28 ottobre 2016

[recensione] The Accountant di Gavin O’Connor

Il regista di Warrior mette insieme un film d’azione multistrato in cui i pezzi però non si annodano mai

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28 ottobre 2016
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Più Colt che contabilità

accountant-affleck-posterChristian Wolff (Ben Affleck), autistico ad alto funzionamento, già da piccolo mostra un acume matematico fuori dal comune. Ma non si tratta di Will Hunting, e nemmeno di Rain Man. Cresciuto, anziché le porte del MIT, gli si spalancano quelle di uno studio di contabilità. Il suo. In realtà non si tratta di un lavoro tranquillo; dietro alle mirabolanti detrazioni fiscali per coppie di vecchietti ansiosi di ottimizzare il debito fiscale (ogni mondo è paese, e una furtiva lacrima scende sulla gota dello spettatore quando sente pronunciare “Modelli Unici”: miracoli del doppiaggio italiano), si nasconde incessante una losca attività. Non ci è dato sapere subito perché, ma Christian accetta spesso e volentieri incarichi da tesoriere o revisore contabile per organizzazioni criminali. Al contempo, vediamo che il ragazzone tira niente male, novello Rambo grazie all’educazione di stampo militar vietnamita ricevuta dal padre; lo vediamo infatti tutto contento a sfracellar meloni disegnati a mo’ di emoticon nel prato della coppia di vecchietti a lui grati per il risparmio fiscale.

Poi la sceneggiatura scritta da Bill Dubuque (The Judge) si perde in mille trame sbocconcellate, senza che nessuna abbia una tensione narrativa corposa o almeno emotiva, tutto è abbozzato e buttato via, non ci si addentra in nulla. È come ascoltare tutte insieme le prime battute di altrettante canzoni di media qualità, la disarmonia nell’opera diretta da Gavin O’Connor (Jane got a Gun, Warrior, Pride and Glory – Il prezzo dell’onore) è totale e il disinteresse galoppante. Gli stessi attori sembrano appiccicati alla scena, non restituendo nessuna credibilità. Affleck che corruga la fronte e abbassa lo sguardo per esprimere il tormento di un’infanzia segnata dal disagio psichico non convince, il disegno del suo personaggio adulto è totalmente incoerente, la sua interpretazione procede a sussulti e sbalzi. La coprotagonista Dana Cummings (Anna Kendrick), contabile pure lei, ha un’espressione sempre sospesa fra Rooney Mara e Annamaria Franzoni e dalla sua petulanza non traspare mai un’intenzione chiara: è un’impicciona, è solo una che cerca un fidanzato, non si capisce. Non è credibile nello spavento, nella sorpresa, negli approcci. Si salva solo l’ottimo J.K. Simmons (Ray King), ma è davvero troppo poco per salvare il film.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di The Accountant, nei nostri cinema dal 27 ottobre:

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[recensione] The Accountant di Gavin O’Connor
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Il regista di Warrior mette insieme un film d’azione multistrato in cui i pezzi però non si annodano mai
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