11 gennaio 2016

Cineocchio Dossier – Everybody must get stoned: la storia di Cheech & Chong (Parte II)

Continua il racconto della carriera dei due comici più ‘fumati’ della storia. Questa volta vengono affrontati i primi insuccessi commerciali

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11 gennaio 2016
Cheech & Chong 1

Dalle stelle… alla separazione

Decisi a cavalcare l’onda, appena undici mesi dopo esce nelle sale (Cheech & Chong’s) Nice Dreams (1981, da noi I piacevoli sogni di Cheech e Chong), il migliore dei seguiti. A questo giro i nostri tirano avanti spacciando erba sotto le finte spoglie di venditori di gelati, attività che li coinvolgerà nelle situazioni più demenziali, mettendoli ovviamente di nuovo in conflitto con la legge (Stacy Keach, più fuori che mai, ritorna nel ruolo di Stedenko). Nuovamente diretto da Chong, Nice Dreams è poco più di una serie di scenette largamente improvvisate (la sceneggiatura era lunga appena tre pagine), che hanno solo i protagonisti come collante.nice dreams Eppure il film raggiunge livelli quasi surreali e trasmette una rilassatezza che coinvolge lo spettatore (predisposto), più di quanto ci si possa aspettare. L’atteggiamento, di cui parlavamo in precedenza, dei due nell’affrontare un’assurdità dopo l’altra, riassume perfettamente la loro filosofia. Questa volta gli incassi si fermano a 37 milioni di dollari, confermando che il pubblico non si è per niente stancato delle avventure dei nostri. Nice Dreams esemplifica bene i punti di forza, ma anche le mancanze di questa serie di pellicole. Episodici nella loro struttura, contraddistinti dal ritmo discontinuo e una comicità sempre grezza, contengono però quel tipo di scene talmente far out che rimangono in testa molto più dell’insieme. Quello che li separa da tutte una serie di commedie demenziali del periodo è l’immancabile consumo di droghe, che ha reso Cheech e Chong ambasciatori simbolici di un intero movimento. Gli ultimi due hippie rimasti.

Il quarto film, Things are tough all over (1982), ritrova i nostri nella situazione in cui li avevamo lasciati, ossia senza grana, arrapati e sempre alla ricerca della prossima canna. Things are tough all overPer dare uno scossone alla formula i due questa volta interpretano, oltre ai loro tipici personaggi stoner, anche una coppia di uomini d’affari arabi. Il risultato però è un deludente road movie che non fa particolarmente ridere e mostra decisamente la corda. In retrospettiva è il loro ultimo film degno di attenzione. La cosa si riflette anche negli incassi che questa volta si fermano a 21 milioni milioni (con un budget di appena 7 milioni, ovviamente il margine di guadagno rimane notevole). Nello stesso anno Cheech e Chong, insieme a Dan Aykroyd, Gilda Radner e John Candy fanno da cornice a It came from Hollywood, una compilation di b-movie americani che non si fila nessuno.

Nel 1983 invece partecipano a due film dai risultati ben diversi. Still Smokin’ (uscito da noi in DVD con lo stesso titolo) è un disastro e dimostra come si stava grattando il fondo del barile. Cheech_&_Chong_Still_Smokin'La trama è anche più ridicola del solito, con Cheech e Chong in visita ad Amsterdam come ospiti d’onore di un festival dedicato a Burt Reynolds e Dolly Parton (?!).  La prima metà del film lì vide riprendere vecchi sketch, mentre la seconda consiste in una performance dal vivo registrata l’anno precedente. Se il risultato è imbarazzante, gli incassi superano comunque i 15 milioni di sollari. Molto più riuscita è la loro partecipazione a Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo (Yellowbeard, Mel Damski), l’ultimo film di Graham Chapman (un sesto dei Monty Python) e del grande Marty Feldman. Un all star movie, in cui i due si ritrovano nell’illustre compagnia di Eric Idle, John Cleese, Peter Cook, Madeleine Kahn, Peter Boyle, Spike Milligan e molti altri in una sgangherata parodia dei vecchi film di pirati. Una commedia, non sempre all’altezza, ma con talmente tanta carne al fuoco da meritarsi un posto nella storia del genere.

Ispirati forse dell’ambientazione storica di Barbagialla, il sesto film trasporta i nostri nella Francia rivoluzionaria in I Fratelli Corso / Cheech & Chong’s The Corsican Brothers (1984), demenziale revisione del romanzo di Alexander Dumas. Purtroppo il box office abissale è l’ultimo chiodo nella bara e le vie della coppia dà lì a poco si separano. Nel 1985 esce il loro ultimo album Get out of my Room, accompagnato da un video in stile mockumentary della durata di appena cinquanta minuti. Cheech--Chong-Get-Out-Of-My-RoomEvidentemente ispirato da This is Spinal Tap (Rob Reiner, 1984), Cheech Marin concepisce questo relitto dell’epoca MTV, in cui seguiamo lui e Chong nella realizzazione di un video album. Tra finte interviste e filmati dietro le quinte, si vedono i video per “Get Out of My Room”, “I’m Not Home Right Now”, “Love is strange”, e “Born in East L.A.” Assolutamente trascurabile, se non per i fan più accaniti, Get out of my Room, si ricorda solo per “Born in East L.A.”, pezzo parodia del classico di Springsteen e che sarà il punto di partenza per il primo film in solitaria di Marin, distribuito l’anno seguente.

Curiosamente proprio nell’anno in cui la coppia si scioglie viene in un certo senso nobilitata cinematograficamente per sempre, grazie a – sorpresa – Martin Scorsese. In Fuori Orario (After hours, 1985) Marin e Chong infatti interpretano i due ladri, Neil e Pepe. Se i ruoli sono marginali, la loro apparizione è centrale per la risoluzione della storia. Una bella chiusura per un periodo segnato da grandi successi commerciali e durato quindici anni.

continua…

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