29 gennaio 2017

Il fantasma di Okiku: la terribile storia che ha ispirato la saga di The Ring

La vendicativa Sadako / Samara non è tutta frutto della fantasia dello scrittore Kôji Suzuki

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29 gennaio 2017
okiku ring

L’implacabile e rancorosa Samara è tornata sugli schermi in Rings/The Ring 3 (la nostra recensione).

castello HimejiCome saprete, alcuni film horror si basano direttamente su storie vere, mentre innumerevoli altri si ispirano alla realtà ma piegano la verità per rendere quelle storie qualcosa di nuovo. Il personaggio di Leatherface, per esempio, è ovviamente ispirato al serial killer realmente esistito Ed Gein, che tra l’altro indossava davvero la pelle delle sue vittime – ma non ha mai realmente preso in mano una motosega e massacrato gruppi di sprovveduti giovinastri.

E Sadako (giapponese) / Samara (americana)? Che ci crediate o no, anche lei ha un fondamento nella realtà, o meglio nel folklore popolare (che poi ha sempre un fondamento di verità no?).

La storia di Sadako / Samara, introdotta nel romanzo scritto da Kôji Suzuki che è stato adattato nel film Ringu di Hideo Nakata nel 1998 e poi in The Ring di Gore Verbinski nel 2002, prevede tre ingredienti fondamentali: una ragazza, un pozzo e una videocassetta maledetta. Per farla breve, Sadako / Samara era una ragazza con poteri soprannaturali che è stata gettata in un pozzo e che ritorna nel nostro piano fisico di realtà grazie alla suddetta VHS – quando qualcuno guarda il filmato che vi è impresso, il di lei fantasma striscia fuori della sua tomba d’acqua e scatena la sua vendetta contro quella persona, sette giorni più tardi. La storia cambia leggermente da film a film, ma questo è il succo.

Quindi, quanto è reale Sadako / Samara? Dobbiamo viaggiare fino al Castello di Himeji per scoprirlo.

rings samaraSituata nel Giappone occidentale, e inserita tra i patrimoni dell’UNESCO, questa costruzione (nota anche come Airone Bianco) si erge in cima ad una montagna, ed è stata costruita tra il 1333 e il 1346 come casa per il signore di Himeji. Il castello, una delle destinazioni turistiche più popolari del Paese del Sol Levante, si dice che sia incredibilmente fortunato, quasi in maniera soprannaturale, ma si porta dietro anche una storia piuttosto inquietante. La storia di Okiku, che morì in un pozzo al di fuori delle mura.

Okiku, che aveva lavorato in una segreta nei sotterranei del palazzo, era la serva di un samurai di nome Tessan Aoyama, il quale l’aveva presa in particolare simpatia. In realtà, egli se ne innamorò perdutamente, arrivando a dirle che avrebbe lasciato la moglie per stare con lei. La ragazza non era però d’accordo con questo piano, un rifiuto che ha portato al suo apparente omicidio per mano del brutale samurai.

Uno dei compiti principali di Okiku era di badare a dieci piatti d’oro di grande valore di proprietà di Aoyama, e un giorno, il samurai decise di nasconderne uno. Disse a Okiku che se lei non avesse accettato di stare con lui, l’avrebbe incolpata di aver rubato il piatto, un’accusa che avrebbe portato senza dubbio prima alla sua tortura e poi all’esecuzione. In una versione della storia, la ragazza pose fine alla propria vita gettandosi volontariamente nel pozzo del castello, vedendosi in una situazione senza via d’uscita alcuna in ogni caso. In un’altra versione, fu invece Aoyama a scaraventarla nel pozzo dopo il suo rifiuto.

Naturalmente, la vicenda non finisce qui.

pozzo okiku giapponeSulla scorta della morte di Okiku, venne stato in seguito riferito che lei avrebbe cominciato a strisciare fuori dal pozzo e apparire ad Aoyama quotidianamente e il samurai sarebbe stato portato gradualmente alla follia dalle urla incessanti del fantasma vendicativo udite durante la notte; venne poi inoltre regolarmente sentita mentre contava i piatti d’oro nelle prigioni … lanciando un grido di rabbia ogni volta che si rendeva conto, come sempre inesorabilmente accadeva, che il decimo era ancora mancante.

I disegni d’epoca di Okiku la raffigurano come molto simile nell’aspetto a Sadako / Samara, con fluenti capelli neri e un lungo abito bianco. Si tratta comunque della rappresentazione generica di una persona morta in circostanze innaturali in Giappone: questi fantasmi sono indicati come Yūrei, termine traducibile con “anima flebile” ma anche con “spirito oscuro”. Queste donne vengono usualmente sepolte in abiti bianchi, con i lunghi capelli sciolti.

Il pozzo, localmente noto come “Pozzo di Okiku,” può ancora essere visitato oggi fuori dal Castello di Himeji, ma ora ha sbarre di ferro battuto che lo ricoprono. Un estremo tentativo per tenere Okiku bloccata all’interno forse?

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