The Movie Db/10
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11 agosto 2017

[recensione] Sharknado 5: Global Swarming di Anthony C. Ferrante

Un quinto capitolo che dà a chi ancora segue la saga quello che si aspetta, astenersi tutti gli altri

11 agosto 2017

Sharknado 5: Global Swarming si apre con la famiglia Shepard, ovvero Fin (Ian Ziering), la bionica April (Tara Reid), tornata dal mondo dei morti a grande richiesta, e l’adolescente Gil (Billy Barratt) in visita dal Primo Ministro inglese (Chris Kattan) per una riunione importante. Non scopriamo di cosa si tratta, perché Finn deve allontanarsi per un’emergenza, ma madre e figlio vengono guidati in un’ala segreta in puro stile 007, dove uno scienziato alla ‘Q’ mostra loro alcune armi di ultima generazione per la lotta agli squali. Intanto Nova (Cassandra Scerbo) ha scoperto una grotta misteriosa in cui sono presenti antiche pitture rupestri di simboli di squali. Ah, è situata sotto al sito archeologico di Stonehenge. Con l’ingresso nella caverna piena di trappole nascoste, il film prende senza troppe remore la strada di Indiana Jones. Uno scheletro affisso a un muro pieno di punte acuminate indossa un fedora e porta una frusta al fianco, lasciando intendere che l’archeologo più famoso del mondo sia davvero passato da quelle parti e sia rimasto ucciso nel tentativo di risolvere il mistero dello Sharknado … L’omaggio si fa ancora più lapalissiano quando viene replicato il momento del controbilanciamento di peso de I Predatori dell’Arca Perduta per rimuovere il prezioso idolo, una pinna di squalo. A quel punto, una terribile tempesta si scatena sopra Stonehenge e potete immaginare cosa accade da lì a pochi secondi, lo sharknado devasta il sito e poi cala inesorabile sulla ‘vicina’ Londra (le distanza e il tempo sono puramente casuali). A questo punto, la famiglia Shepard riunita attraversa a tutta velocità la città a bordo di un classico double-decker rosso che investe il cantante Bret Michaels (anche questo capitolo è imbottito di facce più o meno celebri, destinate ad essere carne da macello per lo più) il quale, in puro stile Mad Max: Fury Road, continua a suonare la sua chitarra mentre gli squali gli volano intorno, mentre April, forte del suo braccio robotico afferra un elicottero che sta precipitando sul London Bridge e salva i suoi cari. Poco dopo, Gil – che nel frattempo ha indossato uno speciale elmetto che consente di monitorare i suoi parametri vitali – viene risucchiato nello sharknado e Fin salva la Regina d’Inghilterra (inspiegabilmente interpretata dall’attrice di origini spagnole Charo) entrando a Buckingham Palace da una finestra cavalcando un enorme squalo bianco.

sharknado 5 posterScocca qui, sul ‘God save the Queen‘ di rito, la fine dei primi 20 minuti (ebbene si) del film e possono partire i titoli di testa, animati.

Non sveleremo come o perchè Fin e April comincino a saltare da una parte all’altra del globo in un tour de force frenetico che lascia ben poco tempo per riflettere sulle assurdità che si susseguono alla ricerca del figlio scomparso, trascinando regolarmente con sé la catastrofe sulle zone che si ritrovano a visitare. Vi basti sapere che, nelle loro peregrinazioni, i due passano da: 1) le innevate Alpi svizzere (per la cui sequenza la produzione ha addirittura speso soldi nei diritti di una canzone degli Offspring); 2) in Australia, dove troviamo una segretissima organizzazione di sole donne e ci viene rivelata la vera natura della Opera House di Sidney (e dove incontriamo Tony Hawk, ovviamente con l’inseparabile skate); 3) brevemente a Rio in Brasile; 4) addirittura a Roma e in Vaticano, dove il modello Fabio interpreta il Papa parlando in italiano; 5) a Tokyo, dove naturalmente l’ondata di squali che giunge dal mare diventa per forza di cose Sharkzilla e dove alcune ragazze – tra cui la cinese Bai Ling (ah, tutti si esprimono sempre in inglese naturalmente, non importa il paese di provenienza) – gettano sfere Poké verso l’ammasso per cercare di catturare alcune bestie (per regolarsi, la finezza delle battute di Global Swarming è di questo tipo); 6) infine in Egitto, alla piramide di Keope, dove verrà più o meno risolto il mistero e si conclude la vicenda. E’ giusto sottolineare, qualora a qualcuno sorga l’improbabile dubbio – vista la resa sullo schermo, che i set, a parte quelli londinesi, sono stati tutti costruiti nell’economica Bulgaria, quindi non aspettatevi un vero e proprio esotico giro del mondo in 80 minuti.

sharknado 5 globalOra, se questa è la premessa, come si fa ad analizzare una pellicola che è perfettamente conscia dell’essere deliberatamente sopra le righe e incoerente quanto più possibile ad ogni capitolo che passa, estate dopo estate, fin dal 2013? Ebbene, si prova a valutare se i parametri che l’hanno resa uno (s)cult per molti appassionati di cinema di serie Z annoiati dalla penuria di prodotti estivi e alla ricerca di emozioni diverse a bassissimo prezzo siano ancora presenti e validi. E non si può certo dire che la formula sia cambiata, tra attori protagonisti di terza categoria, squali realizzati con effetti speciali da Lega Pro e una serie di comparse impensabili e totalmente sacrificabili e riferimenti ad altri film generalmente noti (tra i molti, vengono citati anche Un Lupo Mannaro Americano a Londra e Grease). Pregi e difetti sono sostanzialmente quelli di tutti i predecessori, prendere o lasciare. Forse si può sindacare sul fatto che i primi due film avessero un fascino maggiormente cheap e ‘inconsapevole’ – per quanto possa valere – ma qui, il budget un po’ più sostanzioso permette in qualche modo di amalgamare l’azione, pur lasciando intatto lo scheletro squisitamente economico e in perfetto stile Asylum. Il nuovo sceneggiatore Scotty Mullen (che sostituisce Thunder Levin) inoltre, focalizzandosi maggiormente sui due protagonisti rispetto al passato, riesce addirittura nell’impresa di farci per qualche momento affezionare alla loro sorte, un’impresa non semplice.

sharknado 5L’unico, vero, grosso problema è Tara Reid. Non è un segreto che la sua presenza nella saga sia sempre stata in gran parte limitata a starsene in un angolo in attesa di grandi momenti che corrispondevano quasi sempre al passare la motosega a Ziering, il vero eroe, ma i segni della chirurgia estetica, l’essere conciata con abiti e capigliature totalmente insensate (si, addirittura …) e soprattutto la sua totale incapacità espressiva persino nell’urlare (cosa che qui deve fare parecchie volte) la rendono davvero fuori luogo persino per un prodotto senza troppe pretese, il che comunque la dice lunga (su di lei e sul resto). Incredibile a dirsi. In ogni caso, il finale aperto lascia intendere che Sharknado 6 entrerà presto in lavorazione in vista del prossimo agosto e che esplorerà l’unica frontiera non ancora violata (non è difficile da immaginare a questo punto …).

In definitiva, Sharknado 5: Global Swarming è un disastro globale che porta i suoi eroi – e gli spettatori – in giro per il mondo (più o meno), per 85 tiratissimi minuti di nonsense imbottiti di CGI risibile, battute ancora più scarse e camei di personaggi che ci si chiedeva che fine avessero fatto (oppure no). Qualcuno si aspettava forse altro quando ha cominciato la visione?

Di seguito il trailer originale:

Articolo
[recensione] Sharknado 5: Global Swarming di Anthony C. Ferrante
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[recensione] Sharknado 5: Global Swarming di Anthony C. Ferrante
Descrizione
Un quinto capitolo che dà a chi ancora segue la saga quello che si aspetta, astenersi tutti gli altri
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Il Cineocchio
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