30 marzo 2017

[recensione] Peelers di Sevé Schelenz

Un lungo susseguirsi di spogliarelli e un tocco di gore per un b-movie con poco senso e fin troppa trivialità

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30 marzo 2017
peelers film

Il trash estremo può assurgere a categoria estetica? Se il triviale ha invaso ormai da decadi il piccolo e il grande schermo, South Park o Ted ne incarnano perfettamente il potenziale nascosto, fino a quanto si può spingere nello scurrile un copione pur mantenendo un certo fascino demenziale? Ebbene, ne testa i limiti massimi Peelers di Sevé Schelenz.

peelersIl tono generale è immediato, si può desumere sin dalla sinossi: Blue Jean (Wren Walker), proprietaria di uno strip club sta per chiudere la sua attività e lasciare la piccola cittadina sperduta nel nulla, dove vive con il figlio. Purtroppo per lei, l’ultima notte di lavoro si rivela molto più movimentata di quanto si aspettasse; un gruppo di minatori, credendo di aver trovato un giacimento di petrolio, si reca infatti nel suo locale per festeggiare, ma in realtà ha rivenuto un liquido nero ben più insidioso. Uno di loro, ferito a una gamba, si sente male, si reca in bagno e inizia a rigettare l’atra sostanza con un flusso tanto copioso da surclassare Linda Blair in L’Esorcista. Subito dopo i suoi compagni iniziano a manifestare i medesimi sintomi, uno alla volta, a tutti poi si tingono gli occhi di nero, un po’ alla indemoniato stile I bambini dagli occhi neri, infine presi dal un raptus degno del kinghiano The Cell brandiscono ogni oggetto contundente sulla loro via e accoltellare tutti. Non esattamente zombificati, o comunque sia senzienti ad un certo grado (uno degli infetti guida addirittura una motocicletta a un certo punto), farfugliano parole a caso con vocine che ricordano La Casa di Sam Raimi e tagliare teste e arti a tutto ciò in cui si imbattono.

Perplime dunque la natura del morbo, gli effetti su chi lo contrae, ancor più il metodo di contagio, che è abbozzato in un flashback sul finale, ma d’altro canto da questo tipo di film non si pretende certo una impeccabile impalcatura diegetica. L’obbiettivo è d’altra parte differente: il susseguirsi di eventi non più di tanto approfonditi, inseguimenti e squartamenti che consistono in ultimo acchito in una serie di spunti per mostrare parecchi nudi femminili e una discreta dose di sangue e interiora. Il duplice fulcro su cui si incentra la trama di Peelers, più nello specifico la priorità assoluta per il lato discinto, se non fosse già chiaro dall’ambientazione e dal soggetto, è palesato dalla lunga e particolareggiata ouverture con i titoli di testa. Un interminabile spogliarello, tinto da un filtro rossastro che concretizza l’idea di luci rosse, è ripreso in maniera certosina, con dovizia di particolari e primissimi piani sulle grazie della ballerina, prosperosa quanto rifatta, che ondeggia sinuosa. La scena è procrastinata fino al parossismo, sembra che lo striptease non debba finire più. Ebbene, il preambolo di numerosi numeri, dove una ad una le dipendenti del club mostrano le loro abilità e peculiarità di cui non tutti vorrebbero essere spettatori. Una vestita da neonato termina la sua performance con quella che definiremmo una “golden shower”, un’altra con un microfono affiancato al proprio deretano da voce a rumori intestinali (vedere immagine in apertura), insomma si tratta un campionario che potrebbe far tentennare anche gli estimatori delle pratiche più inusuali.

PeelersMoltissimo spogliarello, dunque, e parecchi nudi, per la prima mezz’ora non vediamo altro, sembra quasi di assistere a uno di quei cine-varietà in chiave però moderna, senza veli, ammantata di un gusto per lo squallido e che indulge in parecchi dettagli ripugnanti. Il gore arriva solo dopo una forse troppo lunga attesa. Ci sono, è vero, fotogrammi succulenti per chi ama il genere, corpi squartati a metà con organi esposti e ancora palpitanti, lo spettacolino privato di una bionda in penombra con due clienti che finisce con una testa mozzata che spruzza sangue, un petto sbudellato e la ballerina morta. Tuttavia, anche visto l’argomento, la proporzione tra sangue e seni al vento propende nettamente per questi ultimi in termini di minutaggio, mentre tutto il resto abbozzato, cliché e noia. Le psicologie e i dialoghi sono pressoché scandalosi, ma ciò in fondo potrebbe essere nella norma, al contrario non lo è la totale mancanza di suspense, stiamo comunque seguendo dei killer infetti, ma non c’è un momento capace di suscitare la benché minima trepidazione.

Se in conclusione volete vedervi qualche donnina, alcune anche avvenente, togliersi “costumi di scena” che incarnino una gamma di prototipi antropologici da peepshow, con alcune uscite dense di un estro fin troppo scabroso a cui si aggiunge qua e là un tocco truculento, allora Peelers è il film che state cercando! Ricordate però che può risultare eccessivamente sopra le righe e illogico perfino per chi è avvezzo ai più bizzarri b movies…

Di seguito il trailer ufficiale di Peelers:

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Titolo
[recensione] Peelers di Sevé Schelenz
Descrizione
Un lungo susseguirsi di spogliarelli e un tocco di gore per un b-movie con poco senso e fin troppa trivialità
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Il Cineocchio
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