12 aprile 2017

[dossier] Tokusatsu 2006-2016 (parte II)

Il nostro viaggio nel genere prosegue: questa volta esaminiamo tre ‘mostri sacri’

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12 aprile 2017
gamera

Cap. 2 – La trinità: Godzilla, Gamera, Ultraman

Parlavamo nel primo capitolo di sovrapproduzione. Ma forse l’entità del tutto non è chiara a lettori poco avvezzi al genere o magari colpiti da una patologia infettiva del virus Power Rangers. Godzilla, nato nel 1954, ventinove film prodotti ad oggi, l’ultimo nel 2016. Gamera, la tartaruga gigante concorrente di Godzilla e prodotta dalla Daiei, nata nel 1965, dodici film da sala prodotti ad oggi, l’ultimo nel 2006 e uno nuovo in arrivo. Ultraman, supereroe della televisione poi passato alla sala, nasce nel 1966 ed è protagonista ad oggi di poco meno di trenta serie tv annuali (anche il solo classificarle necessita di paletti e riflessioni che ora non è il momento di fare) che vanno da 13 episodi a 50, l’ultima in corso di messa in onda. Intorno, altre decine di serie di rilevanza simile, sia numerica che a volte qualitativa, film da cinema, videogiochi, miniserie, serie animate, manga, prodotti solo per il video e infiniti caleidoscopi transmediali.

Gamera-vs-GuironOvvio che un’ampia produzione non sia poi automaticamente così continua e ripetitiva. I vincoli stilistici si separano comunque in decine di sottogeneri ognuno dotato di proprie caratteristiche. E’ quindi un giustapporsi di termini giapponesi identificativi alternamente stretti e vincolanti: kaiju (le creature), daikaiju (i mostri giganti), kyodai hero (serie in cui i supereroi raggiungono dimensioni giganti come Ultraman o Megaloman), metal hero (con eroi robot, cyborg o dotati di armature metalliche), super sentai (serie con un pugno di eroi dotati di tute di colori diversi), henshin hero (esseri umani che mutano in supereroi in armatura).
I bordi del ventaglio che abbiamo scelto di analizzare (2006-2016) emergono anche da qui.
Nel 2006 infatti esce l’ultimo film di Gamera, che segnerà lo stop della franchise per un buon decennio. A volte quando le saghe iniziano ad inaridirsi, le case di produzione tendono a bloccarle periodicamente per poi tornare in forze in periodi più fortunati. Sembra quasi si palesi l’impossibilità, anche ipotetica, di fermarle per sempre, e di sottrarre allo spettatore, numeroso o meno che sia, tali icone pop. A volte sembra trasparire un senso di responsabilità delle produzioni di garantire la presenza di alcuni immaginari, come fossero entità capaci di attivare un senso di protezione e catarsi psicologica nel pubblico.
Paradossalmente questo fattore è narrato magistralmente e con un candore agrodolce esemplare in un film di Taiwan del 2013, l’esordio di Jeff Chang, Machi Action, in cui un direttore di rete continua a supportare la messa in produzione di una serie tokusatsu in perenne perdita perché crede che per alcuni programmi non sia importante l’audience ma il loro valore sociale e “paterno”.

tokusatsuEcco quindi che dopo l’ottima trilogia degli anni novanta ideata da Shusuke Kaneko, Gamera torna a fare capolino, prima di un lungo stop, con Gamera: The Brave, versione cinematografica per un target più giovane ma opera paradossalmente molto intelligente e di classe.
Due anni prima lo stop era toccato proprio a Godzilla, nel 2004, con il folle Godzilla: Final Wars, titolo che infila dentro la maggior parte delle creature storiche dei film precedenti, addiziona inutili sequenze d’azione e di arti marziali tra umani e -addirittura- tra mostri giganti, arrivando a offrire una comparsa del pestilenziale Godzilla americano di Roland Emmerich del 1998 prontamente bruciato dal raggio atomico di quello originale giapponese. La regia di questa follia puerile è data semplicemente in mano ad un regista sbagliato, ovvero quel Ryuhei Kitamura salito alla ribalta per i suoi action sanguinari low budget (Versus, Azumi, Alive), approdato al mainstream (Lupin III live action) e arrivato addirittura ad Hollywood (Prossima Fermata: l’Inferno).

tokusatsu (6)L’assenza di Godzilla in questo periodo sarà sofferta. A celebrare un buon sentimento di nostalgia è la comparsa proprio del sauro radioattivo all’inizio del film del 2007 Always: Sunset on Third Street 2 di Yamazaki Takashi (Parasyte, Space Battleship Yamato), dove, prima del classico film agrodolce ambientato nel passato ideale giapponese, per pochi minuti a sorpresa viene ricostruita la creatura in computer grafica ricalcandola nella forma tradizionale e mettendola in un calderone citazionista e celebrativo oggettivamente esaltante. L’idea dell’assoluto tradizionalismo e fedeltà sembra la via maestra e irrinunciabile anche nella versione americana del 2014 di Gareth Edwards che dopo le libertà stilistiche assunte in quello del 1998 decide di riportare le forme della creatura ad una delle sue visioni più pop. Fortunatamente appena due anni dopo, nel 2016, esce Shin Godzilla, il nuovo titolo originale e questo viene dato in mano al genio di Anno Hideaki (Neon Genesis Evangelion), autore che invece attua una rivoluzione copernicana realizzando un sofferto capolavoro complesso e di spessore che in un attimo reinventa e detta le nuove basi del franchise.

tokusatsu (5)Invece l’universo di Ultraman, il super eroe alieno giunto sulla terra per difenderla dall’assalto di mostri giganti, non è fatto di vuoti e assenza ma di crescita e continuità e nel decennio di analisi molti sono gli eventi rilevanti, siano essi positivi o meno.
Dal 2005 al 2007 escono tre serie TV più mature, di straordinaria resa che però anticipano una successiva caduta qualitativa della saga. Ultraman Max, Ultraman Mebius e Ultraseven X. Dei produttori particolarmente coraggiosi e accorti decidono di chiamare alla regia e ideazione dei quaranta episodi di Max, dei nomi particolarmente stimolanti tra cui quello di Takashi Miike (Audition, Sukiyaki Western Django) che dirige due degli episodi più belli della storia della saga. A lui affiancano il maestro Akio Jissoji (Murder on D Street) e Shusuke Kaneko (Death Note e la trilogia di Gamera dei ’90), tra gli altri.

latest-1L’anno successivo si festeggiano i 40 anni della saga con i cinquanta entusiasmanti episodi di Ultraman Mebius, sorta di grandioso “carnevale” di decine di attori, personaggi e creature provenienti dal passato. Va detto che in questo periodo i relativi film da sala iniziano a prefigurarsi come mastodontici crossover in cui convivono interi sciami di eroi e nemici del passato da Ultraman Mebius & Ultraman Brothers del 2006 a Superior Ultraman 8 Brothers del 2008, e avanti in questa direzione. Tocca poi ad una sorprendente serie anomala, la prima di Ultraman esplicitamente indirizzata ad un pubblico maturo, Ultraseven X, sorta di aggiornamento dell’Ultraseven del 1967 ma non più per ragazzini e farcito di interessanti riflessioni socio politiche imbastite in un contesto da fantascienza dark. Questo sguardo ad un pubblico meno infantile è conseguenza forse di movimenti paralleli che stavano contaminando il tokusatsu al di fuori della casa di produzione di Ultraman e di cui parleremo nei prossimi capitoli. Va comunque osservato come le serie di Ultraman, anche quelle per un target più giovane, tendano sempre a non porre automatismi tra il classico assalto alieno e relativo nemico da abbattere, ma ogni creatura venga sfaccettata, oltre che visivamente (e con effetti sonori identificativi), anche con l’introduzione di tematiche quali la dignità del diverso e l’ospitalità del rifugiato, sia esso alieno o meno. Temi non così automatici e nemmeno sfruttati in maniera apertamente retorica.

tokusatsu (4)Giusto il tempo di entusiasmare gli spettatori e la saga scivola maldestramente nel suo punto più basso, prima con il dittico di Ultra Galaxy Mega Monster Battle che sposta tutta l’azione nello spazio castrandone le possibilità espressive e riducendola ad un target totalmente infantile. Poi con il progetto di celebrazione dei 45 anni intitolato Ultraman Retsuden che ingloba decine di espressioni video relative alla saga le cui più rilevanti sono le serie Ultraman Ginga (2013) e Ultraman Ginga S (2014), mediocri ma che almeno riportano la scena sulla terra riconducendo l’attenzione principale sulle città costruite tramite modellini e miniature. Infine con Ultraman X (2015-2016) e Ultraman Orb (2016) che assestano l’epopea su livelli tutto sommato dignitosi.
Il 2017 è infine l’anno di Ultraman Zero: The Chronicle, progetto atto a celebrare i 50 anni di storia.

continua …

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