16 marzo 2017

[recensione] The Ring 3 di F. Javier Gutierrez

Johnny Galecki e Matilda Lutz sono i protagonisti di un terzo capitolo totalmente incapace di rinnovare la saga e che soprattutto non decolla mai

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16 marzo 2017
the ring 3 rings

Ci vogliono sette giorni perchè la videocassetta della saga horror di Ring uccida le sue vittime, ma solo 102 minuti a The Ring 3 (Rings) per drenare a morte questa premessa. Dodici anni dopo l’ultimo deludente capitolo della serie, The Ring 2, questo mezzo tentativo di resuscitare il J-horror d’importazione per una nuova epoca dimostra tutta la propria irrilevanza.

I film originali avevano generato sana inquietudine intorno ai granulosi filmati in VHS e agli orrori che si annidavano all’interno delle loro incisioni che prendevano vita. Quest’ultima fatica, con personaggi completamente nuovi, vede il fantasma di Samara farsi strada nel mondo digitale, hackerando i file Mp4 per assalire una nuova generazione di spettatori – non solo i protagonisti, ma il pubblico più giovane che potrebbe non avere altro punto di riferimento per la saga al di fuori di questo spento passo indietro.

the ring 3 posterFarebbero meglio a guardare It Follows piuttosto – o perfino il recente crossover giapponese Sadako Vs. Kayako, che almeno non fa l’errore di The Ring 3 nel prendere questo concetto strabollito tanto seriamente dopo così tanti anni. La prima volta che qualcuno qui borbotta “Devi vedere una cosa,” è come ascoltare una brutta cover pop di una melodia rock classica. Le note non suonano decisamente più come le si ricordava.

Sia l’originale Ring (Ringu) di Hideo Nakata del 1998 che il remake ad opera di Gore Verbinski del 2002 erano riusciti a costruire un bel po’ di suspense genuina dal materiale di partenza, mutuato dall’omonimo romanzo di Koji Suzuki: guardare il video è un’esperienza da brividi di per sè, ma dà inizio anche al conto alla rovescia sull’orologio. Bisogna passarlo a qualcun altro per essere salvi. Se non lo si fa, Samara Morgan striscerà fuori dal televisore e prosciugherà la forza vitale del malcapitato in un modo raccapricciante. Con The Ring 2, tale sfida aveva dato il via a un’intera sottocultura di adolescenti che condividevano il video l’uno con l’altro come in una sorta gioco della bottiglia mortale; col terzo capitolo, la minaccia è stata in giro abbastanza a lungo da generare addirittura un centro di ricerca apposito.

E’ in questo posto che un assonnato professore universitario (Johnny Galecki) irretisce i suoi studenti con la promessa della scoperta della vita dopo la morte, trascinandoli però in un ciclo senza fine in cui devono schivare la morte imminente trasmettendola ad altri. Uno degli ultimi allievi è Holt (Alex Roe), che ha appena iniziato il college, pur mantenendo una relazione a distanza con la sua fidanzata Julia (la nostrana Matilda Lutz, non certo la cosa peggiore qui, anzi). Dopo alcune settimane di videochiamate, lei non riesce più a raggiungerlo via messaggio, e a un certo punto una misteriosa ragazza appare nella sua stanza del dormitorio quando prova a chiamarlo per l’ennesima volta. Julia molla così tutto e viaggia fino al campus, dove scopre che il ragazzo era sparito soltanto per proteggerla dalla scoperta del suo ‘problema’ con Samara, e finendo ovviamente per rimaner profondamente coinvolta nel mistero che circonda la faccenda.

the ring 3The Ring 3 non si solidifica mai in un film vero e proprio, stipando una manciata di eventualità all’interno della sua durata eccessiva. Guardare le prime sequenze per conto proprio – ed estrapolandole dal prologo decisamente kitch a bordo di un aereo, che dovrebbe servire a stabilire il tono della minaccia soprannaturale – renderebbe la pellicola un puro dramma adolescenziale perfettamente dimenticabile. Invece, si trasforma in un sequel horror ancor più dimenticabile che solo per caso detiene i diritti della serie di The Ring. Poi diviene addirittura un giallo sempre dimenticabile, con Julia e Holt che si avventurano nelle campagne, dove casualmente incappano in un sacco di informazioni sulla triste e prematura morte di Samara.

Non trovano nulla di particolarmente rivelatorio comunque in quel luogo, a parte un paio di dettagli che circondano la dipartita dello spirito in fondo a un pozzo, ma non si tratta certo di quel tipo di scoperte epocali capaci di trasportare la saga verso nuovi coraggiosi e imprevedibili lidi. L’aggiunta al mix di un prete cieco e non troppo registrato interpretato da Vincent D’Onofrio garantisce un qualche sussulto solo per il modo in cui il suo arrivo improvviso in scena appare tanto ridicolmente assurdo quanto minaccioso allo stesso tempo. Un paio di riprese stilose e qualche salto sulla sedia ben piazzato dimostrano che il regista F. Javier Gutierrez (Tres días) ci ha almeno provato a pensare a come far sobbalzare il pubblico, ma nel frattempo, Samara rimane la minaccia più prevedibile di The Ring 3: una creatura soprannaturale dalle pelle chiara che non fa molto più che barcollare fuori dalle TV con gli occhi coperti dai lunghi capelli neri bagnati avanzando inesorabile verso le vittime pietrificate. Nemmeno l’era digitale ha insegnato a questo villain qualche nuovo trucco …

Beh, eccetto uno: la nostra spettrale e inarrestabile inseguitrice ha imparato l’arte del montaggio, allargandosi sul video in modi che consentano molteplici versioni e nuove permutazioni del suo incedere. Un frenetico momento verso la fine suggerisce poi che lei potrebbe pure essere un qualche tipo di hacker!

the ring 3 matildaMa prima di elevare The Ring 3 a potenziale metafora del mondo reale per gli scandali tecnologici che affliggono gli insicuri tempi moderni, cercate di capire che semplicemente riconoscere le circostanze attuali che ci circondano non è la stessa cosa che realizzarci qualcosa di innovativo. Confrontando questo secondo sequel con il prossimo Scappa – Get Out di Jordan Peele, opera su ricchi bianchi che fanno il lavaggio del cervello a servitori neri, o con The Purge: Election Year, che è fondamentalmente una satira impomatata sull’elezione di Donald Trump, rende The Ring 3 terribilmente insulso – un qualcosa che non ce la fa a rinnovare i suoi punti di riferimento, ma si limita pigramente a ricalcarli senza sforzarsi troppo. “Ho guardato il nastro, ma non può non essere servito a nulla!” ansima uno dei personaggi a un certo punto, certificando in sostanza il suo destino, e trascinando a fondo il film con lui. Più di ogni altra cosa, The Ring 3 dimostra che un’idea rilevante non è necessariamente un’idea ispirata.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di The Ring 3, nei cinema dal 16 marzo:

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[recensione] The Ring 3 di F. Javier Gutierrez
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Johnny Galecki e Matilda Lutz sono i protagonisti di un terzo capitolo totalmente incapace di rinnovare la saga e che soprattutto non decolla mai
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Il Cineocchio
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