Sci-Fi & Fantasy

Spiegato perché i genitori di Chihiro diventano maiali all’inizio di La Città Incantata

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Un impiegato dello Studio Ghibli ha svelato questa e altre incognite insolute del capolavoro animato del 2001

Classico indiscusso dell’animazione giapponese, La Città Incantata (千と千尋の神隠し Sen to Chihiro no kamikakushi, 2o01) scritto e diretto da Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli, si è meritato l’Oscar per il Miglior film d’animazione nel 2003. Tra i maggiori successi in patria di tutti i tempi, ha incassato oltre 300 milioni di dollari a livello globale, con uno stuolo di estimatori sempre in crescita; e con l’aumentare all’infinito dei fan, aumentano e  sono riproposti numerosi quesiti sui suoi aspetti salienti, a volte oscuri per la visionarietà stessa dell’impianto visivo e diegetico dell’opera.

la-citta-incantata-%e5%8d%83%e3%81%a8%e5%8d%83%e5%b0%8b%e3%81%ae%e7%a5%9e%e9%9a%a0%e3%81%97-cibo-ghibli-3Uno degli elementi che hanno suscitato maggiori incognite nel suo pubblico, soprattutto occidentale, è posto proprio in apertura ed è costituito dalla singolare trasformazione dei due genitori in maiali. Il passaggio, che dà il via alle avventure della piccola Chihiro, è fondamentale nell’economia del racconto e al contempo piuttosto oscuro; immediato è il quesito: perché l’uomo e la donna, che iniziano a ingozzarsi in una sorta di locanda sperduta per le campagne, vengono tramutati in suini? Quale cibo, o cibi (leggete lo il capitolo del nostro speciale dedicato all’importanza del cibo in La città incantata), hanno causato tale infausta zoomorfizzazione?

A fornire una risposta a una fan (@0910noncha), che s’interrogava sulla cosa, è stato un impiegato dello Studio Ghibli, che ha scritto una lunga lettera (di cui trovate in chiusura alcune immagini) in cui ha spiegato che tale mutazione è la rappresentazione dell’avidità che ha contraddistinto un’intera generazione negli anni ’80 in Giappone, durante la recessione. Inoltre, viene specificato nell’epistola che la trasformazione è irreversibile, proprio perché allegoria della natura del Male stesso del mondo. Infine viene detto che la protagonista capisce che i suoi familiari, ormai mutati nell’aspetto, non sono tra quelli nella porcilaia, poiché il suo modo di pensare è mutato in seguito all’esperienza passata nel mondo incantato. In ultimo, la missiva precisa che La Città Incantata non è incentrato su una ragazzina dall’animo unico, ma su una giovane che ha imparato ad affrontare con coraggio le proprie paure, conseguendo così una maggiore consapevolezza e apprezzamento per la vita.

Per quali fossero nello specifico gli alimenti invece … il segreto rimane!

Lettera La città incantata

Fonte: Boredpanda

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