29 gennaio 2016

The Hateful Eight in Italia: Tarantino, Madsen e Russell ci presentano il film

Abbiamo visto il film nel ‘glorioso’ formato in 70mm e presenziato alla conferenza stampa del nuovo film del regista di Knoxville. Questo il resoconto di una giornata intensa.

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29 gennaio 2016
hateful 8

Giovedì 28 gennaio 2016 verrà ricordato come il “The Hateful Eight Day“. Questa giornata è stata infatti totalmente dedicata al nuovo lavoro di Quentin Tarantino, che è stato proiettato al cinema Arcadia di Melzo (MI) nel ‘glorioso’ formato 70 mm (e quindi in versione integrale, di 187 minuti) e in lingua originale, a cui è poi seguita la diretta streaming da Cinecittà della conferenza stampa, alla presenza del regista, dei protagonisti Kurt Russell e Michael Madsen, di Ennio Morricone, che ha curato le musiche, dei fratelli Andrea e Raffaella Leone e dell’amministratore delegato di Rai Cinema Paolo Del Brocco, responsabili della distribuzione in Italia (oltre 600 sale).

Il film è ambientato in Wyoming, nel selvaggio west, in pieno inverno e nel periodo seguente alla Guerra di Secessione Americana (1861-1865). In mezzo a una landa innevata e con la tempesta di neve che incombe, incontriamo due cacciatori di taglie, John “The Hangman” Ruth (Kurt Russell) e il Maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson); l’uno sta portando la sua prigioniera (Jennifer Jason Leigh) nella cittadina di Red Rock, l’altro è rimasto a piedi e cerca un passaggio. Alla carovana si aggiunge poi un terzo individuo, Chris Mannix (Walton Goggins), che si dichiara il nuovo sceriffo proprio di Red Rock. Il tempo peggiora e i viaggiatori, insieme al cocchiere, devono fermarsi all’emporio di Minnie, dove però al posto della donna li attendono quattro individui apparentemente capitati lì per caso: un messicano che fa le veci della proprietaria, il señor Bob (Demian Bichir), un generale della Confederazione piuttosto attempato, Sanford Smithers (Bruce Dern), Oswaldo Mobray (Tim Roth), che si dichiara il boia della sopracitata cittadina e infine il mandriano Joe Gage (Michael Madsen), in viaggio per trascorrere il Natale con la madre. Ovviamente le cose non sono quelle che sembrano.

hateful 8 cCome prima domanda dei giornalisti presenti, è stata posta l’attenzione sul fatto che spesso i personaggi di Tarantino fingono di essere qualcun altro, in questo film così come nella sua cinematografia precedente.

“È vero” ha asserito il regista, aggiungendo “è un aspetto che fa capolino un po’ in tutti gli scenari che dipingo, che realizzo, proprio perchè mi piace come aspetto drammatico e questo è anche dovuto al fatto che i miei personaggi sono degli ottimi attori e quindi a me piace molto metterli alla prova“.

Certo è che la costruzione della psicologia dei personaggi nella pellicola ha particolare rilevanza, tanto che l’azione viene rallentata, posticipata, almeno nella prima parte (aspetto che potrebbe essere stato poco apprezzato da un certo tipo di spettatori), avvicinandosi quasi a un modus narrandi da Kammerspiel. Lo constata Tarantino stesso, che asserisce: “È un lavoro di tipo molto teatrale, potrebbe essere definito quasi una piéce, non è certo il tipo di film dove puoi ricorrere a tutti quei trucchetti che vengono utilizzati per abbreviare i tempi”. All’attenzione per le vicende di ciascuno, si affianca il ricorso al Panavision, che dà la possibilità di vedere ciò che accade in primo piano e sullo sfondo, seguendo le azioni di tutti, cosicché, “impostando i personaggi in questa maniera, man mano che lo spettatore li incomincia a conoscere un po’ meglio, si aumenta la suspance” e “si sa che qualche cosa esploderà” sebbene non si sappia quando.

hateful 8 aChiamato a commentare la rovente polemica delle ultime settimana sulla mancanza di candidati di colore ai prossimo Oscar (definita #OscarSoWhite), Tarantino ha dichiarato: “sebbene non possa dirlo in certi termini, mi dispiace per la mancata nomination di Samuel L. Jackson. Dal canto mio, posso dire che mi sarei presentato, se fossi stato nominato”. Le questioni razziali non tangono tuttavia solo la mancata candidatura di uno degli interpreti principali, ma è un aspetto ben presente nel film (così come in altri, da Bastardi senza gloria a Django Unchained) che, sebbene non sia stato inizialmente pensato come film “politico, lo è diventato” solo “quando i personaggi hanno conciato a parlare, a discutere di quella che era la vita nel periodo post bellico, dopo la guerra civile” (con la lotta tra nordisti e sudisti per l’abolizione della schiavitù) e sono così emersi i riferimenti all’attuale situazione americana.

Sulla stessa questione, Kurt Russel ha detto che la qualità migliore del suo personaggio è che “vuole onorare quella che è una sorta di pietra miliare del sistema giudiziario americano, ovvero dare a tutti la possibilità a tutti di avere la loro giornata davanti al giudice in tribunale” e vedrete come ciò viene affrontato alla fine di The Hateful Eight. Michael Madsen invece porta avanti una riflessione sul valore e sul peso delle parole, sostenendo che “ripetere alcuni termini che vengono considerati dispregiativi, il fatto di dire negro, negro, negro continuamente” ha condotto allo “sgonfiarsi della forza denigratoria di questa parola” come svuotandolo della sua carica negativa, auspicando che la società intera possa privarla della sua “accezione negativa”. In ultimo ha aggiunto, con una certa commozione, che il padre, da poco scomparso senza aver avuto l’occasione dei vedere l’opera, stavolta sarebbe stato fiero del suo lavoro.

hateful 8 bIndagando infine sulle influenze che hanno operato sul regista nell’elaborazione di The Hateful Eight, oltre a un classico western come Il grande silenzio di Sergio Corbucci, sono non pochi i riferimenti al cult horror di John Carpenter La Cosa, che ha impattato “sullo scenario, sulla situazione di paranoia, sui paesaggi, senza contare la neve”. E poi,  “c’è la condizione di questi personaggi intrappolati in una stanza, che non possono fidarsi l’uno dell’altro”.

Il regista di Knowxville ha poi ammesso che la pellicola può “essere vista come Le Iene rifatto sotto forma di western” e che proprio la pellicola del 1992 è stata condizionata dal film di Carpenter, strutturando così “una specie di simbiosi tra i tre”. D’altro canto, nel momento in cui la sceneggiatura è stata scritta, Tarantino pensava ai western e ai gialli “da stanza di Agatha Christie“, anche se alla fine ne è risultato un “horror” (certo lo spargimento di sangue e le scene gore non mancano…). Vi è persino un vero e proprio “mostro” come evidenziato dal regista, ovvero “la tempesta di neve” che incombe su tutti e che “diventa più minacciosa man mano che si fa buio” e la cui espressione visiva è data dalla condensa del respiro degli attori in scena.

Densa dunque di molteplici sfumature la nuova opera di Tarantino è da non perdere, preferibilmente nel formato Ultra Panvision 70 mm e in lingua originale, che permettono di apprezzare a pieno il suo valore.

Di seguito il video con la conferenza stampa in versione integrale:

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