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26 ottobre 2017

[recensione] Saw: Legacy di Michael e Peter Spierig

Un bel gioco dura poco, ma i due registi non lo capiscono e girano un ottavo capitolo non solo privo di coerenza e derivativo, ma per niente inventivo

26 ottobre 2017

Nel magico mondo della produzione occidentale, ancor più nell’universo dell’horror, spesso e volentieri se un film ha avuto successo se ne spreme fuori una saga e, di norma, il numero ordinale del seguito è inversamente proporzionale alla sua qualità. Così ci sono franchise come Hellraiser, Halloween, Venerdì 13 e Non aprite quella porta che paiono infiniti e, giusto per sfruttare commercialmente l’agghiacciante boogeyman di turno, trascorso un lasso di tempo ritenuto ragionevole, ripropongono un prequel, un sequel o uno spin-off, che solitamente fa rimpiangere il predecessore. Ci sono, è vero, rare eccezioni, dietro cui si celano un disegno o una logica solidi, come nei recenti Phantasm: Ravager di David Hartman (guidato da Don Coscarelli) Il Culto di Chucky di Don Mancini, ma dopotutto, una rondine non ha mai fatto primavera. E Saw: Legacy (Jigsaw) di Michael e Peter Spierig – arrivato dopo 7 anni di apparente quiete – delude perfettamente secondo pronostici.

locandina saw legacyLa narrazione riprende, per molti versi, lo schema convenzionale a cui la saga ci ha abituato, seppur con qualche variazione sul tema: in un non ben definito capannone isolato, un gruppo di sconosciuti sono incatenati, non per la caviglia come nel capostipite Saw – L’enigmista (2004), ma per il collo, a uno strano marchingegno a trazione, che dopo poco si attiva trascinandoli a verso una parete disseminata di lame affilate ruotano celermente. Dalla solita cupa voce diffusa dagli altoparlanti disseminati nella struttura è richiesto un tributo di sangue per passare alla stanza successiva e quasi tutti, tra urla e isterie, si tagliano obbedienti, eccetto uno. Seppur non particolarmente inventiva o truce, l’ouverture sembra quindi in linea con quelle dei precedenti film. Purtroppo però, le premesse vengono sviluppate in modo estremamente superficiale e maldestro. Anzitutto, in un prodotto come questo, l’incastro perfetto di ogni particolare della trama dovrebbe essere fondamentale per creare un meccanismo funzionante, ma quivi gli sceneggiatori Pete Goldfinger e Josh Stolberg (il duo già dietro a Piranha 3D …), hanno provato a replicare il modello ideato da James Wan non essendone tuttavia all’altezza, confidenti che gettare tasselli a caso di un puzzle imperfetto e approssimativo sul tavolo sarebbe bastato a stuzzicare gli spettatori non troppo attenti. E’ evidente infatti la necessità dell’azione imprevedibile della vittima di turno perché possa funzionare ciascun ingranaggio, ma essendo invece casuale, ne risulta un Jigsaw versione rabdomante che azzecca ex ante chi compirà un determinato gesto e di conseguenza prepari ad hoc la trappola successiva in base a queste visioni. Così, una delle sue vittime cerca di fuggire dalla porta sbagliata e rimane imprigionata, mentre altri due entrano insieme in una sorta di silos che si richiude naturalmente alle loro spalle – una sequenza di fatti assolutamente impianificabile -; era certo impossibile perfino per il più abile criminologo comportamentale anticipare con esattezza gli atti randomici di ognuno, eppure l’Enigmista – sarà un novello ennesimo imitatore oppure il redivivo John Kramer (Tobin Bell), o forse il pupazzo Billy a cavallo del suo triciclo? – ci riesce perfettamente e prepara video e buste nomenclate ad uopo, da allocare o proiettare al momento giusto, per dare le indicazioni a chi di competenza, il quale si trova esattamente dove aveva predetto.

saw legacy film 2017Non solo, oltre alle capacità di vaticinio del killer, sono molteplici gli aspetti che traballano nel film, tra cui spicca la caratterizzazione al limite del parodistico dei personaggi. In una gamma di maschere, tanto stereotipate e prevedibili da diventare risibili, troviamo il quartetto di peccatori impenitenti, con la fattona (Brittany Allen), l’ingenua (Laura Vandervoort), l’uomo di colore (Mandela Van Peebles, che si rivela il migliore del gruppetto, nonostante le sue battute certo non lo aiutino) e il rancoroso dissipato (Paul Braunstein); dall’altra parte, tra le fila dei poliziotti che indagano sui cadaveri che stanno spuntando in giro per la città, ci sono degli omologhi all’altezza, ossia l’agente bianco e quello nero (senza sfociare nel buddy movie però). L’uno, il detective Halloran (Callum Keith Rennie) trasuda corruzione, l’altro, il detective Keith Hunt (Clé Bennett), il cui personaggio è tagliato con l’accetta e somiglia più a un pappone del ghetto stiloso che a uno sbirro di strada. L’apice più alto tuttavia viene tuttavia toccato dall’assistente del medico legale (Matt Passmore, vera figura chiave del film), ovvero la dottoressa sexy e dark Eleanor Bonneville (Hannah Emily Anderson), che colleziona cimeli macabri e si aggira in completi aderenti per le corsie obitoriali, con tanto di occhialetti, come nei migliori titoli porno. Naturalmente, tutti sono potenziali colpevoli e sospettati a turno, per fuorviare lo spettatore più preparato.

saw legacy film 2017Il tutto peggiora esponenzialmente quando inevitabilmente si paragona Saw: Legacy ai capitoli precedenti della saga torture porn, dalla quale non è naturalmente affatto scollegato – anzi -, da cui attinge a piene mani tipi e situazioni, rimestandoli e rielaborandoli in un gioco stantio. Assai affine a quello adottato nel quarto capitolo è infatti il colpo di scena che cade a tre quarti della visione, mentre l’idea di un emulatore/apprendista che faccia le veci di Jigsaw non soltanto è stata adottata – e reiterata – fin da Saw II – La soluzione dell’enigma, ma la sua connessione diretta con il giustiziere malato di cancro è qui incredibilmente labile (anche se non campata per aria del tutto). Procedendo su questa china (facile che il successo al botteghino porti ad altri seguiti …), la prossima volta ci ritroveremo in scena il compagno delle elementari che non gli aveva prestato la penna. In ultimo, ma affatto secondario per chi spende i soldi del biglietto per vedere in sala una pellicola di Saw, è la qualità delle letali trappole organizzate e delle morti pirotecniche degli sventurati di turno. Ebbene, in quest’ultimo sequel non v’è pressoché nulla di stupefacente, inventivo o disturbante (ricordate la scena delle siringhe in Saw II?); tutto è anzi piuttosto loffio, ordinario e poco sanguinario, salvo qualche sparuta eccezione. Anzi, a volte si ricade addirittura nel grottesco, come per il bislacco e fumettistico lancio di coltelli e oggetti contundenti dall’alto del silos, che sembra ricalcato più da un episodio di Willy Coyote e Beep Beep che uscito dal manuale del perfetto torturatore.

Parodia involontaria della saga, Saw: Legacy non solo non riesce prevedibilmente a dire nulla di nuovo – d’altro canto siamo all’ottavo film, anche se un minimo di sforzo in più era lecito aspettarselo visti gli anni di attesa -, ma avvilisce il concetto generale dietro a ciò che l’ha preceduto, finendo per ritagliarsi uno spazio al di sotto della mediocrità anche se preso singolarmente per uno spettatore del tutto digiuno del franchise.

Di seguito trovate il trailer italiano del film, nelle sale italiane a partire dal 31 ottobre (giusto in tempo per Halloween):

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[recensione] Saw: Legacy di Michael e Peter Spierig
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[recensione] Saw: Legacy di Michael e Peter Spierig
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Un bel gioco dura poco, ma i due registi non lo capiscono e girano un ottavo capitolo non solo privo di coerenza e derivativo, ma per niente inventivo
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Il Cineocchio
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