26 giugno 2017

[recensione] Okja di Bong Joon-ho

Un racconto di formazione classico, condito da una critica meno feroce di quello che avrebbe potuto essere

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26 giugno 2017
okja netflix

Sarebbe molto semplice parlare bene di Okja, seconda prova in lingua inglese (almeno per la gran parte) di Bong Joon-ho dopo Snowpiercer del 2013. Produce Netflix, anche se la confezione sembra presa in prestito dalla Disney. Da un lato abbiamo i protagonisti, un bambina orfana, paffutella e determinata – Mija (Ahn Seo-hyun) – che sembra uscita da un film di Hayao Miyazaki e una creatura geneticamente modificata tondeggiante, indifesa e senziente, studiata nei dettagli dal premio Oscar Erik-Jan De Boer (Vita di Pi) e dal visual artist Hee Chul Jang per fare breccia nel cuore di grandi e piccini, che condividono un rapporto che non può che riportare alla mente quello di Homer Simpson con la sua aragosta Pizzicottina, dall’altra i cattivi, praticamente delle caricature da fumetto, votati al dio denaro e senza sentimenti, pronti alle peggiori azioni in nome del profitto. Elementi sufficienti a convincere i più piccoli, gli amanti degli animali, gli amanti di Netflix, gli amanti della Disney e i vegetariani e/o vegani ad adorarlo senza se e senza ma. Quindi chi rientra in una – o più d’una – delle suddette categorie può pure fermarsi qui e godersi il film. Per gli altri l’analisi prosegue dopo una rapida sinossi.

okja posterL’americana (giusto sottolinearlo per via dell’accento, che ovviamente si perderà nel doppiaggio, facendo perdere di forza la scelta di questa caratteristica) Lucy Mirando (Tilda Swinton, di nuovo al lavoro col regista coreano e tra i produttori della pellicola), è il nuovo infantile amministratore delegato di una grande azienda multinazionale agrochimica ed è intenzionata ad espiare i crimini passati abbracciando progressisti valori ecologici. La ‘Mirando’ intende allevare un super-maiale creato in laboratorio in grado di sfamare il mondo, generando un minimo impatto sull’ambiente. Ventisei delle miracolose bestiole (che piccole ricordano molto da vicino la versione rosea dell’ippopotamo Pippo della pubblicità storica dei pannolini Pampers) vengono affidate per 10 anni ad altrettanti contadini sparsi in giro per il mondo e in Corea del Sud, un esemplare femmina, ribattezzato Okja, diventa l’inseparabile compagna della piccola Mija. Quando la società annuncia però un grande concorso per eleggere l’animale migliore, con il vincitore che verrà portato in trionfo a New York, inizia un incredibile viaggio in cui Mija farà di tutto per riavere con sé la sua ormai gigantesca amica e salvarla da un crudele destino, aiutata da piccolo gruppo di pacifici attivisti appartenenti al Fronte di Liberazione degli Animali guidato dall’idealista Jay (Paul Dano) .

Nei suoi 120′ di lunghezza, questo coming of age è assolutamente lineare e classico, ma alla fine sorprendentemente coerente con il meccanismo che intende apparentemente mettere sotto accusa (esplicativo in tal senso è il faccia a faccia finale tra Mija e la Mirando ‘bis’). Potrebbe addirittura risultare controverso e ipocrita il suo messaggio, non solo perchè Bong ha apertamente dichiarato che, dopo essere diventato vegano in seguito alla visita a un mattatoio durante la fase di scrittura, ci ha messo addirittura un paio di mesi a tornare ad essere carnivoro, visto che in fondo ‘la Corea è la patria del BBQ’ e quindi non si può non cibarsi di carne (anche di cane …), ma anche perchè alla protagonista – al contrario della banda di raffazzonatissimi animalisti – interessa salvare e riportare a casa, a qualsiasi prezzo (una parola mai così significativa …), esclusivamente il suo pesantissimo amico e non diventare un qualche simbolo della lotta per i diritti di queste bestie (chiaramente ‘sostituti’ fantasy delle mucche), allevate in modo disumano per diventare il cibo consumato quotidianamente nelle case di ogni paese del mondo.

okja netflix filmPremesso questo, la prima ora di Okja ricorda E.T. l’extra-terrestre o il più recente Il Drago Invisibile (o comunque a qualsiasi altro film con piccoli protagonisti che stringono amicizia con creature strane ma amabili), che culmina nella miglior scena d’azione del film, una serrata scorribanda per le strade di Seul sulle note di Annie’s Song di John Denver. Come vagamente anticipato, chiunque abbia familiarità con la produzione precedente di Bong (da The Host del 2006 al già citato Snowpiercer) si aspetta giustamente qualcosa di più profondo rispetto alla patina superficiale da film per famiglie e Okja prova infatti a funzionare sia come action comedy che come allegoria critica dell’etica aziendale/capitalista (coreana o statunitense poco importa). All’interno del disordinato schema morale della pellicola, trovano quindi posto allo stesso modo sia la critica verso lo sfruttamento degli animali per il mero profitto, che al lavoro di marketing e PR sull’immagine di una multinazionale per gettare fumo negli occhi dei milioni di consumatori, ora più consapevoli e attenti di un tempo. Soltanto l’affetto innocente e totale della para-adolescente Mija per Okja viene descritto come puro e sincero (nemmeno il nonnino viene risparmiato), il che rende la loro climatica riunione all’interno di un macello imbrattato di sangue ulteriormente simbolica e angosciante. Se la performance di Ahn Seo-hyun è inevitabilmente simpatetica in tutte le sue sfumature, il rapporto con il super-suino, su cui sembrerebbe esclusivamente imperniato il film – che gli dona anche un umorismo ai limiti del cartoonesco e palesemente indirizzato verso gli spettatori più piccoli -, viene annacquato dai messaggi e dai dialoghi più adulti di Bong, che finiscono per non armonizzarsi mai, in un continuo cambio di tono che denota probabilmente la difficoltà di adattare una storia scritta dal regista poi rielaborata per lo schermo dallo sceneggiatore britannico Jon Ronson (Frank, L’uomo che fissa le capre). Un ibrido culturale che finisce per scontentare entrambe le culture rappresentate.

okja netflix film coreaL’approccio all’apparenza leggero ma in fondo cinico di Bong alla materia rende Okja in qualche modo vicino a The Mermaid di Stephen Chow, mostrando nella seconda parte il destino e la brutalità nei confronti delle creature, anche se il pungolo satirico finisce per smussarsi, preferendo stabilizzarsi su una più pacata e superficiale narrazione ‘personaggi di buon cuore vs. compagnia malvagia’, senza scavare tra le ambizioni più interessanti accennate. Il film funziona così molto bene in una sequenza e molto male in quella subito successiva, in una dissonanza resa ancora più acuta dalla lunghezza di alcuni momenti (specie quelli in inglese) in cui gli attori in scena appaiono confusi, provando a recitare battute comiche che quasi mai funzionano quando pronunciate a voce alta. Come detto, i cattivi sono abbozzati e ottusi, un po’ come nelle opere sci-fi di Luc Besson. Se la Swinton, qui in un doppio ruolo, se la cava bene tra nevrosi e scenate bambinesche perchè già avvezza a ruoli sopra le righe, è Jake Gyllenhaal a colpire negativamente. Il suo Dott. Johnny Wilcox, un ex zoologo televisivo la cui reputazione è andata in picchiata dopo che ha firmato per diventare uno dei volti della malefica ‘Mirando’, risulta più patetico che simpatico, dimostrando che è meglio non provare a scimmiottare Jim Carrey senza un’adeguata verve comica alle spalle. La presenza di Augustus Fring Giancarlo Esposito sembra poi meramente giustificata invece dalla probabile contiguità dei set di Okja con quelli di Better Call Saul, o forse per la familiarità dell’attore con i fast food ‘sospetti’ … A sorprendere positivamente è la carnosità fisica di Okja, piacevolmente realistica, tra grugniti e rotolamenti vari, un caldo suggerimento agli sviluppatori dei prossimi live action Disney. Combinando elementi prostetici, idraulica e CGI, Bong esalta la tridimensionalità della creatura, aiutato da Hee Chul Jang (già al lavoro sul mostro di The Host) e da De Boer. Le scene spensierate in cui Okja e Mija dormono l’una accanto all’altra o quella in cui collaborano per salvarsi da una drammatica caduta da un precipizio sono tra i migliori risultati visti sul grande schermo di integrazione tra azione digitale e live-action.

In definitiva, la visione di Bong resta sempre unica, arrotondata da una tecnica impressionante, anche quando le sue ambizioni superano la capacità di renderle efficaci. Se Snowpiercer dimostrava quanto fosse in grado di esportare la sua visione del genere oltre i confini della nativa Corea del Sud, Okja ne ribadisce la portata e il potenziale, suggerendo tuttavia che – anche in futuro – l’umorismo sarcastico dei suoi migliori film potrebbe andare incontro a qualche difficoltà di traduzione per i mercati occidentali.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Okja, disponibile dal 28 giugno:

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Titolo
[recensione] Okja di Bong Joon-ho
Descrizione
Un racconto di formazione classico, condito da una critica meno feroce di quello che avrebbe potuto essere
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Il Cineocchio
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