The Movie Db/10
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5 settembre 2017

[recensione] Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

Frances McDormand guida il cast in stato di grazia di un film che racconta con amara acutezza la crisi d’identità dell’America di oggi

5 settembre 2017

In casa McDonagh hanno probabilmente in atto una piccola sfida familiare. Martin ha portato a casa oltre a una infinità di premi teatrali e una stima imperitura dall’ambiente drammaturgico anche un gran bel film d’esordio ed un piccolo passo falso; il fratello John invece ha nella saccoccia un bel film d’esordio, un eccellente film e un piccolo passo falso. Ora Martin ha deciso di alzare la posta e pareggiare quanto meno i conti.

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri posterTre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri) è infatti il suo film migliore nonché il migliore visto in questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia fino ad ora. Grazie a un cast sugli scudi (tutti, nessuno escluso), con l’ultimo dei comprimari capace di lasciare un segno preciso e identitario. Grazie soprattutto a una sceneggiatura (sempre di McDonagh) perfetta perché brillante, profonda, dolente, ma vitale e piena di un sentimento forte e mai esasperato. Grazie anche a un’estetica essenziale e rigorosa fatta di facce, smorfie, desolazione e chiusura, con inquadrature che non lasciano nulla al caso e che riempiono il quadro di elementi con un preciso senso, contenutistico oltre che geometrico, a partire dalla prospettiva generata dai tre cartelloni pubblicitari del titolo visti dalla strada che dà il passo a tutto il resto. Un film bellissimo, che in superficie conquista per i suoi dialoghi al vetriolo, con frecciate e contro frecciate che vanno oltre la semplice battuta, ma disegnano l’intero carattere di un personaggio e del mondo a cui appartiene, sarcasmo prima di tutto, ma non in cerca dell’applauso e del consenso, dei veri e propri cazzotti verbali che vanno dritti a segno facendo piegare dal ridere e dal dolore. A sorreggere la scrittura efficace e brillante ci sono poi gli attori in stato di grazia, da Frances McDormand a Woody Harrelson, da Sam Rockwell Abbie Cornish e Željko Ivanek, per arrivare a Peter Dinklage, un cast straordinario in cui è arduo sottolineare una prova sull’altra e è come già accennato più utile rimarcare come anche chi stia in camera per pochi secondi, come il messicano e l’afroamericano (il beaner e il colored, come vengono definiti in modo dispregiativo) che affiggono i cartelloni, sappia con due movenze e un accento catturare l’attimo e mettere un punto.

Tre Manifesti a Ebbing, MissouriQuel però che eleva TMAEM dal semplice prodotto eccezionalmente godibile e di grande intrattenimento è la sensibilità e l’acutezza che ha nel non donare mai allo spettatore la svolta attesa o desiderata, non c’è uno sviluppo lineare a seguire una prassi consolidata in certe storie. Non c’è mai un vero scontro tra buoni e cattivi, perché non ci sono dei veri buoni e cattivi. Ci sono delle offese e delle risposte, ma i campi d’appartenenza appaiono via via sempre più sfumati, tanto che spesso la vicenda portante, che in qualunque altro neo noir o neo western avrebbe catalizzato il focus d’attenzione, finisce sostanzialmente in stand-by, ponendo sotto il riflettore lo sviluppo, l’involuzione o la progressione dei vari personaggi che sono sfaccettati perché deviati e soprattutto dolenti, portano avanti battaglie di cui hanno bisogno per sopravvivere. Come nei noir classici, non è l’investigazione il vero perno narrativo, ma ciò che la stessa causa nella vita delle persone coinvolte e la grandezza del film di McDonagh sta nel riuscire a disegnare intorno a un’investigazione che dovrebbe esserci stata e non c’è – e che continuerà a non esserci -, tutta l’agonia di un paese piegato e in piena crisi e lo scontro di identità che sono gli Stati Uniti contemporanei. Lo fa però senza ergersi a giudice, senza partigianerie, preferendo sottolineare debolezze e storture del singolo individuo, all’insegna d’una risata a seppellire tutto. Esemplificazione perfetta della sensibilità e acutezza di questo umile e grande film è la sequenza finale, colma di umanità, insicurezza e di efficace, nonché realistica, incompiutezza.

In attesa di saperne di più, di seguito trovate il trailer italiano di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, che uscirà nei nostri cinema l’11 gennaio 2018:

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[recensione] Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
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[recensione] Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
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Frances McDormand guida il cast in stato di grazia di un film che racconta con amara acutezza la crisi d'identità dell'America di oggi
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