14 luglio 2017

[recensione] Operation Chromite di John H. Lee

Un’opera che si lascia guardare nonostante imprecisioni storiche e incertezze di regia, con due bravi protagonisti e un Liam Neeson defilato

FacebookTwitterPocketInstapaperEmailPrint
14 luglio 2017
operation chromite film

La Corea del Nord compare spesso nelle cronache per le iniziative sanguinarie del suo presidente Kim Jong-un, che a noi che siamo lontani dalle sue grinfie appare un po’ come un pagliaccio per via del bizzarro taglio dei capelli e del ghigno da bambinone cattivo. In realtà, fatta eccezione per l’ostentazione mediatica, i suoi comportamenti s’inseriscono in una tradizione ideologica installata da più di mezzo secolo nella parte settentrionale della penisola e ben descritta dal film del sudcoreano John H. Lee (Sayonara Itsuka), Operation Chromite.

Poster Operation ChromiteFino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la Corea era uno stato unitario controllato dal Giappone, ma dopo la sconfitta di quest’ultimo si ritrovò di fatto divisa all’altezza del 38° parallelo: i sovietici s’impadronirono della parte settentrionale, proclamando la Repubblica Democratica Popolare e instaurandovi un governo comunista; la parte meridionale finì sotto l’egida degli Americani, con l’avallo delle Nazioni Unite. Gli accordi però furono rispettati per breve tempo perché nel 1950 i coreani del nord, con l’appoggio di Stalin e Mao, assaltarono il sud. Gli americani reagirono sbarcando sul promontorio di Incheon, da dove iniziarono un’avanzata che si concluse con un armistizio restauratore dell’assetto precedente. In Operation Chromite l’importanza del ruolo svolto dagli americani si percepisce grazie alla figura del generale Douglas MacArthur, nominato capo delle truppe Onu dal Presidente Truman, che però rimane defilata: solo un Liam Neeson straordinariamente somigliante al vero generale, anche grazie al suo lavoro su gestualità e movenze, gli restituisce quel carisma che aveva in abbondanza. Fu la sua determinazione quasi visionaria a permettere un’operazione da tutti ritenuta impossibile a causa delle maree, che concedevano alle navi militari un tempo brevissimo per sbarcare, e della conformazione del territorio, che esponeva immediatamente al fuoco avverso chiunque tentasse l’approdo. Il regista rinuncia invece a fornire allo spettatore una visione d’insieme su un conflitto a molti sconosciuto per concentrarsi sulla fase preparatoria, rendendo omaggio a quel gruppetto di suoi connazionali che, rimettendoci la vita, s’infiltrarono tra le file nemiche allo scopo di carpire informazioni inerenti il posizionamento delle mine e fornirle agli americani per agevolare loro il compito una volta compiuto lo sbarco. La vicenda viene quindi presentata quasi come uno scontro “domestico” tra coreani, lasciando sullo sfondo le due grandi potenze mondiali (USA e URSS). Tra realtà e finzione il racconto si sviluppa così attorno al personaggio del capitano infiltrato Jang Hak-soo (interpretato da Lee Jung-jae) e alla sua contrapposizione con il comandante delle truppe nordcoreane Lim Gye-jin (Lee Bum-soo), non convinto dell’identità del suo interlocutore. Lo schema rischia di apparire un po’ stereotipato a causa del fanatismo tendente alla macchietta che caratterizza il nordcoreano. In realtà ciò che sembra eccessivo non lo è dato che, come detto, l’attuale dittatore ci appare quotidianamente in analoghi atteggiamenti. Anzi, il modo in cui vengono rese la mentalità sovietica e le abiezioni alle quali può condurre è l’aspetto più felice di Operation Chromite, che dà il meglio nella prima parte, dove si può apprezzare la scrupolosa ricostruzione dell’ambientazione e la tensione psicologica che si crea tra i due protagonisti. Il loro costante faccia a faccia, come tra il gatto e il topo, lascia presagire uno scontro destinato ad esplodere nella seconda parte del film, che inizia nel momento in cui la copertura salta e gl’infiltrati trovano un altro eroico modo per continuare la missione.

operation chromite neesonPeccato che l’infuriare della battaglia faccia deviare il regista verso scene d’azione strutturate in maniera più adatta a opere di puro intrattenimento che non a un dramma, quale inizialmente sembrava voler essere il film. Le immagini di corpi che, dopo essere stati colpiti, schizzano alla velocità di un missile sono poco coerenti con il proposito di porre in luce un tragico episodio della storia della Corea, e il frenetico montaggio in questo senso non aiuta.

La sensazione di minestrone poco calibrato negl’ingredienti è data anche dalla comparsa di una poco approfondita figura femminile, un’infermiera che dopo qualche titubanza si unisce alla causa degli infiltrati, ma non si capisce se sia mossa dall’amore per il comandante, dalla volontà di vendetta o dal desiderio di libertà. L’impressione è che a un certo punto il regista perda la bussola e, nel timore di non dire abbastanza, caschi nell’errore contrario. Eppure, nonostante le imprecisioni storiche e i tanti svarioni nel manico, Operation Chromite si lascia vedere grazie a una prima parte che sembra più un film di spionaggio che di guerra, valorizzata da una buona recitazione dei due protagonisti e dall’intento patriottico del regista, che in alcuni momenti riesce a toccare le corde giuste. Soprattutto del pubblico meno esigente.

Di seguito il trailer italiano del film, nei nostri cinema dal 20 luglio:

Articolo
Titolo
[recensione] Operation Chromite di John H. Lee
Descrizione
Un'opera che si lascia guardare nonostante imprecisioni storiche e incertezze di regia, con due bravi protagonisti e un Liam Neeson defilato
Autore
Nome del publisher
Il Ciineocchio
Logo del publisher

Articoli correlati

Inserisci un commento