12 giugno 2017

[recensione] Shimmer Lake di Oren Uziel

Il debutto alla regia dello sceneggiatore di 22 Jump Street aspira a emulare la verve e gli intrecci cari ai fratelli Coen, ma ne è solo pallido riflesso

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12 giugno 2017
shimmer lake

Non particolarmente innovativo, Shimmer Lake, produzione originale Netflix e film di debutto scritto e diretto da Oren Uziel, risulta un’opera derivativa e priva di slanci particolari, tanto ignava da non essere memorabile nemmeno per bruttezza.

Shimmer Lake posterDimenticabile, questa è la sensazione che lo spettatore al termine della visione del primo lavoro alla regia di colui che precedenza è stato lo sceneggiatore di Scherzi della natura e 22 Jump Street. Poca infatti della verve comica (seppur un po’ sguaiata) dei due succitati predecessori è ritrovabile nel debutto dietro alla camera da presa di Uziel, sebbene sia sempre lui a stendere il copione, ne è solo una versione depotenziata, spenta. Il thriller, infatti, vorrebbe unire a una storia torbida di omicidi e rapine a un umorismo cinico e pungente, spingendosi un passo più in là degli antecedenti script, e ispirandosi palesemente allo humor nero e alla struttura complessa a incastro perfetto dei fratelli Coen, ma purtroppo l’obiettivo è troppo alto, o quantomeno non si è osato abbastanza, e ciò penalizza notevolmente il risultato. Si cerca di realizzare allo stesso modo una storia a più voci e più capitoli, sviluppata a ritroso e a sovrapposizione di piani temporali sfalsati e, va concesso, in questo ambito non ci sono particolari errori; il problema è che nessuna delle sezioni in cui è suddivisa la pellicola lascia il segno, né in termini di performance, né di azione, né di regia.

La narrazione si apre in medias res, con Andy (la star di The Office Rainn Wilson) nel seminterrato che ravana alla ricerca di qualcosa, immediatamente palesando la sua natura non proprio proba, s’imbatte nella figlia (Isabel Dove) e le intima di mantenere il segreto sulla sua presenza in casa, poi scappa dalla finestra rubando la macchina della polizia parcheggiata fuori. Subito scopriamo allora che a sorvegliare la dimora del fuggiasco è il fratello stesso, Zeke (Benjamin Walker), agente all’apparenza irreprensibile, che si reca da cognata (Angela Vint) e nipotina per supportare la famiglia e cercare di intercettare il degenerato consanguineo, prima che per lui si metta davvero male e qualcuno gli spari; quest’ultimo però gli sfugge sotto al naso, mentre è al piano superiore. Emerge poi che questi, insieme a due soci, Ed (Wyatt Russell, che peraltro compare in 22 Jump Street) e Chris (Mark Rendall), hanno preso parte alla rapina della banca locale dove sono conservate le paghe degli agricoltori, che per uno sfortunato caso è assicurata a livello federale, motivo per cui viene coinvolta anche la FBI.

Shimmer Lake 1Come in Fargo, di cui si sente certo l’influsso in termini di modello, un’azione avventata messa in atto da un trio di criminali improvvisati innesta un crescendo di violenze e una successione di omicidi, incontrollabile fenomeno scatenato quasi per caso. Il racconto è allo stesso modo del celebre thriller dei Coen, ambientato in una tranquilla cittadina nel mezzo del nulla e similmente corale e frammentario, i suoi molti protagonisti si dividono la scena e nessuno primeggia sugli altri, ma concorrono uno schema diegetico non facile da gestire. A ciò si aggiunge il tentativo di emulare quell’approccio caricaturale eccelsamente concretizzato nel sopracitato film, ma che in Shimmer Lake, al contrario, non è altrettanto entusiasmante, anzi … Così viene tratteggiata una sequela di tipi umani, probabilmente tragicomici nell’intento, che però risultano solo loffi, dacché nessuno ha sufficiente spazio o personalità per brillare. C’è allora una variegata gamma di criminaluncoli: Andy, un ex PM caduto in disgrazia perché reo di corruzione che cerca di mettere a segno un colpo rocambolesco, dovrebbe essere la figura più grottesca, il prototipo del furbo e scellerato, ma non è caratterizzato in modo abbastanza caustico; Ed, invece, spacciatore con una terribile colpa a gravare sulla sua coscienza, parrebbe essere il soggetto più drammatico, più oscuro, ma il suo limitato e superficiale sviluppo psicologico non gli permette di comunicare grande pathos; infine Chris, il drogato con poca capacità cranica che in continuazione chiede se e si altera perché è appellato “stupido”, non è abbastanza smaccatamente caricaturale e ridicolo per suscitare riso, né abbastanza turpe o squallido per generare disapprovazione o paternalistica compassione verso lo sfortunato degenere. C’è poi la fascinosa e problematica Steph (Stephanie Sigman), moglie di Ed, dalla psicologia piatta almeno quanto gli altri. Chiude lo stuolo dei non proprio integerrimi si aggiunge il ricattabile Brad Dawkins, che nasconde al mondo e alla famiglia un segreto inconfessabile e per questo viene ricattato più volte, rappresentando così un ingranaggio fondamentale nel meccanismo narrativo; si tratta di altro cliché, eppure il suo interprete John Michael Higgins dà vita all’unico personaggio vagamente interessante dell’intero insieme. Non migliori risultati giungono dalla controparte dei “buoni”, principiando con il poliziotto Zeke, bell’imbusto inespressivo che dovrebbe incarnare un animo doppio e travagliato, ma comunica molto poco, come d’altra parte il suo secondo (Adam Pally). Si accodano due agenti federali svogliati e fannulloni, interpretati da Rob Corddry e Ron Livingston, che dovrebbe costituire un ulteriore polo comico, ma sono solo dannatamente scialbi.

Ai dialoghi e personaggi deludenti, si aggiunge infine una regia piatta, nonché la mancanza pressoché totale di scene d’azione degne di nota. Unica vera eccezione esaltante di tutto il minutaggio è la sequenza (parzialmente mostrata nel trailer) in cui uno dei protagonisti, dopo che si è udito un colpo di pistola, inizia a vagheggiare, a dire cose senza senso, questi confuso ruota su se stesso e viene inquadrato alle spalle, gli hanno sparato sul dietro del cranio, il tutto davanti a un testimone femminilmente urlante seduto sulla tazza. Tuttavia non basta un passaggio buono a salvare l’insieme mediocre, seppellito definitivamente dal colpo di scena “ad effetto” finale, che lascia ancor più insoddisfatti. Difatti un prodotto del genere, in cui tutto gira intorno a personaggi e agli scambi verbali, in caso ambedue scarseggino in termini di inventiva ed estro, può solo risultare deludente, e tale è senza dubbio Shimmer Lake.

Di seguito il trailer originale:

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Titolo
[recensione] Shimmer Lake di Oren Uziel
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Il debutto alla regia dello sceneggiatore di 22 Jump Street aspira a emulare la verve e gli intrecci cari ai fratelli Coen, ma ne è solo pallido riflesso
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Il Cineocchio
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