30 gennaio 2016

Cineocchio Dossier – Everybody must get stoned: la storia di Cheech & Chong (INTEGRALE)

Thomas Chong e Richard “Cheech” Marin, dai palchi delle stand-up comedy al grande e inaspettato successo cinematografico con i loro ‘stoner movie’, passando per un disco vincitore del Grammy. Questa è la loro storia.

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30 gennaio 2016
Cheech e Chong

Gli esordi e i primi successi

Le strade di Thomas Chong e Richard “Cheech” Marin si incrociano a Vancouver alla fine degli anni Sessanta. Chong veniva dall’esperienza dei suoi gruppi Little Daddy & the Bachelors/Bobby Taylor and the Vancouvers, mentre Marin si era trasferito dalla California per evitare il servizio militare nel momento più caldo della guerra in Vietnam. Intorno al 1970 iniziano ad esibirsi nei primi spettacoli stand up e infilano subito una serie di dischi di successo, tra cui Cheech & Chong (1971), Big Bambu (1972), Los Cochinos (1973), Cheech and Chong’s Wedding Album (1974), Sleeping Beauty (1976) e Let’s make a New Dope Deal (1980). Per Los Cochinos vincono addirittura il Grammy per il miglior disco comico dell’annolos cochinosE’ in questo periodo che nascono i loro sketch più famosi come Earache my Eye, Basketball Jones (poi trasformato anche in cartone animato), Sister Mary Elephant e Dave. I loro spettacoli girano intorno alla controcultura hippie, l’amore libero e soprattutto le droghe, nello specifico la marijuana. Il duo non è mai stato particolarmente sofisticato nel suo approccio comico fatto di volgarità scatologiche assortite, doppi sensi, incursioni nello slapstick e quello che generalmente viene definito stoner humour, di cui la coppia fino al giorno d’oggi rimane l’esponente più famoso. Nonostante questo approccio o forse proprio per questo, vengono ricordati tra i comici stand up più rappresentativi del periodo. Questa prima fase della loro carriera si conclude con i film concerto Cheech and Chong perform / Cheech & Chong perform again? (1978).

Prima di entrare nel vivo, però, è meglio dare una definizione dello stoner movie, uno dei tanti sottogeneri della commedia, visto che molte pellicole mostrano più di qualche caratteristica in comune: al suo centro troviamo, di norma, una coppia di amici in possesso di o alla ricerca di marijuana. Questo ovviamente li mette nell’inevitabile situazione di dover sfuggire alle forze dell’ordine (quasi sempre descritte come incapaci), ma anche da parenti, amici e colleghi di lavoro che disapprovano il consumo di stupefacenti. Si tratta della formula maggiormente usata per questi film, ma non dell’unica. Nel genere infatti rientrano anche pellicole che mostrano un limitato uso di droghe, ma che sono accomunati da un mood di fondo simile, come ad esempio alcuni film di Kevin Smith, dei Broken Lizard o buona parte di quelli realizzati da Jude Apatow e il suo gruppo (Seth Rogen in questo senso ne è l’esponente più famoso).

up in smoke 1978Il passaggio al cinema per Cheech e Chong avviene nel 1978 con Up in Smoke. Il film, considerato dagli appassionati il Quarto potere degli stoner movies, viene realizzato con un budget irrisorio, incassando a sorpresa 44 milioni di dollari (il 15esimo incasso del ’78) e rimanendo per anni nei cinema drive in e nelle sale di seconda visione. Il successo è travolgente, inaspettato e soprattutto mondiale. Up in Smoke, come tutte le pellicole che seguiranno, non si ricorda per la trama, la recitazione e la messa in scena, ma per l’attitude al limite del rivoluzionario, almeno per l’epoca. Gi stupefacenti erano entrati nel cinema con prepotenza già grazie alla New Hollywood (in film come The Trip, Psych-Out, Easy Rider, Taking Off e molti altri), ma nessuno aveva fatto della marijuana la filosofia centrale in maniera così sfacciata e soprattutto divertente. Distribuito apparentemente nelle sale italiane il 15 marzo del 1979, Up in Smoke vede Cheech e Chong (nel film rispettivamente Pedro de Pacas e Anthony “Man” Stoner!) divisi tra la costante ricerca di erba e gli sforzi per esibirsi con il proprio gruppo alla competizione Battle of the Bands. Per guadagnare i soldi necessari accettano di trasportare un pulmino Volkswagen da Tijuana a Los Angeles.Cheech_&_Chong_Up_in_Smoke Quello che non sanno è che l’intero camioncino è fatto di marijuana e che sulle loro tracce c’è la squadra narcotici, guidata dallo zelante Sergente Stedenko (Stacy Keach). Nel finale vincono il premio come miglior gruppo, grazie anche (o soprattutto) all’intossicazione dell’intero pubblico durante il concerto. Up in Smoke, nonostante l’approssimazione in molti reparti, è un classico della commedia, nonché una pellicola che cattura bene un momento socio-storico degli Stati Uniti. In più, rispetto ai film che sarebbero seguiti, ha una venatura anarchica non indifferente con dalla sua uno spirito decisamente rock’n’roll. E a proposito di questo, il film rimane una delle poche regie di Lou Adler, storica figura della scena musicale americana anni Sessanta e Settanta. Adler è stato il manager di artisti come Sam Cooke e i The Mamas & the Papas, uno dei responsabili del leggendario Monterey International Pop Festival e il produttore del Rocky Horror Picture Show (1975). Fino ad oggi è proprietario e gestore del famoso Roxy Theater a Los Angeles. Fu lui che scoprì Cheech e Chong in un Night Club di Vancouver.

Up in Smoke è pieno di dialoghi e scene memorabili, ma si ricorda soprattutto per l’intera parte iniziale, tra cui l’incontro dei protagonisti, e il personaggio interpretato da Keach che ritornerà anche nel terzo film, Nice Dreams. Da segnalare anche l’apparizione di Tom Skeritt nel ruolo del cugino veterano del Vietnam sofferente di stress post-traumatico. In un piccolo cameo troviamo persino il peckinpahiano Strother Martin. Up in Smoke era ed è pensato per un determinato tipo di spettatore e difficilmente incontra i favori del resto del pubblico (ma questo vale per l’intera opera della coppia). All’epoca fu ovviamente massacrato dalla critica, ma negli anni gli è stata riconosciuta l’importanza che gli compete. Quelli che condividono la stessa “visione del mondo”, diciamo fumosa, hanno in questo film il loro cult. Da vedere rigorosamente in smokorama.

Cheech & Chong’s Next MovieDato il successo al botteghino, il seguito ovviamente non si fa attendere e nel 1980 esce Cheech & Chong’s Next Movie. Scritto nuovamente dalla coppia, la regia passa per la prima volta in mano a Thomas Chong. La trama è la solita con i nostri due eroi alla ricerca di droghe e donne. Considerato da alcuni recensori dell’epoca superiore al primo film, non ne riesce a catturare però la stessa spontaneità. Chong in regia non potrebbe essere meno inventivo, il ritmo latita, ma le risate non mancano. Come anche nel film seguente abbondano scenari sempre più bizzarri e personaggi assurdi, denotando il totale disprezzo del ridicolo da parte dei due comici. Come nota a margine, segnaliamo una delle prime apparizioni di Paul Reubens nel ruolo di Peew Wee Herman e di Michael Winslow prima dell’esplosione con Scuola di Polizia (Police Academy, Hugh Wilson, 1984). Al botteghino rastrella poco più di $ 40 milioni, soprattutto nella seconda visione in double bill con i Blues Brothers (entrambi sono distribuiti dalla Universal), risultando nuovamente un successo inaspettato.

Dalle stelle… alla separazione

Decisi a cavalcare l’onda, appena undici mesi dopo esce nelle sale (Cheech & Chong’s) Nice Dreams (1981, da noi I piacevoli sogni di Cheech e Chong), il migliore dei seguiti. A questo giro i nostri tirano avanti spacciando erba sotto le finte spoglie di venditori di gelati, attività che li coinvolgerà nelle situazioni più demenziali, mettendoli ovviamente di nuovo in conflitto con la legge (Stacy Keach, più fuori che mai, ritorna nel ruolo di Stedenko). Nuovamente diretto da Chong, Nice Dreams è poco più di una serie di scenette largamente improvvisate (la sceneggiatura era lunga appena tre pagine), che hanno solo i protagonisti come collante.nice dreams Eppure il film raggiunge livelli quasi surreali e trasmette una rilassatezza che coinvolge lo spettatore (predisposto), più di quanto ci si possa aspettare. L’atteggiamento, di cui parlavamo in precedenza, dei due nell’affrontare un’assurdità dopo l’altra, riassume perfettamente la loro filosofia. Questa volta gli incassi si fermano a 37 milioni di dollari, confermando che il pubblico non si è per niente stancato delle avventure dei nostri. Nice Dreams esemplifica bene i punti di forza, ma anche le mancanze di questa serie di pellicole. Episodici nella loro struttura, contraddistinti dal ritmo discontinuo e una comicità sempre grezza, contengono però quel tipo di scene talmente far out che rimangono in testa molto più dell’insieme. Quello che li separa da tutte una serie di commedie demenziali del periodo è l’immancabile consumo di droghe, che ha reso Cheech e Chong ambasciatori simbolici di un intero movimento. Gli ultimi due hippie rimasti.

Il quarto film, Things are tough all over (1982), ritrova i nostri nella situazione in cui li avevamo lasciati, ossia senza grana, arrapati e sempre alla ricerca della prossima canna. Things are tough all overPer dare uno scossone alla formula i due questa volta interpretano, oltre ai loro tipici personaggi stoner, anche una coppia di uomini d’affari arabi. Il risultato però è un deludente road movie che non fa particolarmente ridere e mostra decisamente la corda. In retrospettiva è il loro ultimo film degno di attenzione. La cosa si riflette anche negli incassi che questa volta si fermano a 21 milioni milioni (con un budget di appena 7 milioni, ovviamente il margine di guadagno rimane notevole). Nello stesso anno Cheech e Chong, insieme a Dan Aykroyd, Gilda Radner e John Candy fanno da cornice a It came from Hollywood, una compilation di b-movie americani che non si fila nessuno.

Nel 1983 invece partecipano a due film dai risultati ben diversi. Still Smokin’ (uscito da noi in DVD con lo stesso titolo) è un disastro e dimostra come si stava grattando il fondo del barile. Cheech_&_Chong_Still_Smokin'La trama è anche più ridicola del solito, con Cheech e Chong in visita ad Amsterdam come ospiti d’onore di un festival dedicato a Burt Reynolds e Dolly Parton (?!).  La prima metà del film lì vide riprendere vecchi sketch, mentre la seconda consiste in una performance dal vivo registrata l’anno precedente. Se il risultato è imbarazzante, gli incassi superano comunque i 15 milioni di sollari. Molto più riuscita è la loro partecipazione a Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo (Yellowbeard, Mel Damski), l’ultimo film di Graham Chapman (un sesto dei Monty Python) e del grande Marty Feldman. Un all star movie, in cui i due si ritrovano nell’illustre compagnia di Eric Idle, John Cleese, Peter Cook, Madeleine Kahn, Peter Boyle, Spike Milligan e molti altri in una sgangherata parodia dei vecchi film di pirati. Una commedia, non sempre all’altezza, ma con talmente tanta carne al fuoco da meritarsi un posto nella storia del genere.

Ispirati forse dell’ambientazione storica di Barbagialla, il sesto film trasporta i nostri nella Francia rivoluzionaria in I Fratelli Corso / Cheech & Chong’s The Corsican Brothers (1984), demenziale revisione del romanzo di Alexander Dumas. Purtroppo il box office abissale è l’ultimo chiodo nella bara e le vie della coppia dà lì a poco si separano. Nel 1985 esce il loro ultimo album Get out of my Room, accompagnato da un video in stile mockumentary della durata di appena cinquanta minuti. Cheech--Chong-Get-Out-Of-My-RoomEvidentemente ispirato da This is Spinal Tap (Rob Reiner, 1984), Cheech Marin concepisce questo relitto dell’epoca MTV, in cui seguiamo lui e Chong nella realizzazione di un video album. Tra finte interviste e filmati dietro le quinte, si vedono i video per “Get Out of My Room”, “I’m Not Home Right Now”, “Love is strange”, e “Born in East L.A.” Assolutamente trascurabile, se non per i fan più accaniti, Get out of my Room, si ricorda solo per “Born in East L.A.”, pezzo parodia del classico di Springsteen e che sarà il punto di partenza per il primo film in solitaria di Marin, distribuito l’anno seguente.

Curiosamente proprio nell’anno in cui la coppia si scioglie viene in un certo senso nobilitata cinematograficamente per sempre, grazie a – sorpresa – Martin Scorsese. In Fuori Orario (After hours, 1985) Marin e Chong infatti interpretano i due ladri, Neil e Pepe. Se i ruoli sono marginali, la loro apparizione è centrale per la risoluzione della storia. Una bella chiusura per un periodo segnato da grandi successi commerciali e durato quindici anni.

Le carriere soliste e la reunion

La storia di Cheech e Chong però non finisce certo qui, anche se li porta in direzioni ben diverse. Partiamo proprio da Marin che nel 1986 è protagonista del sopramenzionato Born in East L.A, da lui anche scritto e diretto. Nel film interpreta Rudy Robles, un americano di origini messicane che per causa di un disguido viene deportato a Tijuana in Messico.east l.a. cheech Non essendo padrone della lingua (anche nella realtà, il messicano di Marin è alquanto limitato) e culturalmente ignaro del suo ambiente, Robbie tenta in ogni modo possibile di ritornare negli Stati Uniti. Born in East L.A. è una commedia molto più pacata di quanto ci si potrebbe aspettare, totalmente drugfree, e le cui gag ruotano in pratica tutte intorno agli stereotipi tra americani e messicani. Il film riscuote un buon successo di pubblico e indirizza Marin nel suo nuovo percorso, più congeniale ad un pubblico mainstream e spesso di ragazzi (ha doppiato per la Disney personaggi in Oliver & Company, Il re leone e i due Cars targati Pixar). Oltre a un buon numero di ruoli come caratterista negli anni Novanta rimane nell’attenzione del pubblico soprattutto come spalla di Don Johnson, nella serie televisiva Nash Bridges (1996-2001, nell’episodio Wild Card appaiono anche Chong e Philip Michael Thomas per una doppia riunione). cheech desperadoE’ però nel 1995 in cui avviene il fatidico incontro con Robert Rodriguez sul set di Desperado. Le sue scene sono poche ma, grazie anche all’ispirata apparizione di Tarantino, rimangono tra quelle più citate del film. Il sodalizio con Rodriguez ad oggi conta ben altre sei pellicole (Dall’alba al tramonto, C’era una volta in Messico, la trilogia dei Spy Kids e Machete) e una fine non sembra in vista. Magari prima o poi il regista texano avrà l’ispirazione di affiancargli anche Thomas Chong.

A proposito di Thomas Chong. Chong si prende qualche anno di pausa dal cinema e solo nel 1990 dirige e interpreta un film come protagonista: Far Out Man (in cui Marin fa anche una breve apparizione), commedia stoner che però passa abbastanza inosservata. Da lì in poi l’attore si dedica a ruoli di contorno, normalmente quello del vecchio hippie, in pellicole come I visitatori del sabato sera (The Spirit of ‘76, Lucas Reiner, 1990), National Lampoon’s Senior Trip La scuola più pazza del mondo (Kelly Makin, 1995) Half Baked (1998, Tamra Davis), The Wash (DJ Pooh, 2001) e Evil Bong (Charles Band, 2006).far-out-man chong Il ruolo che però lo riavvicina al grande pubblico è quello di Leo nella sitcom That ’70s Show (1998-2006). Nel 2003 viene suo malgrado coinvolto in una retata federale riguardante siti online che vendono prodotti collegati alla canapa. Chong Glass/Nice Dreams era in realtà un’impresa gestita dal figlio, ma alla fine sarà proprio Chong ad essere condannato a nove mesi di prigione. La storia è complessa ed esula dal nostro discorso, ma per chi volesse informarsi nei dettagli sulla vicenda lo può fare con il documentario a/k/a Tommy Chong (Josh Gilbert, 2006).

Poi finalmente, dopo anni di voci, intorno al 2008 Cheech e Chong sembrano aver messo definitivamente da parte le loro differenze e si riunisco per una serie di spettacoli stand up di grande successo. Gli show coprono il biennio 2008-2009 e il meglio viene raccolto nel DVD Cheech and Chong’s hey, watch this! (2010). In realtà, come abbiamo già segnalato, le loro vie dal 1985 si erano incrociate più di una volta, soprattutto in chiave di doppiatori per Ferngully: The Last Rainforest (1992), ma anche l’episodio Cherokee Hair Tampoons della quarta stagione di South Park (2000). Nel 2011 vengono addirittura chiamati per doppiare le loro controparti animate in A Midsummer’s Nice Dream dei Simpsons, nonché nel cartone animato digitale Hoodwinked Two! Hood vs Evil (2011).

Cheech_Chong's_Animated_Movie dvdMentre è da almeno un decennio che si parla di un possibile seguito di Up in Smoke (una nuova data di uscita viene annunciata ad intervalli regolari), nel 2013 esce Cheech & Chong’s Animated Movie. E’ il primo film che li vede protagonisti dai tempi di Cheech & Chong’s The Corsican Brothers, ma l’entusiasmo per questa nuova avventura rimane contenuto. Il film, infatti, non è altro che la versione animata di diciotto dei loro sketch più famosi. Tutto già visto e sentito, ma in linea di massima dimostra che esiste ancora un mercato per i nostri due fattoni.

L’influenza della filmografia di Cheech e Chong è stata immediata e negli anni ha acquistato un’aura quasi mistica. Ha avuto anche una certa influenza sull’hip hop, e i due sono stati citati da artisti come i Beastie Boys, Cypress Hill e Snoop Dogg. La figura dello stoner è entrata subito a far parte del cinema di genere horror (in particolare lo slasher) e in dozzine di commedie non necessariamente incentrate sull’argomento (come Caddyshack o Fast Times at Ridgemont High). Lo stoner movie dal canto suo si è trasformato in un vero e proprio sottogenere comico. Tra i gli esempi più famosi, anche se non tutti si attengono strettamente alla premessa descritta in apertura, possiamo citare: Bill & Ted’s Excellent Adventure (Stephen Herek, 1989), La vita è un sogno (Dazed and Confused, Richard Linklater, 1993), The Stoned Age (James Melkonian, 1994), PCU (Hart Bochner, 1994) Halfbaked (Tamra Davis, 1998), la trilogia di Friday (1995-2002), Il grande Lebowski (The Big Lebowski, 1998, Coen) Fatti, strafatti e strafighe (Dude where’s my car, Danny Leiner, 2000), Due sballati al College (How High, Jesse Dylan, 2001) la trilogia di Harold e Kumar (2004-2011), Smiley Face (Grek Araki, 2007), Strafumati (Pineapple Express, David Gordon Green, 2008), High School (John Stahlberg Jr., 2010) fino al recente American Ultra (Nima Nourizadeh, 2015). Addirittura Paul Thomas Anderson ha citato Up in Smoke tra le influenze primarie di Vizio di forma (Inherent Vice, 2014).

Cheech and Chong’s hey, watch this!Per quanto riguarda l’Italia va detto che l’influenza di Cheech e Chong è stata praticamente inesistente. Tutti si ricordano le canne dei film di Salvatores, ma il duo americano non sembra mai aver raccolto grandi consensi, così come la commedia stoner in generale. Dei loro film da noi sembrano – le fonti sono nulle – essere stati distribuiti Up in Smoke (curiosamente il DVD Paramount contiene tutte le lingue immaginabili, escluso l’italiano), Nice Dreams, Still Smokin e Corsican Brothers (quest’ultimi tre probabilmente solo in home video).

A questo punto, ai pochi appassionati italiani e a quelli di tutto il mondo non rimane altro che aspettare il ritorno in scena degli originali… “Up in Smoke that’s where my money goes, in my lungs and sometimes up my nose.”

fine…?

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