15 novembre 2016

[recensione] The Wailing di Na Hong-jin

Il regista coreano debutta nell’horror puro con una declinazione inedita, un inquietante mistero sovrannaturale che avvince e terrorizza lo spettatore

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15 novembre 2016
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Il 2016 è stato un anno prolifico e soprattutto di qualità per l’horror coreano. Dopo Train to Busan (QUI la nostra recensione) di Yeun Sang-ho, arriva dalla penisola del sudest asiatico un altro film davvero stupefacente: The Wailing (Goksung) scritto e diretto da Na Hong-jin. Unica per molteplici aspetti, la pellicola in un certo senso ci fornisce un approccio diverso alla ghost story, che viene ibridata con differenti sottogeneri, dal film di possessione a quello su epidemie apocalittiche, fino allo zombie movie nell’accezione però demoniaca (alla REC) e ogni elemento è fuso in un iter narrativo avvincente che fa spasimare lo spettatore per una risposta capace di spiegare la follia dilagante che invade d’improvviso un tranquillo villaggio dell’entroterra coreano.

the-wailng-posterUn demone seminudo dagli occhi rossi si aggira in un bosco, divora un cervo, vi si imbatte un ignaro avventore, terrorizzato si nasconde dietro a delle rocce, ma non serve a nulla, la creatura ha percepito il suo sguardo e subito silenzioso striscia sopra di lui, crudele predatore la fuga è impossibile. Così ha inizio il mistero, una serie di violenti omicidi si succedono a Gokseong, davanti agli occhi attoniti di Jong-Goo (Do Won Kwak), goffo poliziotto abituato alla tranquilla vita di quella landa pacifica è impotente davanti a una scena del crimine invasa di sangue e devastazione. Un uomo, ricoperto di piaghe come un appestato, siede catatonico sull’uscio, dentro i cadaveri dei suoi cari, abbandonati a terra e circondati da pozze vermiglie e oggetti d’ogni genere. L’orrore che invade il quotidiano è sottolineato dal framezzo familiare che lo procede, il protagonista, la moglie, figlia e la nonna si siedono insieme a tavola e mangiano insieme la colazione, ridono tranquilli, nella lieta banalità domestica, come avrebbero potuto reagire, o anche solo immaginare ciò che sarebbe seguito? Assoluto il male giunge, imprevedibile e immotivato, pervade la realtà e i personaggi sembrano non avere gli strumenti per combatterlo o comprenderlo, restano ad osservarlo immobili, dopo è tardi. Intanto si susseguono i fatti sinistri, una donna e un uomo ustionati e coperti di fuliggine aggrediscono il protagonista davanti ai resti della loro casa dopo un incendio, un corpo pende da un albero impiccato, delle apparizioni inquietanti invadono le strade campestri di giorno e di notte. La scienza, la medicina, le indagini stesse non sanno spiegare gli eventi, si tratta di qualcosa di molto differente e il tentativo dell’uomo di cercare una causa razionale, un’origine riferibile alla sfera conosciuta, è vano. L’unica testimone, che pare conoscere la verità, è una singolare individua dalla parvenza decisamente disturbata che dichiara si tratti di un fantasma che succhia il sangue alle sue vittime.

the-wailing-1Immateriale, spirituale, nelle cause, The Wailing è al contrario molto materiale e spinto nel visivo, non sono lesinate immagini scioccanti che indulgono in dettagli disturbantemente fisici, in particolar modo nella descrizione dei malati / indemoniati, esemplificativa è la sequenza in cui uno di loro, ricoperto di pustole ed escoriazioni, si contorce in terribili spasmi e tossendo riempie la mascherina dell’ossigeno di sangue. Il maligno si propaga come un morbo, fisico quanto psichico, lascia i suoi segni che sono visibili sul corpo e non risparmia nessuno; la scelta è casuale “come un pescatore che butto l’amo e attende”, quello che peraltro evocativamente apre il film stesso, ancora prima dell’apparizione del mefistofelico straniero, come in un parallelo mentale che potrebbe essere assimilato alla lontana all’effetto Kulešov, ma molto meno immediato di un semplice montaggio alternato di fotogrammi e molto più intellettuale. Entità errante, arriva in ogni luogo, dunque, perfino agli innocenti, alla figlia stessa di Jong-Goo, trasforma il posseduto che diviene irriconoscibile, ne perverte la natura per ghermirne l’anima. Tuttavia non si mostra quella forza malvagia che in Occidente è descritta come Mefistofele, ma in questo caso è più vicina alla tradizione giapponese degli Oni, ma che in ambedue i casi si nutre della vita degli uomini e allo stesso modo; la creatura sovrumana è vorace e scaltra, nasconde sapientemente la sua vera identità e noi stessi che assistiamo crediamo più volte di averla individuata, eppure dopo pochi minuti ci ricrediamo, persino un singolare stregone chiamato per un esorcismo (la scena che ne cattura la pratica è estremamente affascinante) si accorge di essersi sbagliato.

E’ proprio in tale beffa, più che in tutti gli altri aspetti del film, comunque ugualmente riusciti, a risiedere la grande abilità di Na Hong-jin: più volte i personaggi sono tratti in inganno (e noi con loro), il Male si nasconde dietro fragili e mentite spoglie e, quando finalmente ne riusciamo a intravedere la vera sembianza, non c’è più scampo…

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[recensione] The Wailing di Na Hong-jin
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Il regista coreano debutta nell'horror puro con una declinazione inedita, un inquietante mistero sovrannaturale che avvince e terrorizza lo spettatore
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