21 giugno 2017

[recensione] Transformers 5: L’Ultimo Cavaliere di Michael Bay

Il regista si commiata dalla saga nel peggiore dei modi, con un film molto confuso e soprattutto privo del caratteristico ‘bayhem’

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21 giugno 2017
TRANSFORMERS - L'ULTIMO CAVALIERE film

Al termine dei 149′ di Transformers 5: L’Ultimo Cavaliere (Transformers: The Last Knight) le certezze sono due: la prima è che, pur non essendoci una scena extra dopo i titoli di coda, ce n’è una appena prima che mette in chiaro come questo non sia certo l’ultimo capitolo della saga (se mai ce ne fosse stato il dubbio …); la seconda è che molto di quello che è passato sullo schermo è caotico (normale), ma soprattutto confuso e delirante (non così tanto normale, almeno non così palesemente). Presenza di qualche spoiler minore.

TRANSFORMERS - L'ULTIMO CAVALIERE posterSe è più o meno chiaro cosa voglia raccontare Michael Bay, altrettanto non lo sono le modalità con cui ha deciso di farlo. Il film si apre con un flashback nell’Inghilterra dei Secoli Bui, con due eserciti che si fronteggiano duramente sul campo di battaglia. Mentre palle di fuoco, frecce e cariche a cavallo si susseguono implacabili e frastornanti, scopriamo che uno dei due schieramenti è capeggiato da Re Artù (Liam Garrigan) e dai suoi leggendari Cavalieri della Tavola Rotonda. Non solo. Qualche centinaio di metri più in là c’è addirittura Merlino in persona (Stanley Tucci), che rivela come la sua ‘magia’ non sia qualcosa di soprannaturale, ma frutto dell’aiutino di alcuni Trasformers che vivono in un’astronave nascosta nel fianco di una montagna, atterrata sulla Terra chissà quando (d’altra parte, come recita il poster, ‘Sono qui da sempre’). I giusti e probi britanni(ci) hanno bisogno di aiuto, quindi i robottoni accorrono sotto forma di drago metallico sputafuoco.

Un incipit straniante vero?

Salto di 1.600 anni fino al presente, dove i Transformers continuano a precipitare sul nostro pianeta a cadenza fissa e senza un motivo apparente. Gli esseri umani e i Robot parlanti sono in guerra. Alcuni ragazzini entrano in una zona proibita della città, rivelando la presenza non solo della 14enne senza famiglia e non troppo casualmente messicaneggiante Izabella (Isabela Moner), ma anche di alcuni dei Transformers sopravvissuti e ora costretti a vivere in clandestinità in quanto ricercati da un’organizzazione militare governativa che dà loro la caccia senza tregua, ma che nonostante tutto non riesce mai a trovare il loro nascondiglio. Il meccanico fallito Cade Yeager (Mark Wahlberg) si prende cura di loro, non perchè gli serva la protezione di un misero mortale, ma perchè sono soli e hanno bisogno di affetto. Dopo l’inevitabile scontro mirabolante, una delle grandi macchine dona al protagonista – che nel frattempo ha già ‘adottato’ la raminga (la sua vera figlia è chissà dove e non può nemmeno parlarle) – un misterioso medaglione antico dai grandi poteri, che lo proteggerà all’occorrenza. Nel frattempo, sul pianeta Cybertron – che non versa decisamente in grandi condizioni -, il redivivo Optimus Prime sta provando a entrare in contatto con il suo creatore, Quintessa, che ha dei piani non proprio raccomandabili per la nostra cara Terra. Nel mentre, facciamo la conoscenza di Sir Edmund Burton (Anthony Hopkins), nobiluomo dalle espressioni gergali inappropriate – e degradanti per il premio Oscar 79enne – che vive in un antichissimo castello e sfoggia un maggiordomo robot di nome Cogman, una sorta di C-3PO bipolare. A stretto giro appare sullo schermo la provocante Vivian Wembley (Laura Haddock), versione british e aristocratica di Megan Fox, che un minuto si rotola nel fango giocando a polo e il minuto dopo tiene lezioni – vestita come le professoresse dei film porno – su Re Artù a Oxford, dove naturalmente amministra agilmente tre cattedre. Intanto, da qualche parte in Dakota, tutti gli Autobot si nascondono all’interno dell’insospettabile sfasciacarrozze gestito da Yeager e dalla sua spalla (niente affatto) comica di colore Jimmy (Jerrod Carmichael). Ci sono pure dei cuccioli di dinosauro Transfomers (figlioletti di Grimlock?)! Parallelamente, in Giordania, nel Cile settentrionale e in Namibia, strani e giganteschi velivoli spaziali a forma di corno emergono dal terreno. Nello stesso momento, a Washington D.C., alcuni funzionari del Governo negoziano con Megatron per liberare tutti i Decepticon che lui ha richiesto, così da poter dare la caccia ai buoni e recuperare una misteriosa arma, ovvero il bastone di Merlino, il cui scopo non è chiaro. In ogni caso, vengono lasciati liberi Mohawk, Onslaught, Berserker e Dreadbot. Seguono le trasformazioni di rito e una prima caciarosa battaglia del caso. Frattanto, all’Havana, l’espatriato Agente Simmons (John Turturro) parla al telefono – da una cabina pubblica – vendendo la ‘chiave del mistero’ dietro il pagamento in prestigio sociale.

TRANSFORMERS 5 THE LAST KNIGHTDa qui, la sceneggiatura – confezionata ufficialmente da Art Marcum, Matt Hollowayì e Ken Nolan – diventa farina del sacco di Dan Brown. Tutta la parte centrale di L’Ultimo Cavaliere (ovvero oltre 1 ora di pellicola) lascia da parte esplosioni, inseguimenti e quasi tutti i personaggi visti fino a qui, per concentrarsi su un’incredibile caccia al tesoro, fatta di scomparti segreti e passaggi sotterranei nascosti, condita da scoperte eccezionali capaci di riscrivere direttamente la Storia. Tra ucronie e mitologie rivisitate, veniamo così a sapere che praticamente tutti i geni, i generali, gli inventori e i leader religiosi che hanno mai vissuto siano stati in realtà parte di una società segreta dedicata a preservare il segreto dei Transformers qui sulla Terra. C’è addirittura una scena in cui si vedono i robot sconfiggere i nazisti, indirizzando per il meglio il corso della Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente un ruolo cruciale nella storia ce l’hanno i discendenti diretti di Merlino, che altrettanto ovviamente non sono tutti morti. Viene tirato in ballo anche il sito archeologico di Stonehenge, che evidentemente non è quello che sembra. Prima del gran finale, in cui tutti quanti magicamente convergono nello stesso luogo e nello stesso momento, c’è spazio per un ultimo avventuroso viaggio sotto l’Oceano – chiaramente ricco di ritrovamenti sensazionali e necessari – con un sottomarino da museo e per Hopkins, che spiega al Primo Ministro inglese quanto sia seria una situazione che prevede l’imminente Apocalisse e a cui nessuno Stato nel mondo sembra prestare il benchè minimo interesse nonostante un nerd (UNO solo!) alla NASA – o qualcosa del genere – (non) faccia di tutto per provare a fare qualcosa.

hopkins transformersI primi tre film dei Transformers erano caratterizzati da iperattività visiva – e scelte discutibili -, ma qui viene utilizzato un approccio che non si preoccupa minimamente di introdurre a dovere i protagonisti o della spettacolarità che è valsa il neologismo ‘bayhem’. Ciò è reso ancora più evidente dall’usuale product placement (dalla Bud Light a un curioso sito di aste automobilistiche cinese) e soprattutto dai momenti auto-parodistici che si fanno beffe di tutto, dalla star originale Shia LaBeouf all’attrazione di Bay per l’eccesso, che questo quinto capitolo non offre mai quanto in passato. L’urlato e ultra-saturo caos audiovisivo che dovrebbe essere la praticamente unica ragion d’essere di una pellicola dei Transformers qui è sorprendentemente tenuto a bada. Se questo è davvero il commiato alla saga tratta dai giocattoli della Hasbro per il regista, non avrebbe potuto esserci uscita di scena più sbagliata: nessuna esagerazione, una narrazione poverissima, mancanza di una qualsiasi novità, sessismo, tracotanza, umorismo da due soldi e ricorso a effetti speciali e CGI per coprire i buchi della trama. Il volto di Hopkins nella fotografia qui sopra racchiude più di mille parole.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Transformers 5: L’Ultimo Cavaliere, nei cinema dal 22 giugno:

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[recensione] Transformers 5: L'Ultimo Cavaliere di Michael Bay
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Il regista si commiata dalla saga nel peggiore dei modi, con un film molto confuso e soprattutto privo del caratteristico 'bayhem'
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Il Cineocchio
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