentre i genitori di Vaiana non credono ai racconti mitici, la ragazzina prende l’iniziativa per rintracciare il fantomatico semidio Maui (Dwayne ‘The Rock’ Johnson / Sergio Sylvestre), che deve recuperare il suo amo da pesca magico gigante per sconfiggere la creatura che sta prosciugando la vita nell’oceano (il messaggio eco-friendly non fa mai male) e rimettere al suo posto il leggendario cuore di Te Fiti, che riporterà l’ordine.

La saga di Vaiana e del narcisista e riluttante Maui – essenzialmente una versione aggiornata del Genio di Aladdin (sono disegnati entrambi da Eric Goldberg) – non prende alcuna svolta inattesa, e i particolari della loro avventura potrebbero essere facilmente applicati a moltissimi altri racconti animati per famiglie. In ogni caso, si tratta di una realizzazione particolarmente spumeggiante di quella formula, ambientata in un mondo ricco di colori sfavillanti, espressioni dettagliate e canzoni vivaci, che ruotano attorno alla missione della ferocemente individualista giovane donna.

Disney-Moana oceania“Ogni strada riporta al luogo che conoscevo,” canta la Vaiana più piccola, mentre cresce frustrata dalle limitazioni dell’utopia che la circonda sognando di esplorare le onde. Quando il sogno diventa realtà, però, la concretezza dei miti che ha sentito da bambina si scontra con la prova dei fatti: quando rintraccia Maui su un’isola remota, questi, piuttosto che mettere semplicemente a disposizione il suo eroismo, prova a scuoterla. La sua canzone principale, introduce in modo esilarante al suo carattere da macho autocompiaciuto.

Se le primissime critiche al film erano state indirizzate al fisico di Maui, che suggerirebbe uno stereotipo di uomo sovrappeso, fa sorridere che invece ci si trovi davanti a un personaggio sempliciotto, coperto di tatuaggi viventi 2-D che rimbalzano all’occasione intorno ai suoi pettorali. Il suo aspetto incarna la fantasia di un eroe invincibile, che a poco a poco viene sbugiardato appena Vaiana comincia a rendersi conto di non poter fare affidamento esclusivamente su di lui per portare a termine la missione.

Purtroppo, Maui diventa il problema principale di Oceania per altri motivi. Teoricamente principale fonte di comicità dei 100′ di visione, la sua entrata in scena segna un cambiamento di tono brusco dalla vivace qualità fiabesca del primo atto verso una consapevolezza di sé sfacciata e ammiccante (quando il semidio vede per la prima volta Vaiana, usa il becco del suo galletto non proprio intelligentissimo HeiHei per incidere una remo con il suo nome affermando: “Quando usi un uccello si chiama tweet…”). Altrove, Vaiana inciampa su idee solo abbozzate, forse a causa dell’elevato numero di persone coinvolte nella sua regia. Un’onda antropomorfizzata, che vuole rappresentare l’intelligenza del Mare, interagisce con Vaiana come una sorta di sotto-sviluppato personaggio di supporto alla ricerca di un’identità precisa. Con il corpulento Maui e tutto l’oceano al suo fianco, la posta in gioco del viaggio della figlia del capo-villaggio manca poi di qualsiasi vero senso del pericolo (i piccoli e agguerritissimi Kakamora sono poco più di un breve intermezzo). E se lo scontro decisivo offre molti e allarmanti fuochi d’artificio, questo arriva con un senso di inevitabilità che viene solo leggermente mitigato dalle lussureggianti immagini del finale.

OCEANIAOceania potrà non essere la più innovativa delle storie, ma può comunque contare su personaggi di contorno intelligenti e che si reggono in piedi da soli, dall’esilarante già citato pollo che rimane al fianco di Vaiana per tutto il tempo a Tamatoa, fiammeggiante granchio di 15 metri (Jemaine Clement / Raphael Gualazzi) che immagazzina gioielli e altri tesori dell’oceano sul dorso e canta una melodia jazz di sé che scatena una battaglia. Nel pantheon delle grandi odissee animate in cui dei bambini si avventurano in terre inesplorate e potenzialmente pericolose – da James e la Pesca Gigante al recente Kubo e la Spada Magica – Oceania non alza l’asticella, ma è così ansioso di toccare le giuste corde che riesce comunque a offrire molte colorate e allettanti possibilità che quanto meno riescono a raggiungerla.

Naturalmente, questa è la versione made in Disney di una vecchia routine, il che significa che gran parte della trama va sul sicuro. Non importa la sua sorprendente raffinatezza visiva, o la perfezione del lavoro fatto nell’animare l’Oceano, nulla in Oceania raggiunge il livello di un La Tartaruga Rossa, altra avventura vista quest’anno con un’isola e il mare al centro della narrazione (QUI la nostra recensione). La pellicola senza dialoghi diretta dall’esordiente regista olandese Michaël Dudok de Wit, in cui un naufrago contempla l’intero ciclo della vita in un contesto decisamente spirituale, approfondisce idee profonde accessibili a tutte le età con uno spessore che raramente emerge in quanto realizzato in casa Disney. Piuttosto, Oceania riesce ad ergersi sopra la media delle ultime produzioni dello studio americano, pur rimanendo in sicurezza entro i margini, e in quel contesto è una gradita sorpresa.

Infine, per chi se lo chiedesse (pochissimi probabilmente), il film di Clements e Musker non presenta alcuna somiglianza con il documentario muto del 1926 diretto dal pioniere Robert J. Flaherty pochi anni dopo il famoso Nanuk l’esquimese. Nel suo L’ultimo Eden (che in originale si chiama proprio Moana), il regista metteva in scena antichi rituali polinesiani come se si stessero verificando ai giorni nostri; nonostante la lirica bellezza dell’opera, questa soffriva del ‘corrotto’ sguardo occidentale. Oceania fa invece gli straordinari per mantenere questa forza dannosa al di fuori del quadro, e così come la sua giovane testarda eroina, Disney mette in mostra segni evidenti di crescita.

Ah, rimanete fino alla fine dei titoli di coda, c’è una breve sequenza aggiuntiva che omaggia un certo film marino del 1989…

QUI trovate anche la nostra intervista alla produttrice Osnat Shurer, che ci ha raccontato numerose curiosità sulla lavorazione e sull’attenzione filologica del film verso le tradizioni e la cultura delle Isole del Pacifico.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Oceania, nei cinema dal 22 dicembre:

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[recensione] Oceania di John Musker e Ron Clements
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Disney fa dei passi avanti rispetto alle ultime produzioni, dimenticando le principesse e concentrandosi sulla crescita e la maturazione della sua giovane protagonista, nel rispetto delle altre culture
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Il Cineocchio
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