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The Movie Db/10
3 febbraio 2018

Recensione | I Primitivi di Nick Park

La Aardman Animations torna sulle scene con una commedia sportiva in salsa preistorica piacevolmente effervescente e artigianale, ma priva dell'ingegnosa cinefilia dei suoi migliori lavori

L’epoca del Pleistocene incontra l’uomo di plastilina nell’inevitabilmente simpatica storia della Aardman Animations, realizzata come di consuetudine in stop-motion, su alcune tribù preistoriche che si affrontano su un primordiale campo di calcio per un’altissima posta in palio. Prima regia solista assoluta per Nick Park, e suo primo film dai tempi di Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro (2005), I Primitivi (Early Man, le 14 cose da sapere) riporta sul grande schermo a tre anni da Shaun, vita da pecora – Il film il classico marchio dello studio d’animazione d’Albione, la distintiva claymation. Palpabilmente tridimensionale, è infarcito di giochi di parole (non tutti riusciti) e gag visive, con un tocco tipicamente artigianale britannico.

L’amore di Park per il cinema fantasy classico affiora subito dal prologo, quando vediamo due dinosauri lottare tra loro nello stile di Ray Harryhausen e del suo Un milione di anni fa (1966), prima che l’improvvisa caduta di un meteorite arroventato riveli ad alcuni cavernicoli del luogo cosa serva per inventare il gioco del calcio. Molto tempo dopo, i loro discendenti dell’età della pietra, che intanto hanno dimenticato il “gioco sacro”, devono impararne nuovamente le regole in vista di una fondamentale partita contro i sofisticati e avveniristici invasori della Città del Bronzo e riconquistare la vallata dalla quale sono stati scacciati malamente per far largo al progresso. Il giovane Dag (doppiato dal premio Oscar Eddie Redmayne in originale, nella versione italiana da Riccardo Scamarcio) esorta così gli stralunati membri della sua tribù insulare a lavorare tutti insieme, e l’ampiamente familiare topos del “lavoro di squadra per arrivare a un obiettivo quasi impossibile” diviene il perno su cui ruota ordinatamente questa commedia sportiva su un gruppo di perdenti predestinati. Arrivando nelle sale alcuni mesi prima dell’attesa Coppa del Mondo FIFA 2018 (quella a cui l’Italia non parteciperà …), I Primitivi riflette in qualche modo anche sulla commercializzazione e la corruzione del mondo del calcio odierno, attraverso gli arroganti membri del team del Real Bronzio e il loro tenace leader Lord Nooth (Tom Hiddleston vs. Salvatore Esposito).

I due sceneggiatori Mark Burton e John O’Farrell lasciano che questa commedia calcistica spazi dal semplice slapstick, mentre la povera e arretrata gente della valle si allena su colate laviche e cascate di roccia, alla satira più sottile riservata al pubblico più adulto. E la traiettoria della tribù protagonista, dall’invenzione del calcio a decenni di continue sconfitte (raffigurate in pitture rupestri), sottintende furbescamente ai “50 anni di dolore” della nazionale inglese post 1966 (anno della storica vittoria dell’allora coppa Rimet).

Sfortunatamente, lo stesso tipo di ingegnosità stratificata manca quasi del tutto nell’ambientazione preistorica del film. Mollette a coccodrillo e coleotteri usati come rasoi elettrici per la barba riportano alla mente i Flintstones e anche l’incedere della narrazione è piuttosto compassato – considerata l’assoluta prevedibilità di quello che si sta dipanando sullo schermo -, e se da un lato potrebbe risultare rinfrescante per gli adulti avvezzi a recenti opere animate ipercinetiche come i film dei Lego, potrebbe risultare controproducente per i preadolescenti, a cui teoricamente dovrebbe essere indirizzato. La comicità – seppur altalenante – è buona (“Hai assaggiato appena la tua zuppa primordiale”, rimprovera il capo tribù Barbo, aka Timothy Spall / Corrado Guzzanti), ma dov’è la verve che solo pochi anni fa ha reso Shaun – Vita pecora una moderna e clamorosa rivisitazione dell’epoca del muto (dopo l’altro scivolone di Pirati! Briganti da strapazzo)? I migliori lungometraggi della Aardman hanno da sempre ammiccato amorevolmente ai classici del cinema britannici – ad esempio i film della Hammer per il Coniglio mannaro – ma I Primitivi, strizzando l’occhio a Fuga per la Vittoria (1981) e – almeno nelle intenzioni dichiarate da Park stesso – a Il Gladiatore e Dodgeball – Palle al Balzo, non mostra purtroppo tutta questa affettuosa cinefilia. Forse è stata scambiata con una delicata presa in giro della Brexit, in quello che è innegabilmente un racconto del coraggioso isolazionismo degli inglesi (a strisce rosse e bianche non a caso …) che combattono i perfidi continentali.

Accennando al lavoro di doppiaggio, è inevitabile il paragone tra le voci originali – avete letto giù alcuni nomi – e quelle scelte dalla Lucky Red per il nostro mercato. La resa dei protagonisti, ai quali aggiungiamo Ginna (Maisie Williams vs. Paola Cortellesi), ragazza e per di più brava a giocare a calcio, ma impossibilitata dalle regole della maschilista società dell’Età del Bronzo, risulta comunque dignitosa e superiore a quella che talvolta viene scelta per talune produzione ‘comiche’. Da segnalare che Park ha prestato la sua voce al maiale/cinghiale Grugno, animale da compagnia e ogni tanto spalla comica di Dag, unico personaggio a non essere stato doppiato (perchè emette solo versi!).

Se è vero che I Primitivi non è da annoverare tra le produzioni più riuscite dello studio e che in definitiva gli 85′ minuti di durata risultano fin troppi per quello che ha da raccontare – e soprattutto per come lo racconta -, il grande piacere di ogni nuovo titolo è come sempre l’inimitabile stile claymation di Park, i suoi personaggi con i denti tondi, gli occhi sporgenti e le ginocchia ossute. La plastilina ha un aspetto carnoso, registrando su di sé impronte digitali e graffi e imbevendo ogni modellino di fisicità e calore. Funziona benissimo sia per i dettagli spigolosi della tribù primitiva che per la Città di Bronzo più fastosa e particolareggiata, ed è alterata da una CGI perfettamente integrata durante le sequenze della grande e rumorosa arena (d’altro canto sono state impiegate ben 150 persone nella lavorazione). Deliziosamente tattile e splendidamente realizzato (in oltre 3 anni di lavoro e 50 milioni di dollari di budget), I Primitivi potrebbe anche non essere al 100% vintage Aardman, ma è comunque in grado di regalare più di un momento spensierato e un tipo di animazione di cui stiamo sempre più perdendo l’abitudine.

Di seguito il trailer italiano di I Primitivi, nei nostri cinema dall’8 febbraio:

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