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	<title>Arianna Screpanti | Il Cineocchio</title>
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		<title>Dov&#8217;è la tua casa &#124; La recensione del film di David e Alex Pastor (su Netflix)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/dove-la-tua-casa-la-recensione-del-film-di-david-e-alex-pastor/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Screpanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2020 19:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Pastor]]></category>
		<category><![CDATA[David Pastor]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Casas]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Javier Gutiérrez è il protagonista di un thriller che riflette crudelmente sui tempi che viviamo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Direttamente dalla Spagna e distribuito su Netflix da fine marzo arriva <strong>Dov&#8217;è la tua casa</strong>, thriller scritto e diretto a quattro mani da <strong>David Pastor e Alex Pastor</strong>, i due fratelli di Barcellona che nelle loro ultime pellicole <em>The Last Days</em> (2013) e <em>Contagio mortale</em> (2009) ci hanno “allietato” con pandemie virali e virus misteriosi, precedendo di pochi anni quello che sta più o meno succedendo ora nella realtà.</p>
<p><em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-poster.jpg" rel="lightbox" title="Dov'è la tua casa | La recensione del film di David e Alex Pastor (su Netflix)"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-93949" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-poster-300x445.jpg" alt="Dov'è la tua casa film netflix poster" width="236" height="350" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-poster-300x445.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-poster.jpg 674w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a>Hogar</em>, titolo originale della pellicola, in spagnolo non significa semplicemente &#8216;casa&#8217;, in quanto posto fisico dove vivere, ma racchiude in sé significati più profondi quali focolare domestico, luogo familiare. È proprio questa parola, in parte, a rivelare la tematica su cui gira tutta la trama del film <em>made in Catalogna</em>, che <strong>racconta la discesa all&#8217;inferno personale e familiare di Javier Muñoz</strong>, pubblicitario disoccupato, che non si arrende alla sua inevitabile caduta, anzi riesce a canalizzare talmente bene la sua rabbia da ribaltare, a suo favore, completamente la situazione di declino ormai degenerata.</p>
<p>Ben interpretato da <strong>Javier Gutiérrez</strong>, che abbiamo visto in thriller migliori di questo come <em>La isla minima</em> e <em>Il movente</em>, per i quali si è aggiudicato il Premio Goya come miglior attore, il pacato consulente senza lavoro e ormai quasi cinquantenne si ritrova a fare i conti con il gap generazionale quando si imbatte nei primi colloqui con persone più giovani ma più affermate di lui. Spinta dalla pressione delle difficoltà economiche la moglie Marga, interpretata da <strong>Ruth Díaz </strong>(<em>La vendetta di un uomo tranquillo</em>) spinge il marito a ridimensionare le spese familiari iniziando proprio dal taglio dell’affitto del loro bellissimo attico, che sono costretti a lasciare per un buio e triste appartamento di periferia.</p>
<p>Javier non incassa bene il colpo e inizia contemporaneamente a covare risentimento per la sua famiglia, alla quale inizialmente sembra aggrapparsi ma dalla quale poi successivamente rifugge, ed a provare invidia per il nuovo proprietario di quella che era la sua casa. A pagare le conseguenze della frustrazione di Javier, è Tomás, interpretato dal mono-espressivo ma molto adatto a questa parte da “uomo perfetto”, <strong>Mario Casas</strong>, che si è già fatto notare, più per la sua avvenenza che bravura, in film come <em>El Bar</em> (<a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-el-bar-di-alex-de-la-iglesia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la recensione</a>) e <em>Contratiempo</em>. Javier, che non riesce ad accettare la mediocrità della sua nuova vita, <strong>si scontra con i suoi demoni interiori e invece di combatterli li asseconda</strong>. Assume, pian piano, atteggiamenti ossessivi, quasi psicotici, riversando tutto il suo rancore nei confronti del giovane in carriera, che diventa ben presto vittima di <strong>uno <em>stalkeraggio</em> sempre più invadente</strong>, solo per aver scelto la casa sbagliata, la sua. L’ossessione, che si riesce a percepire anche nella mimica e nella gestualità tormentata del protagonista, lo porta a commettere premeditati piani perfettamente progettati con l’unico scopo, non solo di riappropriarsi della sua ex abitazione, ma di intrufolarsi nella vita di Tomás, di distruggerlo e sminuirlo agli occhi della sua famiglia.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-2020.jpg" rel="lightbox" title="Dov'è la tua casa | La recensione del film di David e Alex Pastor (su Netflix)"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-93950" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-2020-300x180.jpg" alt="Dov'è la tua casa film netflix 2020" width="347" height="208" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-2020-300x180.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-2020-1152x690.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-2020-768x460.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/Dovè-la-tua-casa-film-netflix-2020.jpg 1461w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /></a>Angoscia e ansia sono le emozioni che i due registi vogliono trasmettere allo spettatore e scelgono di farlo attraverso situazioni intricate e altri personaggi oscuri coinvolti, i quali potrebbero svelare il fine diabolico del protagonista, ma dai quali con astuzia e sangue freddo riesce poi a liberarsi, gestendo ogni singolo imprevisto con reazioni spietate.</p>
<p>Il personaggio di Javier, in realtà, non viene descritto da David e Alex Pastor come un tipico psicopatico pericoloso, ma come <strong>un soggetto che si è fatto travolgere dai propri fallimenti</strong>. Sembra quasi giustificarsi dei suoi comportamenti efferati. Perde il controllo sempre più facilmente, prendendo letteralmente il sopravvento sulla vita di Tomás, che non merita tutto quello che ha e va punito. Secondo la sua mente, quasi del tutto offuscata dall’astio, è giusto riappropriarsi, anche con l’inganno e la violenza, di quello che lui ha perso, il successo e il benessere. Non è solo la casa quello che vuole, ma ben altro. Si autoconvince che Tomás non sia all’altezza, non solo della sua ex abitazione, ma di tutto quello che ha. Il suo fine è <strong><em>rubargli</em> la vita</strong>.</p>
<p>Con le dovute distinzioni, il personaggio di Javier è quasi il risultato della fusione tra la feroce rabbia di Max Cady (Robert De Niro), detenuto sadico di <strong><em>Cape Fear &#8211; Il promontorio della paura</em></strong> di Martin Scorsese (1991), e la voglia di vendetta covata pian piano dal mediocre Kitaek (Kang-ho Song) nel film coreano fresco vincitore degli Oscar <strong><em>Parasite</em> </strong>(<a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/parasite-la-recensione-del-thriller-sociale-di-bong-joon-ho/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la recensione</a>). Ed è sicuramente anche grazie alla prova di Javier Gutiérrez, uno dei punti di forza del film, se Dov&#8217;è la tua casa è nei suoi <strong>100 minuti</strong> di durata, se non tanto stimolante quanto avrebbe potuto, almeno scorrevole e capace di coinvolgere.</p>
<p><strong>Quello che lascia perplessi è tuttavia lo sviluppo conclusivo</strong>, lasciato sospeso dai fratelli Pastor (più narrativamente che concettualmente), come per delegare allo spettatore l’arbitrio di &#8216;scegliere&#8217; le sorti di Tomás. Personalmente non amo i finali &#8216;aperti&#8217;, ma in questo caso non reputo sia una scelta <em>forzata </em>o incoerente.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer internazionale</strong> di Dov&#8217;è la tua casa, nel catalogo di Netflix <strong>dal 25 marzo</strong>:</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/BLt3K0phvX0" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Castaway on the Moon &#124; La recensione del film di Lee Hae-jun</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/castaway-on-the-moon-la-recensione-del-film-di-lee-hae-jun/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Screpanti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 14:39:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2009, Jeong Jae-yeong e Jung Ryeo-won erano i protagonisti di una stralunata e delicata avventura romantica ambientata a Seul</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Delle serie “quali film vedere per rallegrare la quarantena”, il mio pensiero vola subito a <strong>Castaway on the moon </strong>(<em>Kimssi pyoryugi</em>), film coreano del 2009, però, ahimè, molto adatto a questo periodo di standby globale e ideale per spunti di riflessione in un momento in cui tutti stiamo rielaborando il nostro rapporto con il tempo.</p>
<p>Dopo aver scelto il transgenderismo come tematica del suo apprezzato <em>Like a virgin </em>(2006), <strong>Lee Hae-jun</strong> decide con quest&#8217;opera di regalarci un&#8217;altra comedy-drama, che in realtà racchiude in sé più generi, riuscendo così a soddisfare anche i gusti più particolari.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/castaway-on-the-moon-film-poster.jpg" rel="lightbox" title="Castaway on the Moon | La recensione del film di Lee Hae-jun"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-93753" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/castaway-on-the-moon-film-poster-300x399.jpg" alt="castaway on the moon film poster" width="260" height="346" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/castaway-on-the-moon-film-poster-300x399.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/castaway-on-the-moon-film-poster.jpg 510w" sizes="(max-width: 260px) 100vw, 260px" /></a>Questo vero e proprio gioiello cinematografico made in Sud Corea è stato anche presentato nel 2010 al Far East Film Festival di Udine, dove ha vinto il premio principale, ed è poi arrivato senza passare dai cinema italiani direttamente sul piccolo schermo grazie a Rai 4, che lo ha trasmesso in prima visione.</p>
<p>La trama si snoda attraverso le vicende dei due unici protagonisti e le loro vite, molto diverse ma alla fine accomunate dallo stesso obiettivo, quello di ritrovare un equilibrio con il mondo e un contatto sano con la realtà, che entrambi non hanno mai avuto o hanno perso da tempo.</p>
<p><strong>Jeong Jae-yeong</strong>, attore che si è aggiudicato il premio per la migliore interpretazione maschile in <em>Right Here, Wrong Then</em> al Festival di Locarno, si cala perfettamente nel ruolo a tratti bipolare di Kim Seung-geun, descrivendo con la sua recitazione tragicomica il cambiamento radicale di un disperato ragazzo di città in giacca e cravatta in <strong>un Robinson Crusoe del ventunesimo secolo</strong>.</p>
<p>Castaway on the Moon inizia col tentato suicidio di Kim, che, finito sul lastrico, cerca di porre fine alla sua vita gettandosi da un ponte sul fiume Han, a Seul, come atto estremo per aver perso tutto, tutte le sicurezze che fino al giorno prima gli fanno credere di avere una vita “normale”.<strong> Perdere il lavoro e l’amore è vissuto da Kim come perdita della dignità</strong>, perdita di quelle certezze che la società contemporanea ci inculca sin da piccoli, con schemi comportamentali e modelli sociali che si ripetono e finiscono poi per essere inglobati nel nostro modo di essere e di vivere, in cui tutto si riduce ad avere successo, che si traduce in avere soldi, che si traduce in potersi permettere una vita e una famiglia perfetta.</p>
<p>Dopo essere approdato su un isolotto disabitato vicino alla capitale sudcoreana, il ragazzo inizialmente si trova in uno stato confusionale, che lo fa cadere in una sorta di ansia scatenata dall’impotenza di non poter fare nulla. Si aggrappa quindi a soluzioni rapide ma altrettanto inefficaci, come usare il suo cellulare, ultimo baluardo di modernità che ha tra le mani, ma che lo abbandona presto scaricandosi e mostrando al povero protagonista la vacua inutilità della tecnologia e la scarsa solidarietà delle persone con cui ha tentato un contatto.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/Ryeowon-Jung-cataway-on-the-moon-film.jpg" rel="lightbox" title="Castaway on the Moon | La recensione del film di Lee Hae-jun"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-93845 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/Ryeowon-Jung-cataway-on-the-moon-film-300x200.jpg" alt="Ryeowon Jung cataway on the moon film" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/Ryeowon-Jung-cataway-on-the-moon-film-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/Ryeowon-Jung-cataway-on-the-moon-film-768x511.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/Ryeowon-Jung-cataway-on-the-moon-film.jpg 1148w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Già dalle prime scene di Castaway on the Moon quindi, il regista cerca di creare <strong>un rapporto di immedesimazione tra lo spettatore e il protagonista</strong>, poiché è evidente che la dipendenza dalla tecnologia e la relativa perdita di svariate abilità manuali e tecniche siano problematiche che suonano familiari un po’ a tutti.</p>
<p>La storia prosegue e si sviluppa infatti proprio intorno a questa tematica.</p>
<p>Esempio perfetto di essere ormai più urbano che umano, totalmente contaminato dalla metropoli in cui vive, Kim fallisce nel suo tentativo iniziale di raggiungere la città nuotando e rischia quasi di affogare, pericolo che viene descritto da Lee Hae-jun come metafora (non sarà l’unica che utilizza) della sua vita.</p>
<p>Bellissima la scena in cui il regista, grazie alla tecnica del flashback, rievoca l’imbarazzante disperazione già passata da Kim, da bambino e non solo, nel non riuscire a <em>nuotare</em> in varie situazioni. L’attore coreano è da apprezzare soprattutto <strong>per il suo modo bizzarro e stravagante di interpretare il processo di rinascita, di crescita e di miglioramento del giovane</strong>.</p>
<p>Un nuovo Kim sempre più barbuto, ogni giorno più selvaggio e trasformato anche nell’aspetto, si ingegna a coltivare un orto da lui stesso creato con il guano degli uccelli che sorvolano sulla sua testa. È evidente che anche questa scena crea <strong>una specie di filo magico tra l’attore e lo spettatore</strong>. Assistere al cambiamento di Kim, infatti, suscita un senso di soddisfazione, poiché ci si rende conto che la mediocrità dell’uomo moderno può essere sconfitta grazie ad una buona dose di volontà e di astuzia.</p>
<p>Altrettanto metaforica la parte in cui Kim, usando semplici maniere di coltivazione, riesce a prepararsi un buonissimo ramen. È impossibile che, vedendo questa scena di Castaway on the Moon, non si resti <strong>coinvolti sensorialmente e emotivamente</strong>. Il tipico piatto asiatico non solo è <em>bello</em> da vedere, ma pensare che ogni singolo ingrediente sia stato prodotto dall’ingegnoso protagonista non può che strappare allo spettatore un sorriso e un senso di compiacimento, misto a un pizzico di invidia.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/castaway-on-the-moon-film-Jae-yeong-Jeong.jpg" rel="lightbox" title="Castaway on the Moon | La recensione del film di Lee Hae-jun"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-93843" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/castaway-on-the-moon-film-Jae-yeong-Jeong-300x200.jpg" alt="castaway on the moon film Jae-yeong Jeong" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/castaway-on-the-moon-film-Jae-yeong-Jeong-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/castaway-on-the-moon-film-Jae-yeong-Jeong-768x511.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/03/castaway-on-the-moon-film-Jae-yeong-Jeong.jpg 1148w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Kim, piano piano, quindi, e solo grazie alla sua volontà, ha tutto quello che gli serve per sopravvivere; neanche il contatto con le persone gli manca, poiché si accontenta di parlare con il suo amico spaventapasseri, che ha umanizzato con il suo elegante vestito da riunione. Fin quando, facendo il solito giretto di perlustrazione, non si imbatte in una misteriosa bottiglia di vetro con un semplice messaggio all’interno.</p>
<p>Il mittente è Kim Jung-yeon (<strong>Jung Ryeo-won</strong>), una giovane ragazza che dalla sua stanza e grazie al suo teleobiettivo con il quale fotografa la Luna, è l’unica persona che si accorge del ragazzo e cerca un contatto con un sistema di comunicazione d’altri tempi. Ho apprezzato molto la scelta del regista di introdurre in un film tendenzialmente comico <strong>tematiche sociali molto delicate</strong>, come quella della &#8216;sindrome da hikikomori&#8217;, che colpisce persone le quali scelgono consapevolmente di isolarsi e stare in disparte dalla realtà, preferendo a questa la virtualità degli strumenti tecnologici.</p>
<p>Personalmente, consiglierei la visione di Castaway on the Moon a tutti almeno una volta nella vita, sia perché fa bene al cuore e all’anima, ma soprattutto perché lo reputo perfetto in questo periodo di disagio mondiale; <strong>120 minuti</strong> che possono aiutare a risollevare gli animi <em>appassiti</em>, a tornare a sognare e soprattutto sorridere.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer italiano</strong> di Castaway on the Moon:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/QgQCnLag_AY" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/castaway-on-the-moon-la-recensione-del-film-di-lee-hae-jun/">Castaway on the Moon | La recensione del film di Lee Hae-jun</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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