20 novembre 2016

[recensione] The Stakelander di Dan Berk e Robert Olsen

Il seguito di Stake Land sarà sicuramente apprezzato da chi ha amato il primo film, meno da tutti gli altri

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20 novembre 2016
stakelander

Come dite? Non avevate idea che fosse stato girato il sequel di uno dei migliori film horror indipendenti coi vampiri degli ultimi 10 anni? Beh, in effetti siamo rimasti piuttosto sorpresi anche noi di scoprire che la Dark Film aveva preparato in gran segreto Stake Land 2, o meglio The Stakelander, relegandolo però a un’uscita in totale sordina su SyFy. In ogni caso, noi abbiamo avuto la fortuna di vederlo in anteprima su grande schermo al Festival di Sitges. La prima cosa che colpisce è la bella sensazione di vedere i protagonisti Connor Paolo e Nick Damici sullo schermo di nuovo insieme, nei panni di Martin e Mister. I due, seduti accanto a un fuoco da campo e con lo sguardo solenne indicano chiaramente che The Stakelander è un seguito diretto del film del 2010 e non uno di quei quasi-sequel in cui l’unica relazione è che entrambe le opere esistono all’interno dello stesso universo. Un grande inizio quindi. E invece, come per le pellicola originale – si comincia con un tremendo pugno nello stomaco.

the-stakelander-2Si scopre che Martin e Peggy (Bonnie Dennison) sono riusciti ad arrivare a New Eden dopo averne parlato nel primo film. Vi si sono stabiliti con altri sopravvissuti dell’Apocalisse vampiresca, si sono sposati e hanno anche avuto una figlia di nome Belle, come il personaggio di Danielle Harris. Sfortunatamente, la setta adoratrice dei vampiri, la Brotherwood, e un potente vampiro femmina (Kristina Hughes), che è in grado dare la luce a bambini vampiri, si trovavano poco lontano da loro, e una notte hanno assediato New Eden. Con la sua famiglia morta, con la sua nuova casa distrutta, Martin ritorna nelle distese desolate dell’America per cercare il suo mentore e leggendario cacciatore di vampiri, Mister, nella speranza che lo guidi nella sua vendetta. Dopo alcuni passi falsi, numerose trappole e diversi nuovi amici (A.C. Peterson, Steven Williams e Laura Abramsen), i due finalmente si ritrovano e si preparano per la resa dei conti e per la battaglia per salvare la prossima cittadina sulla lista. Ora, la posta in gioco è molto più alta rispetto a prima.

Innanzitutto, è giusto sottolineare che The Stakelander riesce a catturare l’essenza e l’atmosfera del film precedente. Se la regia è passata a Dan Berk e Robert Olsen, Damici ne ha scritto la sceneggiatura e figura tra i produttori esecutivi con il direttore della fotografia Matt Mitchell. E’ evidente che Damici conosca e capisca i personaggi meglio di chiunque altro e aiuta anche il fatto che egli ci abbia portato di nuovo in questo mondo con Badie Ali, Hamza Ali, Malik B. Ali, Larry Fessenden, Brent Kunkle, Greg Newman e Peter Phok – produttori che erano tutti a bordo già per Stake Land. E’ importante che questi personaggi siano tornati in campo, perché The Stakelander è il sequel perfetto, la perfetta continuazione della storia – non ci sono stacchi. I vampiri sembrano, si muovono e fanno i medesimi versi. I costumi, gli oggetti di scena e gli effetti speciali sono gli stessi. Il lavoro di regia e la qualità delle immagini sono in linea con Stake Land. L’idea che venisse presentato su SyFy poteva significare una qualità complessiva inferiore, ma The Stakelander è il seguito vampiresco che tutti avrebbero auspicato.

connor-paolo-the-stakelanderL’unica differenza tra Stake Land e The Stakelander è che il livello della suspense è molto, molto più basso. Con il primo film, tutto era nuovo. La storia era nuova, quel mondo era nuovo e lo stavamo scoprendo insieme a Martin e Mister. Con The Stakelander, ormai sappiamo quali sono le regole. Sappiamo che bisogna essere duri e che non ci si può fidare di nessuno e che i tuoi amici molto probabilmente moriranno davanti ai tuoi occhi e non c’è niente si possa fare per evitarlo. L’unica leggera differenza è che adesso è Martin il più cinico, mentre Mister è più rilassato, ma scopriamo il motivo più avanti nel corso del film. Sono ancora dei tipi tosti, partecipiamo a un altro paio di bagni di sangue di vampiro, ma tutto sembra molto più tranquillo di prima. Forse i personaggi si sono abituati a una vita di autocompiacimento in cui hanno accettato a Nuova America come i sopravvissuti di The Walking Dead hanno accettato il modo in cui funziona ora il mondo. Così si potrebbe descrivere The Stakelander, un The Walking Dead con super vampiri.

Anche se è un po’ più mite rispetto a Stake Land, è importante notare che The Stakelander aggiunge nuovi elementi alla vicenda. Ovviamente il più importante è l’arrivo della regina vampira, che è diversa dagli altri, perché lei può generare una prole che può controllare. Si tratta di un villain interessante, anche se l’inevitabile scontro finale lascia molto a desiderare. Inoltre, i vampiri si aggirano anche in pieno giorno perché sono molto affamati. Ci viene presentata una nuova colonia, che dà la speranza che il mondo non sia totalmente allo sbando come si pensava. Forse ci sono anche altre comunità altrove. Incontriamo nuovi personaggi che sono altrettanto simpatici come quelli del primo film. Ancora più importante, otteniamo informazioni sulla storia personale di Mister. Si arriva a vedere cosa lo ha trasformato nell’uomo che è diventato. Questo accade più o meno a cavallo di quando scopriamo cosa è successo a Martin nel post Stake Land. Un bel gesto che gli autori abbiano cercato di agghindare la storia aggiungendo alcuni punti nella trama.

stakelander-filmIn definitiva, The Stakelander è un sequel abbastanza soddisfacente, che paga il fatto di essere un seguito un po’ troppo simile alla pellicola che lo ha preceduto in molti aspetti. Senza dubbio i fan della serie lo vedranno con piacere per gli aspetti nostalgici e per l’amore verso il capostipite, ma anche gli amanti dei vampiri vi troveranno qualcosa di buono. Difficile però dire se l’amore per la saga sia sufficiente per raccomandarlo a chi non abbia visto il primo film o non sia drogato di vampiri. Onestamente, The Stakelander è più che altro un’opera che si presta a una visione soltanto, ma per una serata senza grossi impegni e considerando cosa offre di questi tempi il cinema horror non è affatto una cosa da scartare con noncuranza.

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[recensione] The Stakelander di Dan Berk e Robert Olsen
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Il seguito di Stake Land sarà sicuramente apprezzato da chi ha amato il primo film, meno da tutti gli altri
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Il Cineocchio
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