31 marzo 2017

[recensione] Power Rangers di Dean Israelite

La trasposizione 3.0 della storica serie nata negli anni ’90 decide di non rispettare le proprie origini per puntare tutto sulla solita vicenda di ragazzi diversamente eroi

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31 marzo 2017
power rangers

Cercate una squadra di coloratissimi e multietnici supereroi, assemblata per caso, prendendo cinque adolescenti reietti che devono imparare a superare le diffidenze reciproche per diventare BFF e riscattarsi agli occhi della comunità, in cui vivono salvando gli abitanti da una minaccia vecchia di 65 milioni di anni, riemersa improvvisamente dal fondo del mare e pronta naturalmente a conquistare la Terra negli ultimi 15 minuti di un film che ne dura ben 120? Bene, Power Rangers di Dean Israelite (Benvenuti a ieri) è il film che fa per voi.

power-rangers-posterNon è semplice (o meglio, lo è eccome) capire perchè qualcuno (vedi Toei & Lionsgate) in America nel 2017 abbia speso ben 105 milioni di dollari per realizzare una pellicola su un franchise – ispirato a uno show giapponese (Super Sentai) – che ha avuto il suo culmine di popolarità 20 anni fa. Più interessante sarebbe capire invece perchè si sia deciso di aprirla con una gag alla America Pie, in cui un ragazzo racconta al compare di aver inconsapevolmente masturbato un toro credendo di mungere una mucca. Una dichiarazione programmatica tanto imprevedibile quanto poi non rispettata. Gli studi hollywoodiani stanno decisamente raschiando il fondo del barile già da qualche tempo – se è vero che nel corso di quest’anno arriveranno nelle sale ben 47 tra sequel e remake/reboot -, gettando spesso soldi in qualsiasi ‘idea’ possa vantare il minimo barlume di familiarità per i millennials (ricordiamo che a stretto giro arriveranno i nuovi adattamenti di CHiPs e Baywatch). Tuttavia a non essere chiaro in questo caso è anzittutto il pubblico a cui dovrebbe essere diretto questo film. Power Rangers non può essere destinato agli adulti in cerca di un po’ di svago ironico e amorevole verso un piccolo classico della TV, nè agli adolescenti cresciuti giocando con le relative action figures della Giochi Preziosi con la rediviva malinconia di rivederli sul grande schermo, o tanto meno ai bambini, magari già avvezzi alle ultime versioni della serie in onda negli ultimi anni, che potrebbero alternativamente essere o spaventati da certe sequenze ‘forti’ o frastornati dalle parolacce (poche ma che non mancano) o da sequenze ‘poco chiare’, come quella del bovino o da vaghi riferimenti all’omosessualità di uno dei protagonisti (che gli sono valsi il V.M. 18 in Russia).

Dalle musiche sinfoniche dei titoli di testa al fragoroso e distruttivo scontro finale tra i giganteschi Megazord e Goldar nel centro della piccola Angel Grove, il film guarda evidentemente molto di più al Marvel Cinematic Universe e ai Transformers (peraltro citati apertamente in modo anche simpatico) che al proprio materiale originale. Se non fosse per una manciata di richiami sparsi qua e là e per la performance sopra le righe di Elizabeth Banks (che interpreta Rita Repulsa con il giusto spirito), potrebbe anche sembrare che la pellicola voglia prendere le distanze dalle sue origini. Sostanzialmente la trama è quella che ricordiamo, anche se i nuovi Power Rangers versione 2017 assomigliano più ai protagonisti di Riverdale che agli eterei bravi ragazzi da Disney Channel che popolavano lo show televisivo. Dopo un breve prologo dalla qualità visiva piuttosto scadente in cui Repulsa combatte contro un tale di nome Zordon (Bryan Cranston, già doppiatore di alcuni mostri nella prima storica stagione del 1993) durante il periodo Cenozoico (!), veniamo trasportati nel presente, in cui un gruppo variegato di ragazzi del liceo è in procinto di incontrarsi durante il periodo di castigo scolastico pomeridiano, a cui tutti sono costretti per via di atti più o meno gravi arrecati a compagni o al patrimonio. I giovani scapestrati mettono dunque in piedi il più bizzarro Breakfast Club di tutti i tempi. Jason Scott (l’imbalsamato Dacre Montgomery) è l’eroe della squadra di football che getta il suo futuro al diavolo quando viene coinvolto in un incidente stradale, che si verifica dopo la scenetta col toro già citata (il perchè intenda portare l’animale negli spogliatoi della scuola resterà un mistero però …). E’ affiancato dalla ex bellissima della scuola, Kimberly Hart (l’attrice indiano-americana Naomi Scott), la ribelle e taciturna Trini (la stella di YouTube latina Becky G), il duro fuori, ma mammone dentro Zack (il ventinovenne sino-canadese Ludi Lin) e il brillante savant Billy, che fatica a comprendere il sarcasmo, ma si auto-definisce rientrante all’interno dello spettro dell’autismo, interpretato dall’afro-americano RJ Cyler.

power rangers rita filmConsiderato quanto appena scritto, Power Rangers ha il chiaro intento edificante di mostrare come non siano importanti le differenze di colore della pelle (alla fine i cinque sono tutti americani) o che il bullismo sia da condannare, l’amicizia sia il valore più importante, che pensare con la propria testa sia cool, non seguendo le mode come delle pecore, ecc. ecc. ma in questo modo rende assai difficile a quei bambini ebrei o musulmani, per fare due esempi facili – che non vengono rappresentati in alcun modo sullo schermo – sentirsi parte del gruppo di super-amici. Forse confideranno nel sequel, chissà. Per il resto, il film di Israeliete rispetta ampiamente la stessa trita struttura delle opere di questo tipo guidate più dall’azione che dai personaggi (il che è strano, vista la durata). Il destino raduna i cinque futuri eroi alla stessa miniera d’oro, dove in seguito a un’esplosione rinvengono una nave spaziale sepolta, diventano più forti, fanno amicizia con un robot chiacchierone di nome Alpha 5 (doppiato in originale da Bill Hader) e ricevono ordini dal redivivo Zordon, il cui spirito è stato intrappolato dentro il sistema informatico e si palesa sotto forma di testone gigante 3D che esce da una parete. Nel frattempo, l’altrettanto rediviva Rita Repulsa comincia a terrorizzare la brava gente di Angel Grove e a rubare il loro oro, così che possa ricostruire il suo fidato Golem per l’epico quanto prevedibile duello finale tra kaijū. Il resto della sceneggiatura scritta da John Gatin prevede sequenze in cui i ragazzi scoprono gradualmente i propri superpoteri (non mancano ovviamente balzi chilometrici e porte/lavandini scardinati), si allenano a combattere il male e si raccontano i propri segreti più inconfessabili davanti a un falò. Molto minutaggio viene anche riservato ad Alpha 5, robottino servitore che sembra uscito da una versione preliminare e poi scartata di Star Wars.

Power Rangers diverte e sorprende nei rari momenti in cui emerge prepotente la follia cartoonesca che ha reso la serie iconica (a un certo punto parte improvvisa la mitica sigla ‘Go Go, Power Rangers!’), momenti che colpiscono perchè esplodono improvvisi e lasciano intravvedere dei guizzi, che però si è deciso di non assecondare per chissà quale remora. Se solo i filmmaker avessero avuto il coraggio di osare di più e/o rispettare le radici dello storico franchise non ci troveremmo davanti a un film che in fondo è l’ennesima copia semi-conforme di decine di altre. Ah, già che siete arrivati fino alla fine del film, restate qualche altro minuto seduti, c’è una sequenza extra durante i titoli di coda.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Power Rangers, nei cinema dal 6 aprile:

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[recensione] Power Rangers di Dean Israelite
Descrizione
La trasposizione 3.0 della storica serie nata negli anni '90 decide di non rispettare le proprie origini per puntare tutto sulla solita vicenda di ragazzi diversamente eroi
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Il Cineocchio
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