31 maggio 2017

[riflessione] Le director’s cut sono sempre preferibili alle versioni cinematografiche?

Sala vs. homevideo, libertà artistica ristabilita vs. scelte commerciali. A voi la parola.

FacebookTwitterPocketInstapaperEmailPrint
31 maggio 2017
batman v superman

La durata media di un film, soprattutto se di tipo commerciale, è di circa 90 minuti, sebbene innumerevoli siano i titoli che eccedono in maniera non indifferente tale minutaggio. Questo fatto è con ogni probabilità motivabile perché gran parte dei prodotti d’intrattenimento mirano a essere ‘digeribili’ per il grande pubblico, meno avvezzo alle opere impegnate, quindi inferiori o al massimo uguali alle due ore. Diversa è la percezione e la tolleranza, nelle comodità della nostra magione, dove la possibilità di interrompere la visione domestica concede pause per necessità fisiologiche o psichiche, e di qui nascono edizioni decisamente più dilatate per il consumo sul piccolo schermo che reinseriscono alcuni o tutti i pezzi tagliati invece dal montaggio finale. Di conseguenza sovviene naturale l’incognita: è sempre meglio approcciare la versione estesa, o ci sono casi in cui potremmo anche risparmiarcelo?

Tale riflessione è ispirata, tra gli altri, dalla prossima uscita della ‘Ultimate Edition’ di Batman v Superman: Dawn Of Justice di Zack Snyder (disponibile dal 6 luglio in tutti gli store digitali e dal 14 luglio in DVD e Blu-Ray) che tangerà le 3 ore, a cui si accoderà poi quella di Suicide Squad di David Ayer. Emerge quindi spontaneo il quesito se sia una fortuna avere l’opportunità di spendere più tempo immersi in una storia avvincente, oppure se sia solo inefficienza narrativa del regista, incapace di sintesi nel narrarci quanto desidera, oppure una scelta commerciale dei produttori finalizzata a ottenere ulteriori utili con l’homevideo.

Blade Runner Director's CutAnzitutto, prima di entrare nel merito del dilemma con specifici titoli, è necessario risalire alle origini del fenomeno, ossia all’ascesa delle VHS negli anni ’80, nelle quali veniva già fornita un’alternativa a quanto proiettato al cinema. Era uso infatti distribuire sovente la director’s cut, spesso su richiesta del regista stesso, e questo accadeva per la difficoltà a fruire di un’opera esente da tagli e/o ingerenze voluti dallo studio in vista dell’uscita nei cinema. Eppure non si trattava sempre e per forza di una extended version; la director’s cut di Ridley Scott per Blade Runner è in realtà di un minuto più breve della versione vista in sala (così come pure per Alien del 1979). Perlopiù, però, chi dirigeva il film non voleva eliminare alcunché di quanto previsto nel montaggio definitivo, desiderando piuttosto aggiungere scene, storie secondarie ed elementi della trama tagliati per necessità. Le ‘edizioni estese’, risultanti da tali operazioni avrebbero così dovuto regalare in teoria ai fan del materiale più ricco o più coeso, ma questo non è sempre stato vero; anzi, queste aggiunte hanno spesso soltanto aumentato il tempo di esecuzione, senza migliorare effettivamente il film.

Soffermiamoci nello specifico sulla special edition di Aliens – Scontro finale, che è perfetto esempio per mostrare come le addizioni in seguito possano insieme migliorare e danneggiare il risultato finale. La versione theatrical è pervasa da un’incredibile tensione e non è comunque esattamente di breve durata (scelta d’altra parte normale per il regista James Cameron), mentre le aggiunte incluse nell’edizione speciale sono un ensamble indefinito, a volte funzionante, a volte meno. Se si vuole guardare il lato positivo, i contatori digitali di munizioni si riducono sempre più, non solo rafforzando il numero totale di Xenomorfi che braccano i sopravvissuti, ma innalzando ulteriormente il livello di suspense già altissima. Inoltre vi sono inserti validi a livello di diegesi, come quello in cui Ripley (Sigourney Weaver) viene a conoscenza della morte della figlia Ellen di cancro, invecchiata mentre lei si trovava alla deriva nello spazio profondo; questo permetteva di aprire una sottotrama e dare più forza a quella già esistente, aiutando a comprendere meglio i sentimenti protettivi della protagonista nei confronti di Newt (Carrie Henn). Il ruolo materno acquisisce così maggior valore e intensità alla luce delle nuove informazioni.

Aliens extended versionAl contempo però ci sono passaggi scartati di cui non si sente la mancanza, in particolare le scene sulla colonia PTU su LV-426. Perfetta è la sequenza che segue Ripley e la sua squadra mentre entrano nel complesso ormai deserto, immerso in un inquietante e totale silenzio, e proprio in quel momento, durante la perlustrazione metodica, Van Leuwen (Paul Maxwell) asserisce che laggiù risiedevano “Sessanta, forse settanta famiglie”. Ogni dettaglio dell’ambiente, ogni segno lasciato sulle pareti, ogni lastra di metallo piegata, tutto dà la sensazione del guscio vuoto di una struttura devastata, aumentando così la percezione di paura. Nell’edizione speciale invece è fornito il riferimento alla situazione ‘pre-apocalittica’, in maniera improvvisa quanto tediosa, quando all’inizio del film è inquadrata la colonia in piena operatività, con due dei suoi membri che discutono del fatto che la Compagnia abbia inviato alcuni del personale off-site per verificare ‘qualcosa’. Tale integrazione riesce però a eliminare parte del mistero e della sorpresa successivi, risultando inutile e depotenziando la rivelazione finale. Nella theatrical cut inoltre, la prima volta che vediamo uno Xenomorfo è quando i marines scoprono un laboratorio pieno di facehuggers conservati dentro dei vasi di vetro. L’avvicinamento alle temibili creature, sottovalutandole, è un vero e proprio colpo da maestro. Scorgendoli nel liquido dove sono sospesi, inerti per la maggior parte (“due sono vivi, il resto sono morti”), nello spettatore è instillato il dubbio sulle circostanze che hanno portato al loro recupero; nel mentre che Bishop (Lance Henriksen) fornisce numerosi dettagli e la sua valutazione clinica evoca in tal modo un terrore ancor più oscuro. L’edizione estesa, d’altra parte, prevede l’attacco di uno dei suddetti alieni, che attacca il papà di Newt mentre la moglie chiama sospesa sulla ventola aiuto. Un flashback altrettanto inutile insomma. Parlando della piccola orfana infine, nel montaggio destinato al grande schermo è presentata in modo geniale, ossia una ragazzina selvaggia con capelli biondi sporchi e sbiaditi e occhi a palla; possiamo solo immaginare cosa abbia dovuto affrontare e ancor più come fosse la vita prima di incontrare gli Xenomorfi, menzionata in maniera sommessa quando parla del triste fato toccato al fratello Timmy e ai genitori. Tuttavia la versione estesa, liberandoci da ogni ‘inopportuno sforzo di fantasia’, ci fornisce un assaggio della vita della ragazzina prima dell’incontro con gli alieni ed è piuttosto irritante… Insomma la simpatia per il personaggio ne risente consistentemente.

signore anelli jacksonNon sempre però c’è una variazione del valore di un film, come accade per la trilogia estesa di Il Signore degli anelli (The Lord of the Rings) di Peter Jackson, in cui non si avverte un effetto positivo o negativo rispetto al materiale originario, si tratta semplicemente di un allungamento – importante – del minutaggio, riservato quasi esclusivamente ai fan più sfegatati della trasposizione del libro fantasy di J. R. R. Tolkien, meno per tutti gli altri, visto che i tre capitoli arrivati nei cinema avevano durate già intorno ai 180′. Tornando su un discorso più generale, nulla c’è di male a confezionare pellicole che riflettano bene il concetto di esteso, eppur spesso non necessariamente allungando la durata nelle uscite in DVD e VOD (la tecnologia non ha confini ormai) si ottiene qualcosa di meglio, anzi può anche essere che lo sviluppo si sfilacci e l’insieme ne perda invece di guadagnarne. Tuttavia non si devono dimenticare quelle pellicole troncate proprio in vista della loro proiezione nelle sale, la cui director’s cut reinserisce invece tutti quei passaggi previsti inizialmente dal regista. Questo è il caso di Le Crociate – Kingdom of Heaven di Ridley Scott (ancora lui!), la cui edizione allungata – di quasi 50′ – per l’homevideo è sicuramente preferibile a quella pensata per il grande schermo. Lo stesso vale per un film non esattamente eccelso come Daredevil di Mark Steven Johnson, che con il minutaggio aggiuntivo acquista anche qualche punto, dando la possibilità a colui che l’ha diretto di calibrare meglio la componente romantica all’azione e di reinserire un importante subplot legale.

Canical HolocaustCi sono altresì anche altre circostanze che prevedono invisi tagli, specie per le pellicole di genere horror. E’ essenziale aprire una breve parentesi sulla censura, che ha determinato la decurtazione di chilometri di pellicola sin da tempi remotissimi, si pensi solo a quanto avvenne con l’allora scandaloso Freaks (le cose da sapere), inizialmente previsto da Tod Browning come un film di 90′, ma la cui versione distribuita fu di soli 60′ per volere della casa di produzione e delle autorità censorie; quivi purtroppo il materiale scartato andò in gran parte perduto per sempre. Un affine discorso si può fare per il famigerato Cannibal Holocaust del nostro Ruggero Deodato, che ottenne il primo visto censura nel 1980 solo dopo diverse peripezie e dopo aver eliminato ben 326,4 metri di pellicola e 18 tagli; solo il successivo Unrated Cut ha permesso allo spettatore appassionato del genere cannibalico di potersi godere molte delle crude sequenze prima invisibili. Un destino simile hanno subito poi tutti quei film particolarmente gore o scioccanti, i cui produttori, temendo il V.M. 18 con incisive conseguenze per gli introiti globali, hanno spesso deciso di eliminare i momenti più eccessivamente scabrose, ovvero spesso le migliori in opere del genere; triste in tal senso è quanto avvenuto con La casa dei 1000 corpi (House of 1000 Corpses) di Rob Zombie (altro regista piuttosto tartassato), di cui lui stesso ha confermato che il girato eliminato in sede di montaggio è andato perso per sempre e non potrà in alcun caso essere reintegrato in future edizioni (è rimasta qualche foto). Caso singolare è infine quello di Nightmare – Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street) di Wes Craven, che in patria ha subìto diverse sforbiciate (come ad esempio nella truculenta morte di Tina), mentre per l’uscita nei cinema del Regno Unito tale sequenza non è stata toccata e in Italia mancano all’appello quasi 2′ di girato (reintegrati infine nel DVD). Infiniti sono i titoli toccati da uguale sorte anche afferenti la cinematografia erotica, non ultimo il caso di Nymphomaniac di Lars von Trier, ma non è questa la sede per parlarne in modo adeguato con l’accuratezza che occorrerebbe (qualche tempo fa abbiamo dedicato uno speciale alle migliori 10 scene tagliate di film e serie TV dell’orrore).

la-casa-dei-mille-corpiTornando invece alle fattispecie che non riguardano l’opera censoria, la dubbia resistenza dello spettatore (soprattutto americano) a durate epiche non è l’unico fattore che determina la propensione degli studios all’aurea brevitas a scapito della riuscita complessiva: i canonici 90′ permettono un numero maggiore di proiezioni durante il giorno, da cui ancora una volta discendono maggiori profitti. Così il filmmaker di turno, per ottenere il giusto rating o il giusto minutaggio è sottoposto a pressioni varie ed eventuali, che non sempre ben si accompagnano con un libero processo creativo, molto più con le necessità di mercato, che comunque rimangono l’istanza principe. E’ quindi in queste sfortunate occorrenze che arriva il DVD/Blu-Ray per permetterci di assistere all’opera originariamente intesa.

Il vero quesito per le case di produzione, tuttavia, dovrebbe essere se, nell’era del binge watching e delle maratone ‘evento’, nell’epoca in cui piattaforme di streaming come Netflix e Amazon Prime propongono contenuti non censurati e pronti all’uso domestico, la vecchia strategia sia ancora la migliore, non solo dal punto di vista artistico, ma anche da quello commerciale. Molti sono i dubbi e non esiste una regola applicabile a tutti ovviamente. Allungare un film già di per sé indigesto è poco desiderabile almeno quanto accorciarne uno malamente. Il tutto ci riporta dunque di nuovo alla ultimate edition del controverso Batman v Superman, di cui, viste le oltre 2 ore e mezza e il risultato artistico in esse raggiunto, non si può dire che si sentiva l’assoluta necessità di ulteriori aggiunte, seppur nel suo sviluppo qualcosa di non proprio compiuto si percepisca (ma probabilmente è colpa più che altro della maldestra sceneggiatura …). In tal caso, i 30 minuti in più previsti, saranno una miglioria o una tortura?

Articolo
Titolo
[riflessione] Le director’s cut sono sempre preferibili alle versioni cinematografiche?
Descrizione
Sala vs. homevideo, libertà artistica ristabilita vs. scelte commerciali. A voi la parola.
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher

Articoli correlati

Inserisci un commento