10 luglio 2017

22 cose da sapere su The War – Il Pianeta delle Scimmie di Matt Reeves

Cesare/Andy Serkis dovrà vedersela con il temibile Colonnello interpretato da Woody Harrelson nella battaglia decisiva tra umani e primati. Siete pronti per la guerra?

FacebookTwitterPocketInstapaperEmailPrint
10 luglio 2017
war pianeta scimmie

Terzo capitolo della nuova trilogia prequel alla saga sci-fi iniziato nel 1968, The War – Il Pianeta delle Scimmie (War for the Planet of the Apes) di Matt Reeves (la nostra recensione) ci conduce alla battaglia finale che ha portato gli evolutissimi primati ad affermare il proprio dominio sull’umanità. In questo sequel, Cesare, interpretato ancora una volta in motion capture da Andy Serkis, è costretto ad affrontare un esercito di esseri umani guidati dal sadico Colonnello interpretato da Woody Harrelson.

Dopo aver infatti mostrato in L’alba del pianeta delle scimmie (2011) le origini della scimmia antropomorfizzata, e la sua ascesa come leader dei suoi simili in Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie (2014), giungiamo ora al culmine del conflitto tra l’uomo e i suoi pelosi progenitori. Al contempo però, Cesare dovrà affrontare un’altra battaglia, più interiore, contro i propri istinti più oscuri.

In attesa di vederlo nei nostri cinema dal 13 luglio, di seguito trovate le 22 cose da sapere di The War – Il Pianeta delle Scimmie, nel cui cast figurano anche Steve Zahn, Judy Greer, Karin Konoval, Amiah Miller e Terry Notary:

The War – Il Pianeta delle Scimmie poster1) La disfatta finale dell’homo sapiens in quest’ultimo capitolo della trilogia è all’insegna della motion capture e ambientata in alta quota, in uno spettacolare paesaggio ricoperto di neve e catturato in 65 millimetri dal direttore della fotografia Michael Seresin (già presente nella troupe di Apes Revolution).

2) Parlando dei nuovi straordinari livelli conseguiti con gli effetti visivi, il supervisore dei Weta Studios Dan Lemmon ha spiegato: “In L’Alba è stata la primissima volta che abbiamo usato la performance capture in ambienti dove non era mai stata provata in passato. Abbiamo imparato molto da quell’esperienza e questo ha fatto sì che la nostra tecnologia di rendering migliorasse tantissimo. Tutti i nostri sistemi che lavorano sulla pelliccia, come l’abbiamo modellata, il modo in cui la luce ci si muove attraverso gli altri materiali presenti, sono tutti migliorati notevolmente e sono più sofisticati. Il livello di realismo che si vedrà in questo film è di molto superiore a qualsiasi altro”.

3) Dylan Clark, responsabile della produzione insieme a Rick Jaffa e Amanda Silver, ha dichiarato: “The War è un film di genere misto: un po’ road-movie, un po’ di guerra, c’è del western e dell’avventura epica”.

4) Prima di iniziare le riprese, Reeves ha approfondito alcuni capolavori dell’action, da I Sette Samurai di Akira Kurosawa ai western di Clint Eastwood, a cui ha guardato quali modelli per ricreare quel giusto equilibrio tra un lato più tragico e bellico e uno più leggero e comico, affrontando i medesimi temi di eroismo, sacrificio, nonché le più problematiche incognite morali, tipiche della nostra società. Ha inoltre rivelato: “Una delle cose migliori nel fare questi film è l’opportunità di portare nuove tecnologie e nuove forme di cinema ai miti classici, creando così qualcosa di unico per questi tempi”.

The War – Il Pianeta delle Scimmie 25) Il produttore Peter Chernin ha assimilato la serie prequel di Il Pianeta delle Scimmie a livello tecnico al “un processo evolutivo” aggiungendo: “Ci siamo preoccupati moltissimo per il primo film, perché non avevamo mai visto niente di simile a questo tipo di performance capture, ma poi ci siamo abituati a questi risultati che erano così credibili, in grado di trasmettere vere emozioni. Alla fine del primo film tutto è cambiato. Sapendo che eravamo in grado di creare scimmie realistiche, senzienti, potevamo andare ancora più in profondità. Una delle cose più liberatorie di questo franchising è che possiamo esplorare modi di raccontare le emozioni del tutto nuovi, perché stiamo creando la nostra versione di una società che non è mai esistita, ma che consideriamo reale, non di fantasia, e questo è stato veramente divertente.”

6) Chernin ha anche sottolineato che un ruolo fondamentale è stato giocato da Cesare, reso con un “notevole livello di serietà” e non ricadendo mai nel ridicolo, soprattutto “grazie a una performance quasi shakespeariana” di Andy Serkis, che ha avuto “il grande merito di dare la maggior emotività al film.”

war pianeta7) Uno dei personaggi più affascinanti del sequel tuttavia non è un primate, ma un’umana. Bomback infatti ha raccontato: “Abbiamo una piccola bambina, probabilmente orfana, che vive con le scimmie. Matt e io abbiamo subito pensato che sembrava un personaggio uscito una favola. Da Riccioli d’Oro a Cappuccetto Rosso, c’è una vera tradizione di storie su bambine perdute nel bosco che hanno a che fare con animali pericolosi che poi diventano i loro protettori; il personaggio di Nova si rifà a questo filone, e il nome Nova, ovviamente, è un omaggio al film originale”.

8) Per Amiah Miller, dodicenne che interpreta la difficile parte, si tratta della prima partecipazione in una grande produzione, dopo aver recitato nell’horror Lights Out – Terrore nel buio. Reeves ha raccontato che la giovane attrice, che ha definito “molto intuitiva”, ha ottenuto la parte così: “Quando è arrivata all’audizione abbiamo gettato via il copione e le ho chiesto semplicemente di relazionarsi con le scimmie. Era chiaro sin da allora che era speciale e aveva un talento che travalicava la sua età. Lei e gli attori sono diventati come una famiglia. Ha un brillante futuro di fronte e non vedo l’ora di vedere cosa riuscirà a fare”.

9) La Konoval si è preparata a The War, trascorrendo del tempo con Towan, uno dei più anziani orango maschio vivente che si trova a Seattle, allo zoo di Woodland Park, e osservandolo da vicino, vedendolo perfino disegnare, ha potuto appurare la sua complessità e straordinarietà. Purtroppo, Towan è morto pochi giorni dopo la conclusione delle riprese di The War.

The War – Il Pianeta delle Scimmie 510) Una delle maggiori sfide è stata costituita dalle riprese en plein air, presenti sin dal principio della saga, il cui capostipite L’Alba del Pianeta delle Scimmie è realizzato nei boschi; tuttavia con The War si è raggiunto un ulteriore traguardo con la nuova location, come ha chiarito Chernin, dicendo: “Adesso andremo in montagna, in mezzo alla neve, la gente non immagina nemmeno quanto sia terribilmente complesso. La pelliccia bagnata è una delle cose più difficili da fare digitalmente e aggiungerci anche che la neve lo è ancora di più”.

11) La coraggiosa scelta del set ha regalato al film un primato, quello di utilizzo della performance capture in condizioni estreme, inclusa una nevicata. Lemmon ha approfondito le problematiche relate al girare in un simile scenario: “Abbiamo dovuto prendere un processo già considerato molto sensibile e ricalibrarlo accuratamente per usarlo in aree con temperature sottozero e nevicate. È entusiasmante perché abbiamo aperto la possibilità all’utilizzo della performance capture ovunque, interagendo con qualsiasi ambiente e avere ancora la piena fiducia di aver catturato ogni sfumatura della recitazione degli attori”.

12) Non solo, alla complessità derivante dai fattori metereologici si è aggiunta un’articolatissima troupe, supervisionata da Ryan Stafford, che constava di circa 50 persone addette agli effetti visivi, un’unità cineprese di 10 persone, una serie di 35-45 telecamere di acquisizione dal movimento, nonché una nutrita pletora di addetti ai dati, ispettori e fotografi che raccoglievano informazioni su ogni dettaglio da ciascuno dei set.

war pianeta scimmie13) Addentrandoci dunque nelle nuove tecnologia utilizzate per realizzare The War, risaltano un nuovo software per la crescita delle foreste naturali chiamato Totara, un sistema di pelliccia avanzato, il set di strumenti Manuka physLight e la valanga in CGI.

14) La spettacolarità delle scene è stata accentuata dalla tecnica di ripresa: Reeves ha girato in 3D nativo usando il nuovo formato digitale Arriflex 65 mm con l’obiettivo “di creare visivamente un affresco di guerra epico”.

15) Anche la prossemica è stata preparata con cura e prima di iniziare a girare l’attore e coreografo Terry Notary ha lavorato con il cast in quello che è stato affettuosamente definito il Campo Scimmie, dove gli attori si sono esercitati per migliorare le proprie movenze basandosi sul comportamento dei primati e sviluppando una particolare resa dacché le scimmie in questo capitolo sono sempre meno ferine e più erette, rappresentando così un nuovo step evolutivo.

16) A tal fine, la preparazione della performance non si è incentrata solo su esercizi fisici e coreografie, ma Notary ha voluto aprire sempre il Campo Scimmie con un processo meditativo di 20 minuti, che permettesse agli interpreti di meglio calarsi psicologicamente nella difficile parte.

war pianeta scimmie17) Il coreografo ha altresì compiuto molteplici ricerche per affrontare al massimo il suo arduo compito, ha visionato numerosi video di gorilla, scimpanzé e orangutanghi, sia liberi che in cattività, ma si è persuaso che l’imitazione non fosse l’approccio migliore. Ha difatti asserito: “Le Grandi Scimmie sono stupefacenti da guardare e farlo è uno strumento davvero utile, ma solo finché non si cerca di imitarle. La mimica non si percepisce come reale, invece è meglio se cerchi i fondamentali e poi improvvisi su quelli attraverso il tuo personaggio. È la sottigliezza che da veramente gravitas a questi personaggi.”

18) Per ciò che concerne invece le scenografie, creare la fortezza delle scimmie è stato per James Chinlund un compito molto divertente; la roccaforte è stata edificata, per proteggerle dagli assedi, all’apice di una collina boscosa presso la miniera di ghiaia di Lafarge a Vancouver e il suo ideatore ha detto: “E’ stato davvero entusiasmante capire come sarebbe stata la loro fortezza. Abbiamo utilizzato un contrafforte aggressivo che consente la massima difesa”, aggiungendo che è stata poi “migliorata con un intensivo lavoro di CG, creando uno dei set ibridi del film più complessi che abbiamo mai fatto”.

19) A ciò si somma la progettazione dell’erta prigione di Tower Rock, presidio militare riadattato ad hoc e gestito dal Colonnello (Harrelson), il cui set ha necessitato per la costruzione di ben 5 mesi ed è stato locato in una zona vicino al fiume Fraser a Richmond, appena fuori Vancouver. Serkis ha raccontato: “Il set della prigione di Tower Rock era straordinario a vedersi. Entrandoci dentro il primo giorno, di fronte alla sua vastità e a una sorta di fosco presagio, dava la sensazione di essere orribile come l’inferno. Era semplicemente fantastico per la storia, ma era un po’ pesante lavorare in quel set. Saremmo stati lì per circa 40 giorni e ci ha fatto sentire un po’ scorati e disperati, esattamente l’effetto voluto”.

war pianeta scimmie20) Infine, a contrappunto del desolante luogo di detenzione, c’è la baita di montagna, nascosta dentro a un palazzo di ghiaccio, un posto luminoso e magico nel bel mezzo di una guerra costruito nei Mammoth Studios vicino a Vancouver.

21) Melissa Bruning, che nell’elaborazione dei costumi ha dovuto combinare un’incredibile varietà di elementi diversi, ha così motivato le sue scelte per le uniformi dell’esercito: “Stavo pensando all’idea che ogni divisa militare vista nel film fosse stata prodotta nel 2012, l’ultimo momento in cui la società umana era ancora intatta. Così i graduati hanno delle mimetiche più recenti rispetto ai soldati che indossano dei modelli precedenti. Il Colonnello è vestito con quella che in gergo chiamano la MultiCam militare [un motivo mimetico a 7 colori, utilizzato nella guerra dell’Afghanistan] mentre Preacher ha una digicam [un modello di mimetica pixelato che non è più in uso]. Lo spettatore medio non lo può sapere, ma se sei un militare ti accorgi della differenza”.

22) Per ciò che concerne gli outfit della piccola Nova, ossia colei che è simbolo della speranza e un personaggio fiabesco, ha detto al contrario “ha dei maglioni e una gonna, una reliquia del Dust Bowl. Ha una felpa, ma è fatta con un tessuto bitorzoluto che sembra una specie di vecchio animale imbottito e i suoi stivali rossi danno un tocco eversivo. E’ tutta leggera e eterea e poi ci sono questi stivali rossi che la riportano a terra. Non appartiene a nessun periodo, quindi ha una qualità senza tempo”.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di The War – Il Pianeta delle Scimmie:

Articoli correlati

Inserisci un commento