Horror & Thriller

5,6/10 su 156 voti. Titolo originale: Wishmaster, uscita: . Budget: $5,000,000. Regista: Pierre David.

Recensione story | Wishmaster – Il signore dei desideri di Robert Kurtzman

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Un perfido Djinn è il sanguinario villain dell'eccentrico e troppo bistrattato horror del 1997 dal cast infarcito di icone del terrore, tra cui Robert Englund, Tony Todd e Kane Hodder

Il mondo dei Djinn, ancestrali e sovraterrene entità della cultura preislamica poi entrate a far parte dell’Islam nella loro connotazione demoniaca, celano una natura ben più oscura e sinistra di quella che l’Aladdin della Disney o il precedente letterario in Le mille e una notte descrivono. Ammaliatore che abita tra la dimensione celeste e quella umana, il genio (nella nozione vulgata) è assai più insidioso e dalle tinte variegate: in taluni casi s’avvicina alle presenze maligne che caratterizzano le case stregate, come nel notevole L’ombra della paura / Under The Shadow di Babak Anvari, in altri rimane più affine a quanto raffigurato in Aladdin, ma al contrario del bonario spirito azzurro imprigionato nella lampada si tratta di un infido demone il cui operato tende solo al male e che richiama assai più nel risultato La zampa di scimmia di William Wymark Jacobs. In tale categoria rientra il villain sovrumano di un inventivo, eccentrico quanto sottovalutato horror risalente al 1997: Wishmaster – Il signore dei desideri di Robert Kurtzman.

Il film si apre in Persia, un potente sortilegio sta tramutando l’intera corte di un antico sovrano in mostruose creature, un uomo viene tramutato in serpente, di un altro lo scheletro e il cranio fuoriescono letteralmente dal corpo e camminano, il fegato di un terzo gli esce da ventre per mordere una donna. Si scopre che gli infernali mirabilia sono la concretizzazione delle richieste dell’imperatore da parte di un mostruoso figuro incappucciato, il Djinn (Andrew Divoff) per l’appunto, che traduce in incubi i desideri espressi e che viene prontamente imprigionato da un avveduto Visir in un grosso opale. La pietra, incastonata in una statua di Ahura Mazda, approda dopo secoli nell’America dei giorni nostri dove Raymond Beaumont (interpretato da Robert Englund) attende il prezioso manufatto da inserire in una  la sua collezione di antichità, ma viene distrutta a causa di un maldestro macchinista (incarnato dal Joseph Pilato di Zombi e Pulp Fiction) arrivato ubriaco al lavoro. Approfitta dell’incidente un altro portuale, che ruba la gemma maledetta per poi cercare di rivenderla da Regal Auctioneers, dove viene esaminata da Alexandra “Alex” Amberson (Tammy Lauren). La donna a sua volta la porta da un caro amico e collega, Josh Aickman (Tony Crane), il quale però inavvertitamente libera il Djinn e dà il via a una terribile catena di agghiaccianti eventi e omicidi.

Innegabile è che alcuni aspetti, stilistici in particolare, in parte affliggano Wishmaster, prima tra tutti una fotografia non proprio impeccabile e avvezza a un visionario “smarmellamento”, nonchè una sceneggiatura non esattamente meticolosa che in alcuni passaggi, o nel costruire la suspense mentre il maleficentissimo genio errabonda per le strade della metropoli incappando in una serie di ignare vittime. Nonostante ciò molteplici sono i caratteri che un estimatore della cinematografia del terrore di sicuro saprà apprezzare: anzitutto c’è l’idea stessa del fascinoso Djinn, figura luciferina e a tratti grottesca, che unisce la sete di sangue, un’estrema fantasiosità nelle uccisioni a un certo umorismo nero, risultando all’altezza di grandi killer paranormali del genere come Candyman, Freddy Krueger, Jason Voorhees o Pinnhead. Proprio quest’ultimo, e in generale le prassi sadiche dei cenobiti, sono richiamate in più di un frangente e nello specifico in un’inquadratura con costato squartato e lembi di pelle aperti e infilzati da uncini ferrei. Si succedono inoltre trovate narrative e visive particolarmente fantasiose, descritte con rimarchevole dovizia di scabrosi particolari e inventivi effetti pratici che indulgono nel gore, con una profusione di corpi dilaniati, una maledizione cancriforme a scapito di un intollerante farmacista (il Reggie Bannister di Fantasmi), oppure l’accecamento per subitanea cavatura d’occhi dalle orbite ed ermetica chiusura delle palpebre, o ancora una declinazione post-contemporanea della pietrificazione, o meglio plastificazione.

A ciò si accompagna una sequela di cameo e apparizioni di celebri volti dell’horror, a partire dai già citati Englund, Pilato e Bannister, a cui si uniscono Kane Hodder (passato alla storia come interprete di Jason Voorhees), Tony Todd (il Candyman), Ted Raimi (fratello di Sam e presente in Darkman, La casa  II e L’armata delle tenebre), Chris Lemmon (Just Before Dawn), George Buck Flower (Essi vivono), infine Angus Scrimm (il Tall Man della saga di Fantasmi) è la voce narrante. Non solo, a Wishmaster ha collaborato anche un celebre effettista, Tom Savini e come produttore c’era Wes Craven. In ultimo, i legami con la cinematografia del terrore non si limitano alla componente umana (cast & co.), ma si estendono ai riferimenti a vere e proprie icone dei cult del genere, in particolare compare la statua del demone Pazuzu, chiaro omaggio al film L’Esorcista di William Friedkin.

Tra icone horrror, eccentricità ed eccessi, Wishmaster riuscì comunque a crearsi un suo seguito, incassando quasi 15 milioni di dollari (a fronte di un budget di 5 milioni) e dando vita a una vera e propria saga horror con ben tre seguiti tra il 1999 e il 2002: Wishmaster 2 – Il male non muore mai (Wishmaster 2: Evil Never Dies), Wishmaster 3 – La pietra del diavolo (Wishmaster 3: Beyond the Gates of Hell) e Wishmaster 4 – La profezia maledetta (Wishmaster 4: The Prophecy Fulfilled). Da questo risulta indubbio che un’antico e mostruoso spirito, giunto a noi addirittura dalla Persia, capace come il Djinn di ispirare ben 4 film e di dar vita a una propria bizzarra mitologia, non possa essere liquidato con leggerezza così su due piedi!

Di seguito il trailer originale:

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