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14 gennaio 2018

Recensione | L’uomo sul Treno di Jaume Collet-Serra

Il regista spagnolo ritrova per la quarta volta Liam Neeson e la formula non cambia, salire a bordo o saltare giù

14 gennaio 2018

Quando i nomi di Liam NeesonJaume Collet-Serra compaiono sulla stessa locandina di un film, lo spettatore sa bene cosa aspettarsi ormai dalla visione. Unknown – Senza identità (2011), Non-Stop (2014) e Run all night (2015) dovrebbero infatti aver reso sufficientemente chiaro l’intento di ogni nuova collaborazione tra il 65enne attore nordirlandese e il regista spagnolo e ora L’uomo sul treno – The Commuter non può quindi che conformare i sospetti, visto che il film è una sorta di summa di vari elementi che caratterizzavano i precedenti tre.

Michael (Neeson) è un ex agente del dipartimento di polizia di New York – ora assicuratore – che da dieci anni prende quotidianamente lo stesso treno per andare e tornare dal lavoro, un edificio nel cuore di Manhattan. Un giorno, mentre sta tornando a casa dopo una bruttissima mattinata, viene approcciato da una misteriosa e sedicente psicologa (Vera Farmiga) che lo sfida – poco prima di dileguarsi – a partecipare a un gioco: dovrà scoprire quale passeggero del convoglio è, a suo avviso, “fuori posto”. Michael è intrigato – specie per la succulenta ricompensa offerta – e così accetta, senza sul momento pensare troppo  alle motivazioni a monte di tale proposta. Come ben presto scopre infatti, non soltanto ogni sua mossa è attentamente monitorata dall’esterno – e dall’interno – ma il non portare a compimento il compito metterà in grave pericolo la sua vita, quella della sua famiglia e quella di tutti gli altri passeggeri.

L’uomo sul treno (il più letterale ‘pendolare’ dev’essere sembrato troppo degradante …) comincia come un curioso e vagamente intrigante mix tra The Box (il film di Richard Kelly o il racconto Button, Button di Richard Matheson se preferite), da cui prende in prestito l’idea dell’enorme somma di denaro garantita in cambio di un ‘piccolo gesto’ che avrà conseguenze su persone che tanto non si conoscono, e un Assassinio sull’Orient Express (film o romanzo di Agatha Christie è indifferente) ‘capovolto’ – meglio rimanere sibillini per non compromettere la sorpresa -, con l’investigatore del caso che si trova a dover scovare tra una miriade di sospettabili la persona giusta. In modo ben più azzardato si potrebbe coinvolgere invece Alfred Hitchcock, maestro nel girare pellicole d’azione che corrono sul confine tra il reale e il metaforico o l’onirico. Potrebbe così sembrare di udire vaghi echi di La Finestra sul cortile, de L’altro uomo o di Intrigo internazionale, tra tipi di umanità varia ed eventuale del caso e un protagonista decisamente ordinario coinvolto in una cospirazione e in lotta per riprendere il controllo della propria vita. Senza scomodare paragoni sconvenienti e girarci troppo intorno però, qui siamo di fronte come prevedibile a una ben più classico titolo action ambientato in spazi ristretti (rimanendo su un treno, pensare piuttosto a Trappola sulle Montagne Rocciose potrebbe rendere meglio l’idea), con Michael che agisce sostanzialmente in solitaria, dato che non sa di chi potersi fidare.

Visto che il finale è ampiamente pronosticabile, quello che non è ben chiaro rimane allora il contorno, il contesto di crisi finanziaria in cui viene calato Neeson (viene esplicitamente menzionata la Goldman Sachs), le vicissitudini che dovrebbero farci empatizzare con lui e i richiami alla corruzione a qualsiasi livello dell istituzioni. Intenzioni tanto lodevoli quanto pretesti sottili come carta velina, visto che nessuno di tali aspetti sociologici viene affrontato oltre una critica spicciola da treno e si riduce tutto nella seconda metà al classico ‘Liam Neeson che picchia la gente’. Allo stesso modo, incontrare brevemente in un bar all’inizio della storia l’ex partner di Michael, Alex Murphy (Patrick Wilson) e il loro ex supervisore, Hawthorne (Sam Neill), che ha fatto carriera e che è ammanicatissimo col sindaco, fa capire anche al meno sgamato degli spettatori che prima della conclusione li ritroveremo – visto che comparse di questo calibro non si prestano certo a una sola posa – e che saranno coinvolti nella faccenda ben più di quanto si tenti di celare. In ogni caso, gli sceneggiatori sanno bene che si tratta di dettagli su cui si può facilmente soprassedere una volta che la locomotiva è lanciata, proprio perchè l’importante è avere un protagonista dai sani principi che picchia la gente e salva la situazione all’ultimo secondo.

L’uomo sul treno dà quello che si cerca quando si entra in sala per affrontare un’opera che ha le premesse espresse nelle prime cinque righe in alto, un Neeson ormai temprato da questi ruoli determinato e senza troppi fronzoli, che fa l’impossibile e oltre per qualsiasi normale padre di famiglia pendolare in vista delle pensione (notevoli un paio di sequenze straordinariamente coreografate, tra cui un piano sequenza di lotta corpo a corpo memore di Oldboy e Snowpiercer), recitando a denti stretti le battute machiste che il copione gli offre a questo giro.

Questo e la premessa intrigante che lo script non se la sente di seguire fino in fondo sono gli elementi portanti di un titolo che va placidamente e onestamente ad aggiungersi alla pila più o meno indistinta dei predecessori e che quasi sicuramente verrà ricordato tra un anno come quel film ‘con Liam Neeson che va su e giù per un’ora e mezza per le carrozze di un treno e picchia la gente’. E’ già qualcosa no?

Di seguito il trailer italiano di L’uomo sul treno – The Commuter, nei nostri cinema dl 25 gennaio 2018:

Articolo
Recensione | L'uomo sul Treno di Jaume Collet-Serra
Titolo
Recensione | L'uomo sul Treno di Jaume Collet-Serra
Descrizione
Il regista spagnolo ritrova per la quarta volta Liam Neeson e la formula non cambia, salire a bordo o saltare giù
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Il Cineocchio
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