The Movie Db/10
The Movie Db/10
24 aprile 2017

[recensione] Scappa – Get Out di Jordan Peele

Il regista esordisce con un horror psicologico che sfrutta ironia e razzismo per raccontare qualcosa di ben più inquietante e insidioso

24 aprile 2017

Qualcuno potrebbe cominciare a pensare che Jason Blum sia il nuovo Roger Corman, visto che sta facendo una fortuna producendo film di generi intelligenti a basso budget che incassano milioni di dollari al box office e proprio per questo motivo può permettersi di prendersi qualche rischio in più rispetto ai grandi studi e scommettere sui giovani talenti. Ultimo esempio in tal senso è Scappa – Get Out, sorprendente pellicola d’esordio dello sceneggiatore-regista Jordan Peele. Conosciuto – negli Stati Uniti almeno – per essere la metà del duo comico Key & Peele, il 38enne non è quindi uno di quei nomi che normalmente si associano a film horror/thriller, il che rende il risultato ancora più lodevole. Get Out sembra infatti più l’opera di un artigiano esperto che ha visto molti film del terrore classici e vuole veramente rendere loro omaggio senza copiarli o smembrarli.

scappa get out poster (2)Se avete visto il trailer, avrete familiarità con gli intrecci di una trama in stile Ti presento i miei / La fabbrica delle mogli: la ricca ragazza bianca Rose (Alison Williams) porta il suo ragazzo nero Chris (Daniel Kaluuya) a conoscere i suoi ignari genitori Dean e Missy Armitage (Bradford Whitford e Catherine Keener) per la prima volta. Sebbene la mamma e il papà appaiano abbastanza amichevoli, la situazione appare piuttosto strana: la loro casa è molto isolata, è vietato scendere nello scantinato a causa di un problema di “fango nero” e le uniche altre persone di colore in giro sembrano essere una domestica e un custode il cui comportamento ‘robotico’ non sembra essere notato da nessuno a parte Chris. È chiaro che qualcosa non torni, ma forse si tratta soltanto di paranoia razziale. Si tratta di un horror psicologico (con alcuni elementi più leggeri da commedia dark), pertanto gli spettatori sanno bene che i sospetti del protagonista sono probabilmente fondati, mentre gli indizi e gli insoliti avvenimenti continuano ad accumularsi (Dean è un chirurgo del cervello e Missy è uno psichiatra esperta in ipnosi), ma non scopriamo esattamente cosa stia veramente accadendo fino all’ultimo atto, e questo gioco delle supposizioni (e le risposte che arriveranno) fanno parte della forza del film.

Si è fatto cenno a La fabbrica delle mogli, ma in realtà Get Out ha più in comune con Rosemary’s Baby (guarda caso un altro adattamento di Ira Levin): senza andare nel territorio degli spoiler, la situazione di Chris e il suo rapporto con i genitori di Rose appaiono evidentemente ispirati alla preoccupazione della protagonista del film di Roman Polanski e al rapporto con i suoi nuovi vicini Roman e Minnie Castavet, che sembrano premurosi e senili ma che invece hanno intenti ben più oscuri. Coloro che hanno familiarità con il capolavoro del 1968 riusciranno a distinguere come intere sequenze in Get Out (in particolare la festa con molti singolari ospiti, quasi tutti bianchi e più anziani di Chris) paghino omaggio diretto a quella pellicola.

scappa get out peeleMentre però il senso di alienazione di Mia Farrow proveniva dall’essere per la prima volta in attesa di un figlio (già di per sé un’esperienza non semplice) trapiantata in un nuovo ambiente (il Dakota Building e il suo assortimento di strani inquilini), la situazione di Chris ha in più il carico razziale che galleggia in superficie. E’ in pratica l’unico nero del luogo, e sebbene tutti siano gentili e cortesi, lui (e il pubblico) non possono fare a meno di credere che si tratti solo di una facciata dietro cui sta accadendo qualcosa di sconvolgente. I sospetti di Chris sono alimentati dalle sue occasionali conversazioni telefoniche con il suo amico Rod (Lil Rel Howery), un agente della sicurezza privata che sta tenendo d’occhio la casa di Chris a New York. Rod sa che sta succedendo qualcosa e continua a dire a Chris di andarsene, perché ha paura che gli Armitage lo trasformino in uno schiavo sessuale (!), ma Chris è troppo educato (o intimidito dalla prospettiva di uno scontro sociale e razziale) per ascoltarlo.

La narrazione di Get Out è abbastanza lineare una volta che si comprende dove stia andando la storia, ma arrivarci è il vero divertimento. Il cast si comporta decisamente bene: come molti attori divenuti registi, Peele riesce infatti a tirar fuori performance sfumate da tutti, soprattutto da Kaluuya. Gli aspetti razziali della vicenda sono ciò che rende la pellicola così efficace: senza questi ci troveremmo semplicemente di fronte all’ennesimo film in cui una famiglia apparentemente perfetta o dove una comunità dei sobborghi molto unita cela impensabili misteri sotto la superficie. Ma il conflitto razziale non è un mero espediente di exploitation: il colore della pelle di Chris è parte integrante della trama. Occorre ricordare che di questi tempi affidare il ruolo da protagonista a un attore di colore vittima di un gruppo di bianchi avrebbe potuto rivelarsi qualcosa di esplosivo, ma il fatto che Peele sia nero aggiunge un ulteriore livello di credibilità al film e aiuta a deviare le possibili accuse. Piuttosto che essere insolente o cercare il conflitto, Get Out è sorprendentemente apolitico e non bombarda lo spettatore con allegorie razziali o pesanti caricature.

scappa get out filmI genitori di Rose non sono infatti i soliti vecchi bianchi razzisti stereotipati: sono intellettuali ricchi e liberali che (stando alle parole del capofamiglia) avrebbero votato per Barack Obama una terza volta se avessero potuto. Per la gran parte del film poi, la loro cortesia e l’ospitalità non suonano forzate ma genuine, anche se un po’ ampollose, un comportamento che rende ciò che accade nel terzo atto molto più credibile e inquietante. Il colpo di scena, se così si vuole chiamare, è efficace perché perfettamente integrato nella logica di quanto si è visto in precedenza. I cattivi hanno un motivo molto buono (e contorto) per il loro comportamento e sono molto civili e professionali a riguardo. Non diversamente dai “tedeschi buoni” durante il periodo nazista, pensano di agire in favore di un bene più grande (a questo proposito provate a ricordare la storia narrata da Dean all’inizio, quando racconta a Chris la sua ammirazione per Jesse Owens alle Olimpiadi di Berlino del 1936, dove anche suo padre aveva gareggiato).

In definitiva, Scappa – Get Out è quanto di meglio possa essere un horror cosciente di sé: così come l’anti-consumismo di Zombi di George Romero e la posizione pro-vegetariani di Non Aprite quella Porta di Tobe Hooper, non c’è bisogno di stare attenti ai messaggi sottostanti per godersi il lungometraggio, ma sono lì in bella vista e sorprendentemente efficaci.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Scappa – Get Out nei nostri cinema il 18 maggio:

Articolo
[recensione] Scappa - Get Out di Jordan Peele
Titolo
[recensione] Scappa - Get Out di Jordan Peele
Descrizione
Il regista esordisce con un horror psicologico che sfrutta ironia e razzismo per raccontare qualcosa di ben più inquietante e insidioso
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher
CAST

Articoli correlati

Inserisci un commento