15 maggio 2017

[recensione] Tall Men di Jonathan Holbrook

Stranezza e squallore dilagano nel singolare horror con protagonista il convincentemente psicotico Dan Crisafulli

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15 maggio 2017
Tall Men

Estremamente sopra le righe, Tall Men di Jonathan Holbrook proietta lo spettatore in una realtà dominata da un estremo squallore, abitata di personaggi inusitati e reietti e pervasa da visioni da incubo oscure quanto grottesche.

Tall man 2017 posterDilatato nei tempi e decisamente straniante, il film traghetta lo spettatore nella vita mesta e nelle confuse percezioni del molto disturbato Terrence Mackleby (Dan Crisafulli), la cui salute psichica è ulteriormente minata dalla disastrata situazione finanziaria; infatti l’uomo, compulsivo e sommerso dai debiti ha dichiarato fallimento e gli è rimasta solo la casa di famiglia, peraltro un edificio scricchiolante, fatiscente e alquanto inquietante. Incapace di controllare le proprie pulsioni, poco dopo il tracollo finanziario, sottoscrive una misteriosa carta di credito, evocativamente nomenclata “The Card”, che tuttavia ha interessi maggiori del peggior strozzino e metodi di recupero crediti tutt’altro che convenzionali, gettando il poveretto in una forma di panico totale. Ulteriore attacco all’equilibrio instabile del protagonista, già avvezzo ad una fantasiosa e psicotica rielaborazione di realtà, è dato da un’altrettanto alienata collega, Edith (Jennifer Angelucci-Medina), fedele lettrice di Conspiracy Magazine che durante la pausa pranzo in azienda racconta di una razza ibrida uomini rettile, eredi della fratellanza babilonese che abitano in mezzo a noi. Colpo di grazia, infine, è il suo improvviso licenziamento, che parrebbe portare a una totale degenerazione del suo stato, in cui sono coinvolti successivamente anche la fidanzata Lucy (Kay Whitney) e l’amico e collega Lee (Richard Garcia)

Narrazione propensa al caricaturale nel delineare i personaggi e le loro psicologie, tutti i soggetti messi in scena non sono esenti da una moderna resa della recitazione espressionista. Anzitutto Terrence è calcatamente stramboide, schivo e al contempo passivo aggressivo, la mimica che lo contraddistingue tradisce un chiaro disturbo mentale che inizialmente traspare dai gesti scattosi e smisurati ad ogni rumore, per giungere a vere e proprie forme allucinatorie, che si concretizzano nei fotogrammi. Anche Lucy e Lee hanno una caratterizzazione eccentrica e latamente grottesca, l’una assai timida e in certi passaggi un po’ dissociata, l’altro peculiare soprattutto nelle espressioni facciali e nelle reazioni alle avance di Edith; quest’ultima, d’altra parte, è altrettanto emarginata e singolare, ha profonde occhiaie nere e propende a una visionarietà fanatica. Al carnevale umano, quasi una versione contemporanee di goyeschi “Capricci” almeno per bizzarria e ironia nei ritratti di ciascun tipo sociale e antropologico, si sommano alcuni personaggi secondari come la madre di Lucy, parodia pungente mette in scena un’americana macilenta e iper-aggressiva, o il clochard con barba rossa che farnetica, oppure la nonna iper-emotiva di Terrence, o ancora i due detective esaltati che rispondo alla sua chiamata per effrazione domestica.

Tall Man Jonathan Holbrook copia 2La calcata stravaganza di Tall Men non si limita solo ai suoi personaggi, ma si estende a diversi elementi filmici, quasi sospesi in una percezione straniante, ammantati di un appena percettibile e diffuso squallore, che tange persone e luoghi, nonché il carattere del girato stesso. Dalla vasca da bagno nel mezzo del giardino retrostante o il ritratto astratteggiante col volto di una donna insanguinato in salotto, diversi sono gli elementi stranianti nella casa in cui abita, o le strade vuote e il vicinato dimesso, per concludere con il magazzino sotterraneo pieno di scatole, uno spazio illuminato da neon e monotono al centro del quale si trova il tavolo dozzinale dove il personale s’incontra a pranzare. Ugualmente, non esiste nessuna forma di edulcorazione per ciò che concerne le riprese, nessun filtro a migliorare quanto catturato l’occhio della camera, da cui discende un’immagine tanto piatta e desolante da risultare straniante. Nel materiale, all’insegna del minimalismo realista, si alternano poi interferenze fantasmatiche, apparizioni distorsive, realizzate con pochi mezzi che riescono però a cogliere nel segno. Limitati sono gli effetti speciali, pratici e non, le entità o visioni, il confine è labile e il dubbio permane a lungo, si limitano ad essere personaggi cosparsi d’uno strato salmastro, o attori con unghie appuntite e una dentatura sinistra, infine soggetti, mantenuti nella penombra, in abito da lavoro e passamontagna che ne elimini i tratti somatici. Si somma, inoltre, un insolito raccordo tra le sequenze: alcune terminano con un inconsueto fermo immagine, altre no, ma sovente sono legate tra loro da una dissolvenza, che ricorda pratiche diffuse nel periodo del muto, meno ai giorni nostri. A completare il tutto c’è uno strisciante e disarmonica soundtrack, fatto di sinfonie stridenti e rumori di fondo costanti, quasi a tradurre il rumorio ininterrotto che domina la mente disturbata del protagonista.

Strano, non si potrebbe definire diversamente, ma coerente nella sua stranezza, in Tall Men vige un alienante nonsense, che perfettamente traduce il punto di vista peculiarissimo dello psicolabile Terrence, rimando tuttavia sospeso tra emisfero della mente e reale minaccia esterna, in un indefinitezza confermata dal finale.

Di seguito il trailer originale:

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Titolo
[recensione] Tall Men di Jonathan Holbrook
Descrizione
Stranezza e squallore dilagano nel singolare horror con protagonista il convincentemente psicotico Dan Crisafulli
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Il Cineocchio
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