19 luglio 2017

[recensione] Phoenix Forgotten di Justin Barber

Ennesimo mockumentary horror con riprese disturbate, è afflitto da mancanza di ritmo e di idee innovative, nonché da una poco convincente interpretazione sul più bello di Chelsea Lopez

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19 luglio 2017
Phoenix Forgotten

Strutturato sul modello del mockumentary, Phoenix Forgotten, debutto dietro alla macchina da presa di Justin Barber, che ne ha anche steso lo script insieme a T.S. Nowlin, prende spunto da uno dei più sconvolgenti e celebri avvistamenti UFO della storia degli Stati Uniti per delineare un horror dalla qualità visiva volutamente dubbia e dalla narrazione oltremodo dilatata, per una estesa sezione noiosa e dispersiva.

poster-Phoenix ForgottenCome il titolo suggerisce immediatamente, ad essere evocata nella finzione filmica sono quei misteriosi eventi conosciuti come Luci di Phoenix (The Phoenix Lights) , che occorsero nei cieli della metropoli statunitense il 13 marzo 1997. In tale data più di 10.000 persone dissero di aver visto delle luci di due diverse fattispecie: la prima a formazione di triangolo, la seconda stazionaria. L’accaduto fu smentito all’epoca dalle autorità e in particolare da Fife Symington III, governatore dell’Arizona che lo ridicolizzò (come viene mostrato peraltro in una sequenza della pellicola), solo per poi dichiarare a distanza di una decade che anche lui ne era stato spettatore; in ogni caso ancor oggi la reale natura del fenomeno non è ancora stata chiarita, fatto che ha ovviamente generato una certa fascinazione e che insieme a una ricorrenza, il suo ventennale, ha certo influito sulla decisione di trattarne in ambito cinematografico.

Concentrandoci invece sulla versione per il grande schermo, Barber e Nowlin decidono di indagare sulla vicenda puntando alla verisimiglianza, in particolare dando al girato quel taglio horror-documentario di cui uno dei capostipiti indiscussi è The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair e che ha dato vita a infinite filiazioni più o meno riuscite. Partendo da tale premessa, quasi superfluo è constatare che chi non ama riprese veraci, perennemente mosse e assai disturbate, si potrebbe dire dall’estetica dilettantesca, dovrebbe rinunciare ex ante alla visione. D’altra parte sono l’impianto e le scelte formali stesse a determinare tali risultati, non un caso fortuito o l’inabilità del regista alla regia (la cui abilità è appurabile solo in diversa sede). Il film è difatti sviluppato in due diversi piani cronologici ambedue catturati in presa diretta: l’uno è l’indagine video ad opera di Sophie, sorella di Josh (Luke Spencer Roberts) svanito nel nulla durante le “Luci di Phoenix” insieme a Ashley (Chelsea Lopez) e Mark (Justin Matthews); l’altro è costituito dai found footage lasciati lungo la via da questi ultimi. Se il primo emisfero, quello collocato nel presente, è dunque contraddistinto da una certa dose di imperfezioni dovute al carattere d’immediatezza che si vuole dare alla testimonianze dei vari superstiti, il secondo, i cui autori sono studenti con velleità giornalistiche con una dotazione tecnica presa a scuola, tutt’altro che professionale e parecchio datata, non può che essere ancor peggio e dar vita a fotogrammi dalla qualità decisamente scarsa, densa peraltro di interferenze di varia natura. Vero è che il modello utilizzato è ormai deteriorato dall’uso cospicuo che se n’è fatto, forse per risparmiare forse perché più semplice a livello tecnico, in una certa cinematografia del terrore indie, eppure se supportato da una buona inventiva nel plot, o una giusta dose di sangue e immagini disturbanti, nonché da interpreti credibili può ugualmente funzionare, come dimostrano i vari VHS ad esempio. Non è però questo il caso, purtroppo.

Chelsea Lopez Phoenix ForgottenUno dei problemi principali di Phoenix Forgotten è in primis l’assenza di ritmo e l’eccessivo indulgere nel lato patetico / emotivo, che si aggiunge a un’infinita preparazione del momento topico, occupando così tre quarti del minutaggio, risultando indigesto e facendo perdere interesse con il prolungatissimo preambolo per descrivere i personaggi. L’incipit stesso preannuncia il tono generale da tediose e lacrimevoli memorie di famiglia più che da horror o sci-fi, aprendo il docufilm con il filmino di famiglia del sesto compleanno di Sophie, girato dal fratello, che per una fortuita coincidenza risulta essere anche la notte in cui comparvero gli arcani velivoli nel cielo. A ciò segue uno stacco e il voice over della ragazza, ormai cresciuta, che spiega di voler comprendere i fatti che portarono alla sparizione dell’amato congiunto, tale indagine è realizzata visionando le di lui cassette conservate dai genitori – o ritrovate al momento giusto – nonché con le testimonianze di tutti gli interessati, la sua famiglia, quella di Ashley, i poliziotti che condussero le indagini e così via. Tra reminiscenze varie tese a ricostruire i fatti, che per i congiunti si tramutano comprensibilmente in piagnistei (sterili, però, per l’economia complessiva della diegesi), e plurimi video dei collegiali a scuola tesi a introdurre le loro personalità e il dettagliato progetto di andare nel registrare di persona gli UFO nel deserto nottetempo, passa più di un’ora e non succede niente; non viene creata alcuna suspense. I tre sventurati arrivano poi finalmente nel luogo designato, è calato il sole, lo spettatore sa già ciò che avverrà, le premesse sono chiarissime sin dalla sinossi e dai trailer, rimane solo da comprendere come verranno concretizzate. Ebbene, si tratta di una versione mal riuscita e ancor meno spaventosa di Blair Witch di Adam Wingard e l’acmé tanto atteso si può riassumere con un po’ di sangue dal naso, vaneggiamenti, una nube di polvere, un paio di fanali accecanti dall’alto e corse a vuoto. Se a ciò si aggiunge la resa fastidiosissima, soprattutto nel culmine horror, della paura da parte della Lopez e la totale mancanza di verve della Hartigan, che ha il ruolo fondamentale di rappresentare il fil rouge di una vicenda frammentaria e poco coinvolgente, si ottiene un magma informe di riprese dense disturbate e poco altro.

In conclusione, Phoenix Forgotten costituisce l’ennesimo film indipendente che tenta la strada del mockumentary con poco da dire e ancora meno spunti per spaventare, che non sa usare i tempi cinematografici e non ha nessuna trovata visiva innovativa o quantomeno interessante per rendere il paranormale – in questo caso l’alieno -, limitandosi così a ricorrere a espedienti già stravisti e facendolo pure male.

Di seguito trovate il trailer originale:

Articolo
Titolo
[recensione] Phoenix Forgotten di Justin Barber
Descrizione
Ennesimo mockumentary horror con riprese disturbate, è afflitto da mancanza di ritmo e di idee innovative, nonché da una poco convincente interpretazione sul più bello di Chelsea Lopez
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Il Cineocchio
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