16 settembre 2017

[recensione] Valerian e la città dei mille pianeti di Luc Besson

Il regista francese realizza il sogno di una vita creando una space opera dal sapore antico, ingenua ma non per questo meno inebriante nel suo voler essere pantagruelica oltre ogni ragionevole limite

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16 settembre 2017
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Valerian e la città dei mille pianeti (Valerian and the City of a Thousand Planets) è il film che ha tutti i numeri giusti per diventare il titolo ‘maledetto’ del 2017, predestinato (già ben prima dell’arrivo nelle sale) all’odio irrazionale della maggior parte della critica (aka campanilismo esasperato) e a uno dei disastri finanziari più imponenti a memoria d’uomo. In primo luogo, l’uomo dietro a questo assunto non è altri che il megalomane Luc Besson, un regista che negli ultimi anni sembra aver perso il tocco magico degli inizi – quello di Le Grand Bleu (1988) e Leòn (1994) -, finendo a produrre saghe action dai capitoli intercambiabili o dirigendo esperienze completamente dimenticabili come la trilogia dei Minimei o l’irritante Lucy (2014), cucito intorno alla protagonista Scarlett Johansson e che, paradossalmente, è divenuto il suo più grande successo commerciale di sempre, consentendogli di preparare il mastodontico progetto che arriva ora nelle sale.

Valerian posterLa trasposizione live action delle avventure degli agenti spazio-temporali Valerian e Laureline è stata un sogno accarezzato per decenni dal filmmaker francese, fan sfegatato del meraviglioso fumetto di fantascienza creato da Pierre Christin e Jean-Claude Mézières, che è diventato un punto di riferimento per il genere da quando ne sono iniziate le pubblicazioni mezzo secolo fa. (Giusto per dirne uno, per il suo Star Wars, George Lucas ha attinto a piene mani dalle vignette disegnate, senza mai riconoscerlo ufficialmente, e Besson qui lo stuzzica, forte di non poter essere accusato di plagio e inserendo i topoi originali, a cominciare dalla copia del Millennium Falcon). Adesso, grazie a un budget di 200 milioni di euro (record assoluto per una produzione europea) e ispirato liberamente al sesto volume della serie, L’ambasciatore delle ombre, il sogno è divenuto una realtà. Una caramella avvelenata che Besson si è arrischiato a porgere ai fan della sci-fi più giocosa ed evasiva, oltre che una lettera d’amore entusiasta per una delle opere più importanti del fumetto francese.

L’abusata Space Oddity di David Bowie accompagna le immagini con cui la pellicola si apre, mostrando i progressi dell’umanità nella sua corsa alle stelle nel corso degli anni, culminando, nel bel mezzo del XXVIII secolo, con Alpha, una gigantesca stazione spaziale / città dove migliaia di specie provenienti da tutte le estremità dell’universo vivono in perfetta pace e armonia. Gli esseri umani, gli extraterrestri, i robot e gli altri organismi intelligenti condividono un habitat in cui ogni razza vive nell’ambiente che meglio domina (terra, acqua, aria), ma in cui tutti collaborano tra loro, scambiandosi conoscenze a beneficio della prosperità comune. Dopo questa magnifica apertura, Valerian e la città dei mille pianeti immerge completamente lo spettatore nella materia, introducendolo alla semplice bellezza di un pianeta che ricorda il Pandora di Avatar – tanto per i colori dei suoi paesaggi esotici quanto per l’atteggiamento rispettoso dei suoi abitanti (che ricordano i Na’vi) verso Madre Natura – poco prima della sua terribile distruzione. E’ qui che vengono presentati i due eroi, il presuntuoso Valerian (Dane DeHaan) e la sua partner Laureline (una Cara Delevingne che ce la mette tutta nei panni dell’eroina d’azione emancipata), il cui rapporto oscilla tra il cameratismo e una instabile tensione sessuale che galleggia costantemente nell’aria, con il primo che prova in ogni modo a convincere la ragazza che lui è l’uomo della sua vita, e con lei che si rifiuta, consapevole della sua natura instabile e infedele. La coppia, che condisce i rispettivi personaggi di coraggio, sfrontatezza e senso dell’umorismo, funziona benino, anche se la chimica tra i due attori non è eccezionale. La vera avventura inizia però quando a entrambi viene ordinato di intraprendere una missione per fermare un’oscura minaccia che si cela nel cuore di Alpha e che potrebbe mettere in pericolo il futuro dell’universo intero. Per questo motivo devono fare da scorta al comandante Arun Filitt (Clive Owen), procurarsi un trasmutatore (un curioso animaletto in via di estinzione capace di moltiplicare tutto quello che gli viene dato da mangiare, monete incluse) e custodire un’ambitissima perla gigante, per il cui possesso sono in competizione diverse razze e contrabbandieri spaziali, poichè in essa si nasconde la chiave di un mistero rimasto sepolto per anni.

valerian mille pianetiNonostante le cifre in ballo posizionino la sua ultima fatica come un disastro economico degno di Waterworld o di John Carter – due pellicole tutt’altro che meritevoli di questa sorte -, Besson può essere orgoglioso del risultato finale, un lavoro visivamente splendido e colorato con effetti digitali travolgenti come raramente si è visto (anche in America), capace di creare dal nulla un universo ricco e zeppo delle creature più disparate, progettate egregiamente e con scenari che rimangono incisi nella retina dello spettatore in grado di apprezzare tale sovradosaggio estremo di creatività e ingegnosità. Il regista ci aveva già meravigliati con il suo intrattenimento futuristico nel 1997 con Il Quinto Elemento, anche quello accolto malissimo all’epoca (i critici di Cannes furono impietosi) salvo poi divenire un titolo di culto col tempo, e in VELCDMP ha potuto espandere ulteriormente questo immaginario, creando un’avventura fantascientifica dal sapore retrò (nonostante gli impressionanti effetti 3D e la CGI di ultima generazione), divertente, dinamica e con una storia d’amore incipiente, ingenua quanto volete, ma che funziona alla perfezione nel guidare ciascuna delle azioni dei protagonisti.

valerian-1-bessonCome nel film con Bruce Willis, il senso della meraviglia prende presto il controllo dello schermo – e della sceneggiatura – e l’azione e l’umorismo si completano in modo armonioso, aiutata da una galleria di personaggi secondari molto riusciti: partendo da Bubble (la trasformista Rihanna, che si ritaglia un numero musicale che ricorda, per la stravaganza e l’imprevedibilità, quello della soprano del Quinto Elemento), un’aliena con l’anima da artista in grado di assumere qualsiasi aspetto le venga richiesto, e proseguendo con il pirata/pescatore Bob (Alain Chabat) e con il Jolly the Pimp di Ethan Hawke, che qui regala il suo volto più eccentrico e scarmigliato, per arrivare a un trio di (più o meno) anatre / informatori messe lì come contrappunto comico (riuscito). Tutti, in misura maggiore o minore, contribuiscono a dare vita a questa vivace fauna che si muove con uguale facilità tra i pericolosi souk virtuali (sarebbe stato interessante se SOLO per questa sequenza, Besson avesse previsto di far indossare agli spettatori gli occhiali 3D, così da abbinare questa azione con la medesima effettuata da Valerian sullo schermo), i sordidi quartieri del piacere, le astronavi in ​​grado di sfidare le leggi dello spazio e del tempo o la società futuristica città/pianeta, esemplare metafora dell’attuale situazione politica nella sua utopia, che nasconde in realtà sotto la superficie patinata uno stuolo di governanti corrotti, cittadini di prima e seconda categoria e alieni senza documenti che vivono nascondendosi dalla legge.

In definitiva, Valerian e la Città dei Mille Pianeti potrà pure non ricevere le recensioni che merita oggi, ma certo non manca di qualità cinematografiche, dal momento che riesce – pur non senza imperfezioni – ad essere lo spettacolo di puro intrattenimento che si era prefissato e che lascia aperta la possibilità di inaugurare una saga cinematografica dal buon potenziale e che, purtroppo, non vedrà mai la luce. Non ci resta che metterci comodi e aspettare l’ennesimo sequel made in Disney e gridare al capolavoro.

Di seguito il trailer finale in italiano e in inglese del film, nei nostri cinema dal 21 settembre:

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[recensione] Valerian e la città dei mille pianeti di Luc Besson
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Il regista francese realizza il sogno di una vita creando una space opera dal sapore antico, ingenua ma non per questo meno inebriante nel suo voler essere pantagruelica oltre ogni ragionevole limite
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