The Movie Db338970/10
The Movie Db/10
14 marzo 2018

Recensione | Tomb Raider di Roar Uthaug

Alicia Vikander è una Lara Croft tutta salti e corse che non riesce a risolvere l'enigma di una sceneggiatura che pesca a piene mani da Indiana Jones e che racconta malamente un mito assai interessante

Negli ultimi tempi si è ventilata più volte l’ipotesi di un Indiana Jones 5, ma in realtà, quello che non sapevamo, è che ne era già stato girato un reboot, per giunta al femminile (prenda nota chi vuole una donna al centro del prossimo Bond 25 …). Mettete Alicia Vikander al posto di Harrison Ford, Domic West al posto di Sean Connery, Daniel Wu al posto di Sallah, Walton Goggins al posto di Julian Glover e una misteriosa organizzazione criminale, la Trinity / Trinità, in cerca di artefatti magici/mistici per poter governare il mondo (no, non è il B.P.D.R. di Hellboy …) al posto dei nazisti e avrete il nuovo Tomb Raider del norvegese Roar Uthaug (Cold Prey). Manca all’appello solo l’alter ego di Alison Doody. Non si tratta di estremizzazioni, siamo davanti a un rip-off in piena regola di Indiana Jones e l’Ultima Crociata epurato del sottotesto religioso, con ‘omaggi’ diretti a svariate iconiche scene del film del 1989 diretto da Steven Spielberg, partendo da un prezioso taccuino lasciato in eredità da un genitore scomparso che racchiude tutti gli indizi per risolvere i misteri che circondano un sepolcro (ben poco ‘santo’ questa volta) e che viene salvato invece di essere bruciato come ordinato e finisce in mani nemiche, fino al padre tenuto in ostaggio per obbligare la figlia a risolvere uno dei tanti enigmi – o prove – finali, in cui spiccano un ponte sospeso e un pavimento che crolla. Peccato che non venga saccheggiata anche la vena umoristica della storia scritta George Lucas

Se presumibilmente avete più di 10 anni e avete visto almeno una volta L’Ultima Crociata, proseguite nella lettura della trama estesa del nuovo Tomb Raider senza pericolo di incappare in grossi SPOILER, visto che si tratta di una base fondamentale per comprendere quanti elementi decisivi siano stati ‘presi in prestito’.

Lara Croft, erede di un impero economico che non ha mai frequentato l’università (ma parla diverse lingue e legge i geroglifici ‘per osmosi’ …), non accetta di diventare miliardaria perchè per farlo dovrebbe mettere una firma sul certificato di morte del padre, scomparso 7 anni prima, ma il cui corpo non è mai stato ritrovato. Ostinandosi a crederlo vivo, sopravvive così in semi-povertà facendo la pony express a Londra. Dopo essere stata arrestata, la protagonista viene convinta infine a porre fine alle sue ‘sofferenze’ e firmare. Recatasi nella sede della ‘sua’ multinazionale, la matrigna/tata con cui è cresciuta e il CEO le consegnano una misteriosa scatola, al cui interno, celato da un puzzle che la ragazza prontamente risolve, c’è un biglietto con una chiave, che la portano al ritrovamento di un nascondiglio segreto in cui il padre aveva lavorato per anni cercando di capire la posizione della tomba in cui è rinchiusa Himiko, la mitica e terrificante regina/strega del Regno di Yamatai e alla cui ricerca era andato una volta scopertolo, non facendo più ritorno e non dando alcuna notizia alla famiglia. Partita per Hong Kong, luogo da cui il padre era salpato alla volta di un’isola nascosta nel Mare del Diavolo, la giovane esploratrice conosce Lu Ren (Wu), figlio dell’uomo che aveva accompagnato il genitore nella pericolosa impresa. Assieme a lui raggiunge l’isola (probabilmente la stessa su cui vive King Kong o dove si trova il Jurassic Park …), naufragandovi. Lì, i due vengono catturati dai membri della Trinità, che stanno cercando da anni la tomba, per scopi però ben poco umanitari/archeologici. Dopo essere fuggita e sopravvissuta miracolosamente, Lara scopre che il padre è ancora vivo, ma intanto le è stato sottratto il taccuino con tutti i segreti per accedere al sepolcro. I due riescono comunque a raggiungere i cattivi, ormai arrivati all’ingresso segreto. Minacciata da Mathias Vogel (Goggins), che tiene una pistola puntata sul padre, Lara è così costretta ad affrontare alcune difficili prove per raggiungere la stanza del sarcofago dove giace da millenni Himiko. Una volta arrivati lì, la brama di potere dei cattivi li porterà naturalmente alla distruzione.

Letta la sinossi qui sopra, capirete quanto sia impossibile impostare un commento su Tomb Raider prescindendo dal mettere apertamente sul tavolo queste ‘coincidenze’, niente affatto secondarie per una storia che si pensava dovesse tutto sommato basarsi soprattutto su quella del videogioco del 2013. Invece qui non troviamo alcuna traccia di elementi sovrannaturali, dei Solarii o di Sam.

Il fatto che poi il film di Roar Uthaug ci metta oltre trenta dei centodiciotto minuti totali per carburare è davvero incomprensibile, almeno quanto il tentativo di furto dello zaino da parte di alcuni teppistelli di strada a Hong Kong o la corsa scellerata per le strade di Londra con le bici per dimostrare quanto Lara sia tenace e imprendibile sulle due ruote. Una capacità che peraltro non tornerà mai utile nel corso della storia, al contrario dell’abilità di incassare pugni e calci e di replicare la mossa del soffocamento (almeno per cinque volte prima della fine …), imparate sul ring della palestra di Arti Marziali Miste in cui la ragazza si allena con ben scarsi risultati. Non è dato sapere come la protagonista invece riesca a compiere balzi di una decina di metri ogni qualvolta sia richiesto. In ogni caso, non bastasse quanto sopra, a un certo punto Alicia/Lara rimane ferita in un modo che dovrebbe essere ai limiti del letale persino in un film del genere, ma sopravvive invece senza problemi per molte ore prima di riprendersi del tutto (forse qualcuno ha utilizzato la funzione ‘infermeria’ …) e ripartire a caccia dei cattivi, attraversando la fitta foresta che ricopre l’isola senza la benché minima mappa, ma soltanto basandosi sul suo evidentemente sviluppatissimo sesto senso e la sua agile corsa. Capite che anche le migliori intenzioni di non far troppo caso a certi dettagli a questo punto vengono meno, soverchiate da una sceneggiatura scritta a quattro mani da Geneva Robertson-Dworet e Alastair Siddons che purtroppo non è solo estremamente derivativa, ma anche superficiale e negligente. L’unico spunto almeno curioso arriva dal grande cambiamento di prospettiva rispetto a L’Ultima Crociata circa l’oggetto delle brame di tutti: se là il Sacro Graal garantiva infatti la vita eterna a chi ne sarebbe entrato in possesso, qui è una terribile arma di distruzione di massa il ‘premio’. Troppo poco, e soprattutto pochissimo ce ne importa una volta arrivati a quel punto.

Per chi se lo chiedesse, la premio Oscar Alicia Vikander non fa rimpiangere Angelina Jolie, non in senso stretto almeno. Sono due tipi completamente differenti, ciascuno coi suoi pregi e i suoi difetti. Di certo la protagonista, che porta in dote sfumature drammatiche e intimiste inusuali, non è un ‘problema’ – o comunque non il principale – nell’economia del reboot. Per quanto concerne gli altri personaggi, sono tutti, chi più chi meno, monodimensionali, con carisma prossimo allo zero e votati a comportamenti assolutamente prevedibili.

Venendo infine a Himiko, chi ha familiarità con il nono capitolo videoludico della serie di Tomb Raider saprà che si tratta dell’antagonista finale della protagonista, nonchè antenata dell’amica Sam. Ma questo nome potrebbe dire qualcosa anche ai fan del cartone animato Jeeg robot d’acciaio, in cui era proprio la carismatica e malvagia sovrana del regno perduto di Yamatai. Per tutti gli altri, Himiko è stata davvero una regnante donna dello Yamatai, un antico stato situato nell’attuale prefettura di Nara, in Giappone. Tracce sull’esistenza di questa regina si trovano nel Wei Chih (Storia di Wei), un racconto cinese dove facendo riferimento al più forte dei cento regni della Terra di Wa (l’attuale Giappone) si parla di questa regina sciamana nubile, la cui figura è attorniata dal mistero. Nel libro si afferma che si occupava di magia e stregoneria e che dopo anni di guerre era riuscita ad ottenere il potere. Era sorvegliata da cento uomini e servita da mille donne e da un solo servitore, grazie al quale comunicava con il mondo esterno. Una scelta senz’altro stimolante quella di puntare sulla sua storia, che se da un lato usufruisce di un trattamento visivo all’altezza delle aspettative (l’interno della montagna-tomba è ricostruito con indubbio fascino ed è l’unica cosa non anticipata dagli innumerevoli trailer e teaser usciti), dall’altro è resa però insoddisfacente dallo svolgimento pressapochista, riducendosi a un mero contorno archeologico / avventuroso basilare e non debitamente costruito.

Ah, il cameo di Nick Frost potrebbe anche essere divertente, non fosse per il doppiaggio che lo uccide.

In definitiva, un reboot che se già dopo l’annuncio aveva fatto storcere il naso a molti, reiterando le diffidenze dopo il casting della protagonista e dopo i primi filmati promozionali, si rivela incredibilmente anche povero di idee minimamente originali, non trovando mai un equilibrio tra l’aspetto ludico e in-credibile della vicenda e l’eccessiva ricerca di serietà che si poggia sulle innegabili doti attoriali della Vikander. Peggio di così, ci potrà essere solo un sequel.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Tomb Raider, nei nostri cinema dal 15 marzo:

Articolo
Recensione | Tomb Raider di Roar Uthaug
Titolo
Recensione | Tomb Raider di Roar Uthaug
Descrizione
Alicia Vikander è una Lara Croft tutta salti e corse che non riesce a risolvere l'enigma di una sceneggiatura che pesca a piene mani da Indiana Jones e che racconta malamente un mito assai interessante
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher
CAST

Articoli correlati

Inserisci un commento