27 dicembre 2016

[recensione] Passengers di Morten Tyldum

Jennifer Lawrence e Chris Pratt non possono risollevare le sorti di un film ben poco coraggioso e zavorrato da dialoghi e colpi di scena risibili

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27 dicembre 2016
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Passengers dovrebbe essere un rigore a porta vuota. L’opera sci-fi d’ambientazione spaziale infusa di romanticismo con due delle giovani star più talentuose e affascinanti di Hollywood (Jennifer Lawrence e Chris Pratt), è diretta dal regista dietro al film candidato all’Oscar The Imitation Game (Morten Tyldum) e sgorga da uno script dello sceneggiatore emergente Jon Spaihts (Doctor Strange, il prossimo reboot de La Mummia).

Per lo meno, la pellicola – commercializzata come una sorta di ‘Titanic nello spazio’ con un grande e scioccante colpo di scena – dovrebbe essere molto più divertente rispetto al piatto e miseramente congegnato risultato finale. Questo per non menzionare le delicate questioni che attraversano la sua narrazione principale, solo per essere spazzate via dalla conclusione incerta (se non ridicola).

passengers-locandinaAncora più deludente dello sperpero di talento sottomano è che Passengers si lascia talvolta sfuggire brevi lampi di brillantezza, dalla costruzione di mondi di Spaihts agli affascinanti botta e risposta tra i protagonisti, e pure il design di produzione dà nuova vita allo spesso stanco genere della fantascienza. Si sa che Spaihts ha combattuto per anni per realizzare questo progetto – originariamente inteso come veicolo per Keanu Reeves -, e mentre l’eventuale casting di grandi nomi come la Lawrence e Pratt avrebbe dovuto essere la ciliegina sulla torta, in realtà mette soltanto ulteriormente in evidenza i passi falsi del film.

Ambientato nel futuro e interamente all’interno della nave spaziale di lusso Avalon, Passengers ci porta tre decenni dentro un viaggio di 120 anni verso un nuovo pianeta colonia denominato Homestead II. I suoi abitanti si contano a migliaia, e tutti sono stati posti in uno stato di sonno criogenico confortevole, impostati per essere risvegliati quando saranno vicini alla loro nuova casa, molti decenni dopo. Nonostante l’astronave super accessoriata (e l’apparente talento della società Homestead nella sua costruzione), anche la Avalon presenta alcuni punti deboli, che emergono tutti quando un asteroide fuori misura ammacca la nave, provocando una serie di malfunzionamenti che minacciano la vita di tutti quelli a bordo.

Il primo malfunzionamento? Il risveglio del geniale ingegnere Jim Preston (Pratt), che è così stordito quando si sveglia da non rendersi conto per molte ore di essere l’unico cosciente. Non importa più di tanto, visto che la nave è ancora a 90 anni di distanza da Homestead II e non c’è alcun modo per rimettere qualcuno di nuovo in animazione sospesa. E’ fregato insomma.

Abilissimo riparatore per natura, Jim prova ogni trucco pensabile per modificare il suo terribile destino, ma fallisce ogni volta. E’ costantemente informato che le capsule di ibernazione semplicemente non possono avere malfunzionamenti – sono anti-malfunzionamento! – e quindi la Homestead, la società multi-milionaria (in dollari ovviamente) che possiede la nave, la tecnologia che la gestisce e il pianeta verso cui stanno volando, non ha predisposto assolutamente nulla per fornire un’opzione alternativa al loro unico passeggero solitario.

passengers-pratt-lawrenceJim fa quello che può per passare il tempo interminabile, tra cui bighellonare al bancone del bar in compagnia del barista androide Arthur (Michael Sheen) e, approfittando dei tanti divertimenti dell’astronave, mentre si avvicina al suo solo-versario, diventa abbastanza disperato da pensare di fare qualcosa di terribile. Se il marketing ha indotto il pubblico a credere che Passengers si fondasse su un importante twist, in realtà ci si trova davanti solamente a un plot point nel primo atto sotto mentite spoglie. La condizione di Jim è profondamente critica, tra gli elementi problematici e oscuri della storia con cui Passengers è occasionalmente costretto, sembrerebbe controvoglia, a fare i conti.

Tyldum opta per rendere visibile il dolore di Jim, impiegando la più economica delle tecniche, ovvero dandoci un uomo barbuto e perennemente ubriaco come prova evidente del suo crepacuore. Per dire, a Pratt è stato concesso di mostrare una gamma più ampia di sfumature durante Guardiani della Galassia, una scampagnata Marvel costruita per lo più sul divertimento e sul caos. Non riesce a rivaleggiare con “cotanto” pathos qui.

Entra in gioco Aurora – sì, come la Bella Addormentata. Nella sua disperata sopravvivenza, Jim diventa ossessionato dal’incantevole bionda compagna passeggera dormiente (Lawrence) e, alla fine, rompe gli indugi e manomette la sua capsula, ponendo fine al di lei futuro così da avere una qualche parvenza di presente (a un certo punto, la ragazza lo definisce un assassino, non senza ragione). Anche se Passengers evita in gran parte il dramma più spinto, Pratt se ne esce con alcuni momenti di alta eccitazione, mentre è alle prese con il suo grande e diabolico piano, tra cui uno straziante monologo in cui si guarda nello specchio chiedendo a nessuno, se non se stesso, “Per favore non farlo!”. E nonostante tutto, lo fa. Questo è più o meno quanto la pellicola è disposta ad affrontare l’importante decisione morale al suo centro.

passengersIl nome da fiaba di Aurora non è però l’espediente più logoro adottato dallo script, che è anche intriso di dialoghi talmente imbarazzanti che nemmeno i due protagonisti riescono a migliorarli in qualche modo, come uno scambio che vede Jim dire ad Aurora che voleva darle il suo spazio, solo per sentirsi rispondere: ‘Ah! Spazio! L’unica cosa di cui non ho più bisogno!’

Nonostante una diffidenza iniziale in cui Aurora fatica a conciliarsi con la sua nuova realtà, la coppia finisce con l’innamorarsi, beatamente inconsapevole che la situazione dell’astronave sta diventando sempre più critica a causa dell’asteroide che in principio ha svegliato Jim. Mentre il veicolo spaziale comincia a non funzionare correttamente in una miriade di modi (l’architettura e la fantasia che hanno generato il design della nave si rivelano più volte i migliori elementi del film), il grande segreto di Jim minaccia la loro storia d’amore (condita con alcune delle scene di sesso più pudiche della storia del cinema), minacciando di rovinare tutto quello che ha così attentamente costruito. E mentre l’inevitabile rivelazione della mano di Jim dietro al risveglio forzato di Aurora è sempre presente nella sua mente, Passengers non opta per un approfondimento di un elemento della trama tanto psicologicamente complesso. Chi ne ha bisogno in fondo, quando si possono invece passare cinque minuti a guardare Pratt e la Lawrence giocare a Dance Dance Revolution nello spazio! La situazione strutturale a un certo punto degenera al punto che finalmente si arriva all’attesissimo – dallo spettatore, che nel frattempo ha passato settanta minuti a rigirarsi sulla poltroncina – deus ex machina, ma non vogliamo rovinare la sorpresa anticipando quanto questo coup de théâtre sia posticcio e risibile.

Piuttosto, la pellicola diretta da Tyldum si rifiuta di lottare davvero con le interessanti domande al suo interno, preferendo invece appoggiarsi al fascino dei sui protagonisti per portare avanti affabilmente il minutaggio. Il problema è che questa non è una storia affabile; filosoficamente spinosa, mirare a mantenere la situazione luminosa non diluisce certo nessuna delle sue problematicità, ma riesce soltanto a semplificare all’inverosimile l’intero risultato. Titanic nello spazio? No, ma è certamente un uguale disastro.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Passengers, nei cinema dal 30 dicembre:

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[recensione] Passengers di Morten Tyldum
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Jennifer Lawrence e Chris Pratt non possono risollevare le sorti di un film ben poco coraggioso e zavorrato da dialoghi e colpi di scena risibili
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