22 maggio 2017

[recensione] Pirati dei Caraibi – La Vendetta di Salazar di Joachim Rønning e Espen Sandberg

Johnny Depp torna a vestire per la quinta volta i panni di Jack Sparrow in un film che ricicla una ricetta consolidata nel non richiesto tentativo di rinverdire la saga

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22 maggio 2017
pirati caraibi 5 salazar

Sarebbe bello poter parlare soltanto di accanimento terapeutico vedendo che sono passati ben sei anni da quel Oltre i Confini del Mare, che aveva già detto – male – quel poco che forse aveva ancora da dire sulla saga iniziata brillantemente nel 2003 con La maledizione della prima Luna. Il condizionale è però tanto d’obbligo quanto pleonastico per due ragioni: la prima è che la pre-produzione di Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar (Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales) è iniziata prima che il quarto capitolo fosse addirittura distribuito, salvo poi slittare più volte a causa delle diverse riscritture e dei costi schizzati alle stelle (230 milioni di dollari). La seconda, molto più ovvia e inoppugnabile, è che, nonostante tutto, Oltre i Confini del Mare ha incassato più di 1 miliardo di dollari.

Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar posterPosta questa importante premessa, perchè allora non insistere, tenendo ben presenti quelle che sono le severe linee guida degli ultimi film di casa Disney, trasversali dal mondo Marvel a quello di Star Wars, ovvero affidare la regia a due registi giovani e promettenti, i norvegesi Joachim Rønning e Espen Sandberg (che alle spalle hanno, guarda caso, una storia ambientata interamente in mare, Kon-Tiki), ripescare vecchi volti cari al pubblico come Orlando Bloom e Keira Knightley – e la scimmia dispettosa – (assenti nel quarto capitolo) e affiancare un paio di ‘futuri protagonisti principali’ come Brenton Thwaites e Kaya Scodelario a ‘vecchi protagonisti principali’ come Johnny DeppGeoffrey Rush, Kevin McNally e Stephen Graham, con l’aggiunta del cattivo Javier Bardem a insaporire la pietanza riscaldata.

La storia segue ancora una volta lo sventurato capitano Jack Sparrow che, salvato dall’ennesima esecuzione in pubblica piazza per la dilatatissima tentata rapina di una banca – presa di peso da Fast & Furious 5 – in compagnia di quello che rimane della ciurma della Perla Nera, si imbarca in una nuova avventura alla ricerca di un altro leggendario manufatto, il Tridente di Poseidone, reliquia ritenuta introvabile che garantirebbe al suo possessore il totale dominio sui mari. Naturalmente il cammino sarà tutt’altro che semplice, considerando che sulle sue tracce – e su quelle dei suoi due nuovi compagni, l’astrologa/strega Carina Smyth ed Henry Turner (il figlio di Will, ora capitano dell’Olandese Volante), entrambi invisi alla legge – ci sono non soltanto le consuete navi della ridicola marina inglese, ma anche la Queen Anne’s Revenge di Barbossa e la spettrale Silent Mary del feroce Capitano Salazar, liberato dal Triangolo del Diavolo e intenzionato a spazzare via ogni pirata che incontri, primo tra tutti quello che l’ha reso il fantasma senza pace che è ora.

pirati dei caraibi 5 salazarCome intuibile, canovaccio che vince non si cambia e quindi quanto mostrato nei 129′ di durata è trito e ritrito, non tanto in generale in un cinema che sta facendo dei sequel un vanto (in sceneggiatura c’è pur sempre quel Jeff Nathanson che in passato ci ha già regalato Rush Hour 2 e 3 ma soprattutto Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo …), quanto proprio all’interno della stessa serie dei Pirati dei Caraibi (chiamateli marchi di fabbrica se preferite …). I primi minuti ricordano quelli di La maledizione della prima Luna, con un adolescente che introduce una delle sottotrame che poi verranno sviluppate in seguito, prima di un balzo temporale di una decina di anni nel futuro (allora Elizabeth, qui Henry). Sono poi introdotti per la quarta volta sia un nuovo pirata ‘maledetto’ che ha conti in sospeso con Sparrow (dopo Barbossa, Davy Jones e Barbanera) che un manufatto di capitale importanza (dopo il medaglione d’oro, la chiave del forziere e la bussola e i calici d’argento e la lacrima di Sirena), mentre il “papà Stone” Keith Richards, Captain Teague in Ai confini del mondo e Oltre i confini del mare questa volta è sostituito dallo “zio Beatle” Paul McCartney per una par condicio musicale quanto fine a se stessa; non si contano poi i soliti inseguimenti incrociati per mare e le scene di patibolo e giri di chiglia assortiti. A ciò si aggiunge un Depp che pare essere il cosplayer di Jack Sparrow, un fan della saga che non vuole comprare un altro costume perchè ha speso tutte le paghette per quello e che continua pertanto a indossarlo imperterrito a ogni Convention, senza aver capito che la moda dei pirati è passata già da un po’. E il suo ringiovanimento computerizzato sembra soltanto un altro passaggio ‘forzato’ dettato dalle ultime dinamiche interne agli sceneggiatori Disney, una finestra sulle origini inserita solo perchè non era stato – giustamente – fatto prima. E che dire delle new entry, la stellina Scodelario (Maze Runner) e Thwaites (Maleficent)? Fin dal loro ingresso in scena appare evidente l’idea di renderli i ‘nuovi’ Knightley & Bloom, non (sol)tanto nell’aspetto – il secondo anche per ragioni piuttosto comprensibili -, quanto nella mimica, lei finta dura dalle faccine imbronciate, lui vero sempliciotto con lo sguardo un po’ innamorato e un po’ inebetito. O di un finale che strizza due occhi a quello recentissimo di Guardiani della Galassia Vol. 2. Originalità al potere.

Pirati dei Caraibi - La vendetta di SalazarImpossibile poi credere che certe ‘battute’ e situazioni (Depp barcollante e finto sbronzo, le occhiatacce alla scimmietta, la ciurma sempre sull’orlo dell’ammutinamento o che ostenta ignoranza e via dicendo) riescano a sortire l’effetto palesemente ricercato di strappare qualcosa di più di un sorriso di imbarazzo. A salvarsi sono i momenti più cupi e horror, valorizzati dalla fotografia di Paul Cameron (Westworld), come la presentazione di Salazar e dei suoi pirati malconci e incompleti, implacabili quanto spietati quando si tratta di affrontare un nemico o la sequenza dell’attacco degli squali cadaveri, fin troppo breve a dirla tutta, ma giustificata dalla scontatezza dell’esito, che ne svilisce ovviamene la forza. E la mancanza di effettivo pathos è un grosso problema, perchè l’essere consapevoli che ai protagonisti non potrà accadere nulla di male nelle situazioni più pericolose le rende mero minutaggio in attesa della scena successiva.

L’intento di mettere insieme un quinto capitolo che provasse a raschiare il fondo – del mare – per tirare le fila dei discorsi lasciati ancora più o meno aperti (la Perla Nera in bottiglia, le varie maledizioni in corso) è lampante, a patto che si sia decida di gettare l’àncora in porto una volta per tutte (cosa non scontata, visto che, essendo un film Disney, alla fine dei titoli di coda è presente una sequenza post credits). Vi piace la minestra riscaldata? Niente di male, è rassicurante. Ma un bel piatto di carbonara con la salsiccia, che a prima vista potrebbe far storcere il naso, ma che una volta assaggiato vi risarcirà dell’audacia, dimostrerebbe che osare ogni tanto potrebbe pure pagare, anche senza allontanarsi troppo da una ricetta universalmente apprezzata.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Pirati dei Caraibi 5 – La Vendetta di Salazar, nei cinema dal 24 maggio:

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[recensione] Pirati dei Caraibi – La Vendetta di Salazar di Joachim Rønning e Espen Sandberg
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Johnny Depp torna a vestire per la quinta volta i panni di Jack Sparrow in un film che ricicla una ricetta consolidata nel non richiesto tentativo di rinverdire la saga
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Il Cineocchio
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