1 luglio 2016

Cineocchio Dossier – Il genere non genere dei videogame al cinema (Parte III)

Trasposizioni cinematografiche dai videogiochi dal vangelo secondo Uwe Boll

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1 luglio 2016
in the name king boll (2)

Momento Uwe Boll

Uwe-boll-dito-medioNel corso del nostro dossier, abbiamo voluto porci una domanda molto semplice: perché i film tratti dai videogiochi hanno sempre una trama così diversa dal titolo ludico? Forse anche Uwe Boll, famigerato regista-sceneggiatore-produttore di origini tedesche, si è posto la stessa domanda più volte ma siamo sicuri che abbia sempre risposto con la stessa eleganza espressa nell’immagine che abbiamo scelto.
Vincitore di un Razzie Award alla peggior carriera nella storia del cinema, l’incompreso Uwe è stato più volte criticato da media e persone. A detta della critica statunitense, ci sono alcune sue opere in grado di far sentire bene coloro che realizzano film squallidi.
La risposta del regista? Sfidare la critica a un incontro di Boxe (che Uwe vinse grazie alla sua adolescenza da puggile; con due “g” perché anche lui ‘ha i pugni nelle mani’).
Facendosi forte del termine “loosely based on” ha prodotto nel corso degli anni una serie di pellicole che potremmo annoverare nel nostro dossier.
Usiamo il condizionale perché non vogliamo farlo. Per quanto rientrino nella definizione data nella prima parte, potremmo dilungarci per ore vomitando i nostri peggiori icori contro le scelte fatte da queste braccia tolte alla boxe.

Vogliamo comunque citarvi quello che consideriamo il suo più grande successo: Alone in the Dark.
I vari titoli ludici narrano le vicende di un investigatore, Edward Carnby, alle prese con case infestate, misteri occulti tratti dalla bibliografia di H.P. Lovecraft, vodoo e molto altro.
Christian Slater è Edward e, in quello che è considerato IL peggior film nella storia del cinema (2.3 la media votot su IMDB e 1.7 su Rotten…) è accompagnato da Tara Reid (che aveva imparato il fascino dei trash-B-movies ben prima degli Sharknado). Il resto ve lo scriveremo senza punteggiatura e senza pause, per meglio rendervi il piacere provato nel vederlo:

boll alone_in_the_darkNasce bambino con i superpoteri del sesto senso e scopre quanto è bello vedere il mondo con gli occhi di uno che può capire quando c’è del paranormale in agguato ma non gli basta perché decide di diventare anche un investigatore che investiga sul paranormale anche se nessuno lo paga ma per fortuna era il capo di un’associazione governativa che difende il mondo dai misteri misteriosi che non tutti conoscono e ha la passione nel suo tempo libero di inseguire le informazioni su una cultura che sembrano Maya ma non sono Maya che venerano degli alieni ma non sono alieni perché sono dei demoni di un’altra dimensione dei quali scopre di più grazie a dei manufatti tenuti dalla sua ragazza che lavora come curatrice di un museo ma mentre è sulle tracce di un bambino scomparso incontra il dottore che gli aveva dato i superpoteri quando era piccolino che adesso collabora con il nuovo capo della società governativa segreta a difesa del mondo che era il suo rivale quando ci lavorava e hanno fatto la marachella di usare gli artefatti per aprire i portali dai quali escono i demoni alieni e vissero per sempre felici e contenti.

Abbiamo sortito l’effetto opposto incuriosendovi sul titolo? C’è qualcosa che salviamo però; una canzone dei Nightwish nell’OST. Nel suo video ufficiale potrete godere di alcune immagini tratte dalla pellicola:

Vi abbiamo salvato da titoli come House of the Dead, i vari BloodRayne e In the Name of the King… Film che hanno solo un titolo in comune con i più noti videogiochi e che hanno rimarcato il grande successo del nostro eroe Boll.
Salutiamo lo stimato professionista con la risposta che gli diede la Blizzard quando ai tempi si propose per realizzare la pellicola su Warcraft, finita poi a Sam Raimi e infine a Duncan Jones:
We will not sell the movie rights, not to you… especially not to you.” (Non venderemo i diritti del film, a te no… specialmente a te, no).

Uwe Boll fu solo il precursore del momento più triste che questo genere non genere, perché l’Inverno stava arrivando e, come George R.R. Martins ci insegna, perdura da anni.

Se precedentemente si poteva avere qualche (NDR: pochissime) soddisfazione nel vedere trasposizioni cinematografiche di videogiochi, a partire dalla seconda metà degli anni 2000, il declino verso l’abisso è stato costante.

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