1 giugno 2016

Cineocchio Dossier – Il genere non genere dei videogame al cinema (Parte I)

Scegli il tuo personaggio e affronta i film tratti dai videogiochi degli anni ’90. Round 1. Fight!

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1 giugno 2016
part1

Con l’uscita di un film basato sul franchise di uno dei più grandi successi videoludici di sempre (ndr: sono anni che chi ha passato ore davanti a World of Warcraft aspetta questo momento), abbiamo voluto realizzare uno speciale su come i videogiochi sono stati interpretati sul grande schermo nel corso degli anni.
Dalla lista dei film sui videogame che abbiamo preso in analisi, sono stati volutamente tolti quei titoli che avevano sì un’ambientazione inerente alla nostra ricerca, ma senza avere un gioco di successo alle spalle.
Per quanto possiamo aver amato e apprezzato Tron, Il Piccolo Grande Mago dei Videogames e Ralph Spaccatutto, non sono i droidi giochi che stiamo cercando. Possiamo aver goduto per ore e ore alla ricerca della nostra principessa rapita, aver ucciso schiere infinite di demoni nei panni di uno space marine senza nome o essere diventati così bravi a fare le “mezze lune” con un joystick da poter far partire l’hadouken nella vita reale, ma una domanda ci è sempre rimasta in testa: perché le pellicole tratte dai videogiochi sono sempre così distanti dalle trame che conosciamo? Perché questo genere-non-genere cinematografico non è mai riuscito a decollare se non con un solo franchise?

Partiamo da un passato ormai lontano più di venti anni.

I film su i videogiochi negli anni ‘90

Siamo tornati nel 1993. Brufoli, jeans a vita alta e giubbotti Essenza, sono il contesto ideale per iniziare con il più famoso idraulico al mondo. Ci saranno anche persone che non hanno mai giocato almeno una volta a un Super Mario in vita loro (NDR: BUUUUUUUUUUU), ma l’iconico testimonial Nintendo è entrato nella cultura underground grazie al suo pugno alzato. Per sfruttare il grande successo del personaggio, alcuni pionieri fecero una scommessa: realizzare un film live action partendo da un gioco digitale.

Rocky Morton e Annabel Jankel: registi.
Jake Eberts e Roland Joffé: produttori.
Parker Bennett, Terry Runté e Ed Solomon: sceneggiatori.

super mario locandina cinemaA causa loro, il destino di chi ama i videogiochi venne segnato per sempre. Il franchise Super Mario (videogioco) si può riassumere in un platform, a scorrimento quasi sempre orizzontale, dove l’omonimo protagonista doveva schivare, saltare e schiacciare gli ostacoli posti a schermo. Uno stile di gioco abbastanza lineare che non aveva un’ambientazione particolarmente complessa alle spalle. In una primissima versione Mario e suo fratello Luigi dovevano investigare le strane creature che infestavano le fogne di New York, ma in quella più famosa partivano a salvare una bella principessa rapita da un malvagio mostro.
Possiamo provare a capire che dover realizzare una storia partendo da questi spunti, non sia una cosa semplice. Possiamo anche provare a capire che per fare l’albero ci voglia il legno e che per fare tutto ci voglia un fiore, ma pensiamo che le persone coinvolte in questo progetto abbiamo capito perfettamente che da un diamante non cresce nulla… decidendo così di produrre l’ecosistema perfetto per far sbocciare vegetali; o l’equivalente della foresta Amazzonica in questo caso specifico, data la quantità di “ottimo materiale prodotto”.
Il nostro mondo è stato diviso in due dimensioni parallele dall’impatto del meteorite che ha fatto estinguere i dinosauri. Una la conosciamo e ci viviamo. L’altra è pressochè identica alla prima, ma gli umani derivano dai dinosauri. Tralasciando il fatto che l’anello mancante tra la scimmia e l’uomo sia il T-Rex, Mario e Luigi finiscono in questo mondo alternativo dopo l’ingresso in un portale dimensionale sotto la città di New York. Scappati dalla malavita della Grande Mela che li cerca, scoprono che l’archeologa Daisy, un’orfana conosciuta sotto il ponte di Brooklyn, è in realtà la principessa di questo diverso “livello” di esistenza. Lì vigono le leggi del malvagio dittatore King Koopa che ha come obiettivo impadronirsi di un pezzo del meteorite, vecchio di 65 milioni di anni, e riunificare i due mondi. Grazie alla sua tecnologia della de-evoluzione, armi in grado di far tornare i bersagli a uno stadio primitivo, vuole diventare l’unico signore di tutto. Vi risparmiamo i dettagli relativi a un Toad ex-chitarrista trasformato in schiavo dinosauro, un re fungo da salvare, degli stivali a propulsione e la storia d’amore Daisy – Luigi.

super mario nintendoSe volete passare una serata all’insegna delle risate, è il film perfetto per un commento libero tra amici!
A fronte di una spesa di quasi 50 milioni di dollari, la pellicola ne incassò meno della metà. In più di un’intervista, la buon anima di Bob “Spugna” Hoskins ha sempre espresso il suo astio nei confronti della produzione di Super Mario e sul come sia stato un inferno lavorare lì. La Nintendo, a seguito di questa uscita, ha decretato che non avrebbe mai più realizzato un lungometraggio con attori veri derivati dai suoi prodotti.

Se questa doveva essere l’età dell’Oro per i videogiochi sul grande schermo, il vero “successo” arrivò con Street Fighter l’anno dopo, nel 1994.

Nell’infausto anno in cui nacque Justin Bieber, un’altra piaga si stava per abbattere sul nostro pianeta. Se avete trent’anni avrete sicuramente lasciato cospicui oboli, nelle sale giochi dei tempi, per impersonare Ryu, Ken, Honda, Zangief o Guile.
Nel secondo e più famoso capitolo dell’intramontabile successo Capcom, M. Bison organizzava un torneo di lotta tra i combattenti più forti del mondo con lo scopo di poterne possedere il corpo grazie ai suoi poteri psichici. Chi sarebbe uscito vincitore, sarebbe diventato il suo nuovo schiavo!
La trama del videogioco era molto lineare, anche se molto simile ad altre pellicole del protagonista scelto poi per il film, ma che si faceva forte di personaggi molto caratterizzati nei loro costumi e storie.
Questa volta le persone scelte avrebbero potuto realizzare un film incentrato su questa storia e riempirlo di combattimenti. Quello che abbiamo ottenuto è un film comico di serie z con alcune scene di combattimento degne de Il lupo mannaro contro la Camorra (o La croce dalle sette pietre).

Street_Fighter_film_1994Una ribellione insorge nei confronti di un malvagio dittatore del sud-est asiatico, il generale M. Bison. La nazioni alleate, comandate dal colonnello William F. Guile (interpretato da Jean Claude Van Damme), partono a fronteggiare il male. Ci sono delle motivazioni personali che muovono Guile… Il rapimento di un suo caro amico, Carlos Blanka, da parte di uno scienziato che lavora per il dittatore: il dottor Dhalsim.
Ryu e Ken sono due truffatori che decidono di vendere delle armi giocattolo al capo della malavita thailandese di nome Mr. Chow Sagat. Lo spietato criminale non si fa fregare e decide di usare i due per i suoi combattimenti clandestini. Nel bel mezzo del loro combattimento con un certo Vega, combattente dalla dubbia sessualità fan sfegatato di Wolverine, le Nazioni Alleate irrompono e arrestano tutti. Ryu e Ken sono costretti a infiltrarsi nell’organizzazione di Bison e Sagat per farla franca, ma si imbattono in un trittico tutto pepe: una giornalista cinese, un samoano che si piace così com’è (NDR: anche detto ciccione) e un americano di colore che riesce ad usare la videocamera con i guantoni da boxe. Chun Li, Honda e Balrog vogliono assassinare M. Bison e Sagat, ma Ryu e Ken devono fermarli per ingraziarsi chi comanda. Grazie alla loro azione, i due vengono introdotti ai piani alti dell’organizzazione a capo dello stato governato da Bison. Lì fanno la conoscenza della sua guardia del corpo, un russo con un cervello inversamente proporzionale alla sua massa muscolare e il suo hacker di fiducia: un giamaicano di nome Dee Jay. Pam, pum, pim, non indovinerete mai ma Bison viene detronizzato, i buoni vincono e i cattivi simpatici tradiscono il loro precedente datore di lavoro.

street fighter personaggiLa cosa più sconvolgente rimarrà sicuramente aver scelto un giamaicano come hcaker di fiducia del più grande cattivo al mondo; un binomio pari a quello di Cool Runnings.
Non ci crederete mai, ma molte persone videro questo film e quasi tutte non riuscirono a superare il cambiamento imposto ai personaggi che tutti conoscevano. Forse, così giusto per portare come esempio la prima scena venuta in mente, potrebbe dipendere dal fatto che vedere i due personaggi più corpulenti, Honda e Zangief, che combattono nel modellino della futura città chiamata Bisonville con il sottofondo composto dal classico ruggito di Godzilla… beh forse è un po’ eccessivo come tentativo di strappare un sorriso allo spettatore. Se però il film di Super Mario era stato fallimentare su ambo i fronti, Street Figther riuscì a guadagnare quasi 100 milioni di dollari complessivamente!
C’è da dire che Raul Julia era venuto a mancare pochi mesi prima dell’uscita della pellicola e se fossimo dei cavalli, rinomate persone orribili, potremmo pensare che molto sia imputabile a questo. Siamo delle persone orribili e ne siamo convinti perché anche in questa occasione, l’adattamento cinematografico aveva meno senso di una canzone di Zucchero.

Non c’era solo Jean Claude tra i sex symbol di quegli anni. Spiccava, grazie al successo ottenuto una decina di anni prima, un certo immortale amante dei luoghi sacri. Perché non ingaggiare lui per fare il dio del fulmine che arriva da un “mondo esterno”?

lambert raiden mortal

Nel 1995 arrivò sul grande schermo un tentativo replicato ben due volte e poi trasformato in telefilm: Mortal Kombat.

A seguito della sua sconfitta nel primo capitolo ad opera di Liu Kang, il malvagio Shang Tsung riesce a convincere il suo signore Shao Khan a non ucciderlo seduta stante. Nonostante il nome da antipasto cinese, Shao è il signore di Outworld e viene convinto dal suo stregone di ormai ex-fiducia ad indire un Mortal Kombat nei suoi territori. In questo modo avranno il vantaggio del territorio e della sorpresa. Il cattivo più cattivo a capo di Shang Tsung lo asseconda e così viene chiamato Raiden a condurre gli eroi della Terra. Grazie a questa storia, del secondo capitolo del franchise, abbiamo potuto giocare a uno dei videogiochi più cruenti mai realizzati. Fatality, corpi ridotti a brandelli e colonne vertebrali strappate dal resto del corpo erano il minimo che ci si potesse aspettare da una trasposizione cinematografica di un titolo del genere.
Per la prima volta abbiamo assistito a una trasposizione quasi interamente fedele della trama di un videogioco con solo qualche piccola modifica che non faceva neanche storcere il naso più di tanto.

mortal kombat sub zero FatalityUna trama snella, carina, con un buon ritmo a schermo e che regala anche una buona dose di combattimenti.
Se non fossimo stati costretti a vedere “Vola Mio Mini-Pony” nell’Outworld, dove il video di Aleksandr Pistoletov poteva esserne la degna canzone di apertura, sarebbe stata una pietra miliare della nostra infanzia/adolescenza!
Mentre vengono fin troppo spesso rimarcate le parole “Fatality” e “Vittoria Sfolgorante”, anche quando magari gli sceneggiatori potevano pensare a un dialogo un po’ più ardito, l’immagine più sconcia che si vede è quando Cage fa la sua mossa in spaccata mirando le parti basse di Goro; oltre le braccia, avrà avuto anche altro doppio per accusare così tanto dolore?
Se un motivo del successo del franchise derivava da cuori strappati alla Kali Ma e spine dorsali attaccate a crani, la scelta di rendere la pellicola appetibile ai più giovani ha fatto cadere qualsiasi possibilità di promozione.
Il PG-13 è il male del cinema e i dolori causati da i suoi lunghi artigli ce li trasciniamo anche oggi (NDR: ogni riferimento a nessuna goccia di sangue sugli artigli di un noto supereroe è del tutto voluta).

Nonostante tutto, il film ebbe un ottimo ritorno e cementò questo genere-non-genere negli anni a venire.

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