2 aprile 2017

[recensione] The Bye Bye Man di Stacy Title

La regista cerca di costruire un nuovo villain riciclando malamente idee vincenti del passato, non supportata dal cast e dalla sceneggiatura

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2 aprile 2017
bye bye man

Non dirlo. Non pensarlo. Non vederlo.

Sarebbe facile liquidare con questa sentenza a effetto (e probabilmente pensata – e usata – già da molti) The Bye Bye Man, ennesimo horror privo di mordente che esce dalle nostre parti quando opere ben più meritevoli vengono relegate, quando va bene, all’home video. Diretto da Stacy Title, e basato su una sceneggiatura (ispirata a un racconto di Robert Damon Schneck del 2005) di suo marito Jonathan Penner, che interpreta peraltro un ruolo di supporto, vede tre studenti universitari, Elliott (Douglas Smith), la sua fidanzata Sasha (Cressida Bonas) e il suo atletico miglior amico John (Lucien Laviscount) che si trasferiscono in una vecchia casa fatiscente che, sorpresa sorpresa, è infestata! Beh, più o meno … La presenza in questione va sotto il nome innominabile e in-pensabile di Bye Bye Man appunto, un losco figuro incappucciato e sfregiato che si aggira nell’etere in attesa che lo sventurato di turno pronunci il suo nome, cominciando a quel punto a ossessionarlo fino a quando non comincia a commettere omicidi. I tempi di reazione del boogeyman sono però piuttosto fuori sincrono, quindi nel momento in cui il perseguitato si rende conto di aver scherzato col fuoco, ne ha molto probabilmente già parlato con altri, trasmettendo così la maledizione. Il tutto (ri)comincia quando Elliott trova un comodino nella nuova casa, in cui il fatidico nome è stato inciso sul fondo dell’unico cassetto dall’ultima persona che ha avuto a che fare con il villain, alla fine degli anni ’60. A un certo punto, dopo che il protagonista ha capito cosa sta succedendo, decide di distruggere il mobiletto (una mossa furba) … lanciandolo nel bosco a pochi passi da casa sua (mossa non troppo furba … ma è così che i personaggi si comportano in questo film).

bye bye man posterIl Bye Bye Man agisce dal punto di vista psichico, guidando lentamente le sue vittime alla pazzia, facendo loro vedere cose e facendole comportare in modi inusuali, mentre sul piano fisico rimane relegato a una cerata con cappuccio, sempre avvolto nell’oscurità, e sbuca ogni tanto fuori dagli angoli poco illuminati. Per questi motivi, vengono facilmente – e giustamente – in mente sia pellicole recenti come Babadook che classici come Nightmare o Candyman, oppure la celebre leggenda metropolitana di Bloody Mary. Il modo in cui l’entità spaventa le proprie vittime non è comunque terribile quanto il resto. In particolare, il BBM tenta di seminare zizzania nel trio rendendo Elliott paranoico sul fatto che Sasha e John potrebbero avere una relazione e al contempo Sasha appetitosa per John, perché questo è un cattivo con un certo interesse verso i triangoli amorosi. I personaggi potranno pur essere tratteggiati sulla carta velina, la Bonas un’attrice assolutamente terribile e Smith una versione a buon mercato del Charlie Heaton di Stranger Things e Shut In (che è a sua volta è una copia sbiadita di Dane DeHaan …), ma almeno ci sono alcuni vaghi spaventi a intermittenza nella prima parte, anche se il sangue è praticamente assente. Gli eventi prendono una piega verso il “cosa accidenti sto guardando?”, quando Elliott finalmente capisce che è il Bye Bye Man a inculcargli le visioni, momento in ci il film passa dai modesti salti sulla sedia legati alla sua anima horror al provare a imbastire una trama che tenga in piedi la baracca. Ma proprio non ce la fa. Sembra quasi che la Title e Penner abbiano guardato It Follows e Babadook e si siano detti “Va bene, si può fare,” senza aver però la benchè minima idea di come farlo.

Proviamo a elencare le insensatezze sparse. The Bye Bye Man ruota intorno al fatto che il mostro voglia sentire le persone pronunciare il suo nome a voce alta … ma il suo modus operandi è di spingere queste persone a uccidere tutti quelli a cui hanno riferito il suo nome prima che possano dirlo a chiunque altro, rompendo così la catena e privando il Bye Bye Man di papabili vittime … L’autolesionismo regna… C’è un’angosciante sequenza che coinvolge a un certo punto la detective Carrie Anne Moss (che ha circa tre pose) in cui Elliott non può spiegare perché sia capitato qualcosa di brutto, semplicemente perché non può pronunciare il nome del BBM senza coinvolgere la donna nella maledizione. L’opzione di raccontarle semplicemente i fatti senza utilizzare il lemma maledetto, ovvero di darle un soprannome o un nome di fantasia, non gli passa nemmeno vagamente per la testa.

the-bye-bye-manVengono poi fatti molti cenni alla mitologia del Bye Bye Man: la sua presenza viene resa nota ai malcapitati con il rumore di un treno o il suono di una moneta che cade, senza contare un enorme mastino infernale realizzato in pessima CGI che lo accompagna fedelmente. Ebbene, nonostante quanto si potrebbe pensare, lo sceneggiatore non si preoccupa minimamente di spiegare alcun che a riguardo dei suddetti. Tutto viene lasciato in sospeso, privando del tutto di suspense il terzo atto. Non è molto semplice rimare coinvolti nelle sorti dei nostri eroi e nelle possibili modalità con cui potrebbe salvarsi, quando lo spettatore non ha infatti la minima idea di come il cattivo potrebbe essere sconfitto. E’ vero che un boogeyman non ha bisogno di chissà quali racconti sul suo passato che spieghino le ragioni che lo guidano per risultare spaventoso (anzi, spesso fa più paura se non ne è provvisto), ma qui è proprio il concetto stesso di ‘paura’ a essere messo sotto la lente, e non si può certo dire che TBBM ne grondi da ogni fotogramma. La pellicola cerca di convincere lo spettatore a pensare che il suo cattivo principale sia stato ben congegnato (e, presumibilmente, sia degno di essere visto ancora in un sequel), quando in realtà, sia in termini di sostanza e che di design, ci troviamo davanti a ben poca cosa. Uno dei pochi punti a suo favore è l’essere interpretato da Doug Jones. Ah, c’è anche Faye Dunaway, in ben un’intera inutile sequenza. Il suo unico scopo è quello di raccontare a Elliott cose che il ragazzo aveva già capito e di condurlo all’illuminazione su come sconfiggere il Bye Bye Man, idea che tuttavia viene vanificata appena 10 minuti più tardi.

Onestamente, sarebbe il primo caso in cui un prequel, certo se affidato a mani più esperte – e magari classificato non ‘per tutti’ – potrebbe risultare un bene. Per ora, vale assolutamente la nostra frase di apertura.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di The Bye Bye Man, nei cinema dal 16 aprile:

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[recensione] The Bye Bye Man di Stacy Title
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La regista cerca di costruire un nuovo villain riciclando malamente idee vincenti del passato, non supportata dal cast e dalla sceneggiatura
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Il Cineocchio
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