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	<title>Giuseppe Rocca | Il Cineocchio</title>
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		<title>Recensione story: Deadbeat at Dawn di Jim Van Bebber (1988)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Rocca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 13:29:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione story]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il regista - e protagonista - esordiva con un film di purissima exploitation, sgangherato e low budget ma anche violentissimo e libero</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-story-deadbeat-at-dawn-di-jim-van-bebber/">Recensione story: Deadbeat at Dawn di Jim Van Bebber (1988)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cercare di definire o addirittura di spiegare un&#8217;opera come <strong>Deadbeat at Dawn</strong> (1988) è davvero difficile, se non impossibile. È come se a un certo punto, dalla linea dei fumetti del <strong>Punitore</strong>, si fosse distaccata una delle storie secondarie e avesse preso vita propria, escludendo ovviamente Frank Castle. Si, perché in questo film, di giustiziere impazzito ce n’è già uno, ed è il protagonista Goose (<strong>Jim Van Bebber</strong>, anche regista).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-film-poster.webp"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-281562" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-film-poster-300x444.webp" alt="Deadbeat at Dawn film poster" width="236" height="349" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-film-poster-300x444.webp 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-film-poster.webp 473w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a>Per farla breve, in una non ben specificata cittadina americana, la banda dei Ravens, capitana proprio da Goose, è in guerra con quella degli Spiders, guidata invece dal perfido e vigliacco Danny (<strong>Paul Harper</strong>). Di mezzo purtroppo però c’è sempre l’amore, infatti il leader dei Ravens è innamorato di una ragazza, Christy (<strong>Megan Murphy</strong>), e proprio per suo consiglio decide di lasciare la gang. Ovviamente Danny è un <em>cane</em>, non ci sta dato che è uscito perdente dall’ennesima battaglia e fa uccidere la ragazza. Pessima idea.</p>
<p>Lo sfondo di Deadbeat at Dawn è <strong>un contesto marcio, degradato, puerile e a momenti anche <em>insignificante </em></strong>(per il semplice fatto che alcuni personaggi sono talmente disagiati che al loro destino non ci si pensa minimamente). Tutti esprimono volutamente ribrezzo e inoltre la scena criminale è incredibilmente esagerata e folle. All’interno della storia ci sono <strong>picchi di violenza e di <em>splatter</em> assurdi</strong>, con sequenze che sembrano uscite solo e soltanto da fumetti.</p>
<p>Nella guerra tra le due bande c’è odio e astio, nessun tipo di rispetto, solo tanta voglia di eliminarsi a vicenda e preferibilmente una volta per tutte. I personaggi, come detto prima, sono tutti quanti dei criminali squilibrati e incalliti, drogati nullafacenti che passano il loro tempo ad attuare le barbarie più crudeli possibili ai danni di persone che però alla fine dei conti non sono così migliori di loro, se non addirittura peggio.</p>
<p>Jim Van Bebber, che ha anche scritto la storia e si è occupato delle coreografie delle varie scene di lotta, butta in mezzo a questa violentissima caciara assurda anche <strong>il voodoo e la magia nera</strong>, praticate d Christy, che teme la morte del suo compagno in qualsiasi momento (motivo per cui vuole che cambi vita insieme a lei).</p>
<p>L’inesperienza di quelli che solitamente in questo caso chiamiamo &#8216;attori&#8217; (ma che in realtà hanno all’attivo nel loro curriculum solo Deadbeat at Dawn), in questo caso aiuta perché rende il tutto ancora più spontaneo. Sarebbe inutile soffermarsi, nel caso di una pellicola simile, su una <strong>recitazione scadente</strong>.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-1988-film.jpg" rel="lightbox" title="Recensione story: Deadbeat at Dawn di Jim Van Bebber (1988)"><img decoding="async" class=" wp-image-281564 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-1988-film-300x187.jpg" alt="Deadbeat at Dawn 1988 film" width="350" height="218" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-1988-film-300x187.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-1988-film-1152x716.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-1988-film-768x477.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/11/Deadbeat-at-Dawn-1988-film.jpg 1417w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>L’immagine di Goose, il quale, una volta perduto il suo amore, si reca a casa di suo padre &#8211; un eroinomane dispotico, cospirazionista e possibilmente anche ex militare &#8211; è inquietante: da un momento all’altro l&#8217;uomo potrebbe uccidere il figlio in un&#8217;esplosione di idiozia e ignoranza. È talmente preso dalla sostanza stupefacente (che lui chiama &#8220;Nirvana&#8221;, nome che ripete più volte) che non riconosce il ragazzo e, anzi, a causa della sua ossessiva dipendenza, gli estorce dei soldi e lo costringe ad andar via.</p>
<p>Ancora, gli esagerati scontri che avvengono per la città esaltano la degradazione urbana presente, con<strong> teste che volano via, ossa maciullate, arti strappati</strong>, ferite e danni senza alcun senso di esistere. Per non farci mancare nulla, in una tavola calda un uomo decide di ordinare ben due colazioni e offende malamente la cameriera, perché a detta sua l’altra porzione è &#8220;per Gesù&#8221;, e per presunta legge il locale non può sottrarsi ad adempiere a questa richiesta.</p>
<p>Si tratta &#8211; come avrete capito &#8211; di una pellicola realizzata con <strong>un budget estremamente basso</strong>, ridotto davvero all’osso, ed è anche l’opera prima di Jim Van Bebber. Il consiglio di recuperare questo film (inedito purtroppo sul nostro mercato home video), oltre che per mera curiosità, va soprattutto a quegli spettatori che amano gli scontri tra gang, l’<em>exploitation </em>dal sapore 80s e la violenza esagerata e insensata. Per entrare nel giusto <em>mood</em> consiglio un paio di titoli non distanti da Deadbeat at Dawn come spirito: <strong><em>Vigilante</em></strong> (1982) di William Lustig e <strong><em>Combat Shock</em></strong> (1984) di Buddy Giovinazzo.</p>
<p>Tirando le somme quindi, Deadbeat at Dawn è un&#8217;opera che <strong>incarna l’essenza dell&#8217;<em>exploitation</em> più pura</strong>, quella truce, anticonformista e assolutamente immorale e che tratta una storia all’apparenza semplicissima (quasi banale) in maniera grottesca e sgangherata, facendo uccidere criminali a vicenda a mani nude, con armi da fuoco, con oggetti contundenti, nunchaku e &#8211; perché no &#8211; anche shuriken, le tipiche stelline dei ninja.</p>
<p>Ad un certo punto ci si chiede se quello che sta accadendo sia solo frutto delle paranoie da LSD del protagonista o se stia accadendo realmente, in questo connubio incredibile di incubo e pazzia. Vi sembra poco?</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer internazionale</strong> di Deadbeat at Dawn:</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/_Zu9NnkfGK4" width="834" height="644" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Recensione story &#124; Deep Rising – Presenze dal profondo di Stephen Sommers</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-story-deep-rising-presenze-dal-profondo-di-stephen-sommers/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Rocca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2020 10:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Famke Janssen]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1998 Famke Janssen e Treat Williams erano i protagonisti di un fanta-horror tutto azione e mostri in CGI, un b-movie R-rated divertente e con qualche scena bella tesa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-story-deep-rising-presenze-dal-profondo-di-stephen-sommers/">Recensione story | Deep Rising – Presenze dal profondo di Stephen Sommers</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella prima metà degli anni ‘90 il regista <strong>Stephen Sommers</strong> (<em>La mummia</em>,<em> Van Helsing</em>, <em>La mummia – Il ritorno</em>) iniziò a scrivere una sceneggiatura inizialmente intitolata originalmente <strong><em>Tentacle</em></strong>. Il progetto successivamente inizia a prendere vita, Sommers completa lo <em>script</em> e nel 1998, circa un mese dopo l’uscita (in alcuni paesi, tra i quali l’Italia) di <em>Titanic</em> di James Cameron, esce <strong>Deep Rising – Presenze dal profondo</strong>.</p>
<p>Da qui in poi, state per entrare in zona spoiler, occhio.</p>
<p>Sostanzialmente, si tratta di <strong>un film molto semplice e dalla trama basilare</strong>, ma nonostante questo rimane uno dei migliori film a basso budget (e non solo) a tema “creature marine assassine”.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/05/DeepRising-Presenzedalprofondo.jpg" rel="lightbox" title="Recensione story | Deep Rising – Presenze dal profondo di Stephen Sommers"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-122558" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/05/DeepRising-Presenzedalprofondo-300x450.jpg" alt="DeepRising-Presenzedalprofondo.jpg" width="233" height="350" /></a>John Finnegan (<strong>Treat Williams</strong>) è un pilota di barche e insieme al suo meccanico Joey Pantucci (<strong>Kevin J. O’Connor</strong>) e alla ragazza di quest’ultimo, Leila (<strong>Una Damon</strong>) accetta un contratto da dei loschi figuri armati, capitanati dal pericoloso Hanover (<strong>Wes Studi</strong>). Lo scopo di questi mercenari è raggiungere l’Argonautica, una gigantesca quanto lussuosa nave da crociera, con l’obiettivo di ripulire la cassaforte al suo interno e di affondare poi l’imbarcazione, così che il loro complice a bordo, niente di meno che il capo del mezzo marittimo Simon Canton (<strong>Anthony Heald</strong>), possa riscuotere anche i soldi dell’assicurazione.</p>
<p>Tutto sembra procedere secondo i piani, peccato che la tensione creatasi poco prima di arrivare tra i mercenari e Finnegan con i suoi assistenti, aumenti quando una volta arrivati a bordo sembra che i passeggeri siano scomparsi nel nulla. Vengono ritrovati solo Trillian James (<strong>Famke Janssen</strong>) &#8211; un’astuta ladra e truffatrice – Canton e il capitano Atherton (<strong>Derrick O’Connor</strong>). Gli ultimi due parlano di strani “tentacoli” che hanno infestato la nave&#8230;</p>
<p>Deep Rising – Presenze dal profondo è <strong>quasi un videogame</strong>. Un grande VG di sopravvivenza in terza persona ambientato su una grossa nave e abbastanza <strong>palesemente debitore di <em>Alien</em> / <em>Aliens</em></strong>. Una volta arrivati a bordo dell’enorme transatlantico in pieno mare aperto, Finnegan e Pantucci capiranno ben presto che i mercenari di Hanover sono l’ultimissimo dei problemi.</p>
<p>Stephen Sommers scrive e dirige il tutto con mano sicura ed esperta, riuscendo a creare <strong>numerosi momenti di pura tensione</strong>. Nella prima parte gli attacchi delle creature avvengono senza che lo spettatore veda praticamente nulla, ma sono sequenze costruite talmente bene che rendono moltissimo ugualmente e ancora oggi, dopo ben 22 anni. L’intero gruppo viene totalmente assediato all’interno dell’Argonautica, mentre il battello di Finnegan è fuori uso, i sistemi dell’enorme cargo sono tutti offline e non vi è modo di ripararli, perché sono stati distrutti volutamente da Canton poco prima.</p>
<p>Il cast del film è largamente assortito, spazia tra caratteristi e buoni attori, oltre alla bella e brava Famke Janssen (<em>X-Men</em>, <em>GoldenEye</em>, <em>Il mistero della casa sulla collina</em>). Treat Williams (<em>Sbirri oltre la vita</em>, <em>Hair</em>, <em>The Phantom</em>) e Kevin J. O’Connor (<em>La mummia</em>, <em>Van Helsing</em>, <em>Fiori d’acciaio</em>) <strong>fanno morire dal ridere</strong>, con battute su battute, tra l’altro quest’ultimo molte delle frasi le improvvisava durante le riprese, senza che fossero presenti nella sceneggiatura originale. Wes Studi (<em>Heat &#8211; La sfida</em>, <em>L’ultimo dei mohicani</em>, <em>Street Fighter – Sfida finale</em>) invece sempre bravo, si diverte anche lui questa volta nel suo ruolo, ma comunque serio e professionale come al solito. Ad Anthony Heald (<em>Il silenzio degli innocenti</em>, <em>Red Dragon</em>, <em>8mm – Delitto a luci rosse</em>) tocca anche il ruolo del cattivo, parte in cui sembra trovarsi piuttosto bene.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-Treat-Williams-Anthony-Heald-e-Clifton-Powell-in-Deep-Rising-1998.jpg" rel="lightbox" title="Recensione story | Deep Rising – Presenze dal profondo di Stephen Sommers"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-225873 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-Treat-Williams-Anthony-Heald-e-Clifton-Powell-in-Deep-Rising-1998-300x199.jpg" alt="Famke Janssen, Treat Williams, Anthony Heald e Clifton Powell in Deep Rising (1998)" width="353" height="234" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-Treat-Williams-Anthony-Heald-e-Clifton-Powell-in-Deep-Rising-1998-300x199.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-Treat-Williams-Anthony-Heald-e-Clifton-Powell-in-Deep-Rising-1998-1152x765.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-Treat-Williams-Anthony-Heald-e-Clifton-Powell-in-Deep-Rising-1998-768x510.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-Treat-Williams-Anthony-Heald-e-Clifton-Powell-in-Deep-Rising-1998.jpg 1505w" sizes="(max-width: 353px) 100vw, 353px" /></a>Anche se piuttosto <em>ignorante</em>, tra l’altro, l’atmosfera generale di Deep Rising – Presenze dal profondo, con una tempesta in corso, è allo stesso modo molto inquietante e, inizialmente, non sapendo cosa stia esattamente infestando la nave, è ancora più da brividi. Di tanto in tanto, però, si ci mettono Williams e O’Connor (ma non solo) a smorzare la serietà e la tensione. Dunque questo lo si può considerare sia un vantaggio che uno svantaggio, dipende se adorate film troppo seri o se vi piacciono anche i film tamarri e cafoni.</p>
<p>Uno degli elementi più interessanti di Deep Rising, tuttavia, è senza ragion di dubbio le creature marine. <strong>Si parla di antichi discendenti mutanti dell’<em>ottoia profilica</em></strong>, un verme ormai estinto e della cui specie si riconoscono circa 1.500 esemplari. Tuttavia, questi esseri tentacolari sono anche molto simili al verme di Bobbit (vedi <em>Eunice Aphroditois</em>), un predatore acquatico che può raggiungere una lunghezza di tre metri. Il mostro finale, però, è di palese <em>lovecraftiana</em> memoria e, anzi, <strong>sembra proprio essere uscito da uno degli episodi dell’horror antologico <em>Necronomicon &#8211; Book of the Dead </em></strong>(Brian Yuzna, Christophe Gans, Shusuke Kaneko, 1993).</p>
<p>Deep Rising – Presenze dal profondo è un fanta-horror anche <strong>molto crudo e violento</strong> (non propriamente <em>splatter</em>, ma comunque <strong><em>R-rated</em></strong>), con delle scene di morte davvero niente male, tipo quella di Wes Studi, che a quanto pare per l&#8217;attore fu anche una scena piuttosto difficile da girare. In generale, le riprese furono comunque dure per tutti, visto che lo stesso Studi si tagliò una mano con un vetro rotto semplicemente nuotando.</p>
<p>Il gran finale riservato agli spettatori è spettacolare e <strong>altamente pirotecnico</strong>, con tanto di fuga a bordo di una moto d’acqua di un colore più sgargiante che mai e con annesso l&#8217;approdo su un’isola nel bel mezzo del mare, probabilmente neanche segnata sulle mappe e &#8211; stupidamente &#8211; senza la possibilità di chiamare aiuto. I problemi non finiscono qui, perché pare che quella nella nave fosse solo una delle tante <em>amichette</em> che abitavano i fondali marini, così Finnegan può uscirsene con <strong>la sua memorabile “Ok, e adesso?”</strong>. Il trofeo per la miglior battuta del secolo, comunque, va sempre a Treat Williams / Finnegan che, alla vista del bestione marino finale / boss della situazione (anch&#8217;esso creato da <strong>Rob Bottin</strong>) esclama uno spudoratissimo “Ecco una cosa che non si vede tutti i giorni!”, per poi iniziare ad aggredire l’orrendo e bestiale nemico a colpi di fucile a canne mozze.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-e-Treat-Williams-in-Deep-Rising-1998.jpg" rel="lightbox" title="Recensione story | Deep Rising – Presenze dal profondo di Stephen Sommers"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-225872" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-e-Treat-Williams-in-Deep-Rising-1998-300x167.jpg" alt="Famke Janssen e Treat Williams in Deep Rising (1998)" width="350" height="195" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-e-Treat-Williams-in-Deep-Rising-1998-300x167.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-e-Treat-Williams-in-Deep-Rising-1998-1152x642.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-e-Treat-Williams-in-Deep-Rising-1998-768x428.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-e-Treat-Williams-in-Deep-Rising-1998-1536x856.jpg 1536w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Famke-Janssen-e-Treat-Williams-in-Deep-Rising-1998.jpg 1777w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>In conclusione, Deep Rising – Presenze dal profondo è <strong>un<em> B-movie</em> molto divertente e pieno di azione</strong>, magari con alcune esagerazioni nella narrazione, ma comunque un film che a distanza di più di venti anni si difende ancora bene, nonostante<strong> le creature siano invecchiate un po’ male</strong>.</p>
<p>Purtroppo sono state realizzate quasi tutte esclusivamente in computer grafica e, rivedendole oggi, sembra di guardare dei mostri degni delle più mediocri <em>cutscene</em> dei videogiochi. Poco da invidiare alla famigerata Asylum, insomma. Inoltre, visto il finale, <strong>era probabilmente stato già pensato un sequel</strong>, purtroppo mai realizzato.</p>
<p>Il film costò circa<strong> 45 milioni di dollari</strong> ma, senza girarci troppo intorno,<strong> fece flop</strong> <strong>al botteghino</strong>, incassandone appena 11,2. Per fortuna con il tempo Deep Rising – Presenze dal profondo è stato molto rivalutato ed è ora da annoverarsi tra le migliori fatiche di Stephen Sommers. Oltre a tutto questo, bisogna anche ricordare <strong>le ottime musiche del maestro Jerry Goldsmith</strong>, compositore per registi del calibro di Ted Kotcheff (<em>Rambo</em>) e Paul Verhoeven (<em>Atto Di Forza</em> e <em>Basic Instinct</em>).</p>
<p>Se anche voi amate Deep Rising, e già non li conoscete, potete approfondire questo sottogenere recuperando <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-1989-la-paura-vien-dal-mare-i-30-anni-di-the-abyss-leviathan-e-creatura-degli-abissi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leviathan</a></em> (George Pan Cosmatos, 1989), <em>The Rig</em> (Peter Atencio, 2010), <em><a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-1989-la-paura-vien-dal-mare-i-30-anni-di-the-abyss-leviathan-e-creatura-degli-abissi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Creatura degli abissi</a></em> (Sean S. Cunningham, 1989) e <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-story-blu-profondo-di-renny-harlin/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Blu profondo</em></a> (Renny Harlin, 1999).</p>
<p>Al momento sfortunatamente non è reperibile su nessuna delle piattaforme streaming, e &#8211; peraltro &#8211; il DVD italiano è ormai fuori catalogo da tempo. Si può sperare solo in una futura riedizione, oppure si può puntare una qualche edizione estera dal prezzo più abbordabile.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer internazionale</strong> di Deep Rising – Presenze dal profondo:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/gE_ZnVeS2q8" width="1014" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Recensione story &#124; Vampiri (Subspecies) di Ted Nicolaou</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-story-vampiri-subspecies-di-ted-nicolaou/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Rocca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 10:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Angus Scrimm]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=184149</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 1991 Charles Band con la sua Full Moon produceva un film horror a basso budget con le 'tipiche' creaturine e con Angus Scrimm, immerso in un'atmosfera atipica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/recensione-story-vampiri-subspecies-di-ted-nicolaou/">Recensione story | Vampiri (Subspecies) di Ted Nicolaou</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uscito in Italia con il banalissimo (e anche fuorviante) titolo <strong>Vampiri</strong>, il film horror del 1991 <strong>Subspecies</strong> di <strong>Ted Nicolaou</strong> (“Il demone delle galassie infernali”, “Savage Island”, “Terror Vision &#8211; Visioni del terrore”) è un onesto film di serie B decisamente riuscito nonostante tutti i suoi evidenti limiti e carenze, per scarsità di mezzi ma anche per ragioni politiche.</p>
<p>(Da qui in poi attenzione, possibili spoiler).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/05/Vampiri.jpg" rel="lightbox" title="Recensione story | Vampiri (Subspecies) di Ted Nicolaou"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-155538" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/05/Vampiri-300x450.jpg" alt="Vampiri.jpg" width="233" height="350" /></a>Due ragazze universitarie, Michelle (<strong>Laura Mae Tate</strong>) e Lillian (<strong>Michelle McBride</strong>), si recano in Transilvania per finire la loro tesi sul folklore e sulle leggende del posto che riguardano i vampiri e di come respinsero molti anni fa l’attacco da parte dei turchi. Le due giovani qui incontrano una loro vecchia amica, Mara (<strong>Irina Movila</strong>), e inoltre alloggiano in un vecchio castello. Ben presto, le tre amiche scopriranno che i miti del luogo sono vere e se esistono vampiri buoni come Stefan (<strong>Michael Watson</strong>), esistono anche vampiri malvagi come il suo fratellastro brutto, sporco e cattivo Radu (<strong>Anders Hove</strong>), il quale intende impossessarsi delle tre giovani donne e renderle le sue mogli. Il terribile vampiro, infatti, ha già ucciso suo padre, il re dei vampiri (<strong>Angus Scrimm</strong>) ed è entrato in possesso di una preziosa e potente reliquia, ossia la “pietra di sangue” &#8230;</p>
<p>Con Subspecies, il regista Ted Nicolaou è<strong> il primo a girare in Romania dopo la Rivoluzione romena del 1989</strong> ed egli stesso, nel dietro le quinte (i retroscena presenti nei contenuti extra del DVD italiano), racconta di come fu difficile la realizzazione del film, tra pochi mezzi e le conseguenze della stessa rivoluzione, con inoltre dei tumulti e delle rivolte che si verificavano a Bucarest, proprio presso l’albergo nel quale la troupe alloggiava. Le rivolte avvenivano vicino all’albergo e<strong> i proiettili delle armi finivano molto spesso contro le finestre dell’edificio</strong>.</p>
<p>Vampiri, prodotto da <strong>Charles Band</strong> con la sua Full Moon Pictures, ha generato ben<strong> tre sequel</strong> e risulta essere comunque un film di nicchia tra gli appassionati del genere. Si tratta di quel genere di horror che non brilla certamente per recitazione, sceneggiatura o caratterizzazione dei vari personaggi, ma più che altro per le atmosfere affascinanti, per la messa in scena, i numerosi e splendidi paesaggi e, perché no, anche per<strong> le creaturine</strong> (d&#8217;altronde sono loro le <em>subspecies</em>) aiutanti di Radu e soprattutto immancabili in un titolo prodotto da Band e dalla sua compagnia (già dietro alla saga di “Puppet Master”).</p>
<p>Il regista sfrutta le numerose rovine ed edifici antichi a suo vantaggio per Vampiri, strutture presenti sia nella parte montuosa di Bucarest che nei luoghi vicini, creando <strong>un alone di mistero e inquietudine</strong>. Il tenebroso Radu si muove tra gli immensi campi e la foresta circostante, risvegliandosi di notte ed uscendo dalla sua cripta. Il tema principale, come già detto, è folkloristico, fantastico, basato su storie che si mescolano comunque anche alla fantasia e, seppur ci sia di mezzo la solita storia d’amore (della quale alla fine interessa poco), è un prodotto che scorre piacevolmente bene, complice anche la durata contenuta, diversi espedienti e anche scelte intelligenti da parte di Ted Nicolaou, come ad esempio il vampiro Radu, che crea delle piccole creature che lo aiutano direttamente dalle sue lunghe dita, spezzandole e facendole cadere a terra oppure servirsi di cerimonie e riti antichi veri, contaminandole agli attacchi del malvagio vampiro.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/Michelle-McBride-Irina-Movila-e-Laura-Mae-Tate-in-Subspecies-1991.jpg" rel="lightbox" title="Recensione story | Vampiri (Subspecies) di Ted Nicolaou"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-186375 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/Michelle-McBride-Irina-Movila-e-Laura-Mae-Tate-in-Subspecies-1991-300x169.jpg" alt="Michelle McBride, Irina Movila e Laura Mae Tate in Subspecies (1991)" width="350" height="197" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/Michelle-McBride-Irina-Movila-e-Laura-Mae-Tate-in-Subspecies-1991-300x169.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/Michelle-McBride-Irina-Movila-e-Laura-Mae-Tate-in-Subspecies-1991-1152x648.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/Michelle-McBride-Irina-Movila-e-Laura-Mae-Tate-in-Subspecies-1991-768x432.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/Michelle-McBride-Irina-Movila-e-Laura-Mae-Tate-in-Subspecies-1991-1536x864.jpg 1536w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/Michelle-McBride-Irina-Movila-e-Laura-Mae-Tate-in-Subspecies-1991.jpg 1777w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Sono inoltre innegabili <strong>gli omaggi ai grandi classici</strong> sui succhiasangue, prima fra tutte una scena in cui il macabro vampiro impersonato da Anders Hove esce di corsa da una stanza e sul pavimento si vede la sua ombra con le sue lunghe zanne sparire nel nulla. Da spendere qualche parola inoltre anche sul leggendario e immortale Angus Scrimm (il Tall Man nella saga “Phantasm / Fantasmi”), qui relegato ad un cameo o quasi, appunto nei panni del re dei vampiri, ma in ogni caso nel suo risicatissimo minutaggio riesce a dare quel tocco in più a Subspecies, rifiutandosi di cedere la &#8216;pietra di sangue&#8217; (una reliquia contenente il sangue dei 12 apostoli che garantisce la vita a un vampiro con una sola goccia del liquido rosso che contiene) al figlio malvagio.</p>
<p>Il cast, in ogni caso, tralasciando <strong>l’evidente e scarso livello di recitazione</strong>, funziona: si tratta di gente quasi tutta del luogo, tranne Michelle McBride (“La maschera della morte rossa”) e la bellissima Laura Tate (“Inviati molto speciali”, “Nightmare Cafe”, “Terrore nello spazio”), il cui personaggio, Michelle, si innamora del vampiro buono Stefan e, naturalmente, viene prontamente ricambiata.</p>
<p><strong>Lo <em>splatter</em> non è abbondante </strong>(sono comunque presenti una decapitazione, ferite d’arma da taglio, morsi da vampiro ben visibili e qualche paletto piantato nel cuore)<strong> e non ci sono sottotrame</strong>, in questo modo Subspecies non ha necessità di essere super complesso e/o intricato e infatti non lo è, riuscendo ad avvantaggiarsi di una storia lineare e solida, anche se con delle <strong>idee un po&#8217; ingenuotte</strong> (all’inizio, il re dei vampiri, nonché padre di Stefan e di Radu, lascia che dei miseri <em>esserini</em> aprano la cella nella quale egli stesso poco prima era riuscito a rinchiudere il suo figlio più cattivo &#8230;). Come spesso visto nel corso della storia, rispetto ai vampiri di Bram Stolker, <strong>vengono cambiate le caratteristiche dei succhiasangue</strong>: Radu è praticamente un abominio raggrinzito e <em>schifoso</em>, mentre Stefan sembra quasi un modello di quelle riviste americane in voga a metà degli anni ‘90 in America. Il modus operandi per porre fine a queste creature della notte, in codesto caso, è piuttosto classico, si parla di un paletto di legno conficcato nel cuore, seguito dalla decapitazione. Un altro modo per ucciderli è caricare un fucile a pompa con delle cartucce con dentro non i pallettoni di piombo ma <strong>dei granelli di rosario intagliati nel legno e benedetti</strong>. Quest’ultima una scelta piuttosto fantasiosa.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/vampiri-subspecies-1991-film.jpg" rel="lightbox" title="Recensione story | Vampiri (Subspecies) di Ted Nicolaou"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-186376" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/vampiri-subspecies-1991-film-300x174.jpg" alt="vampiri - subspecies 1991 film" width="350" height="203" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/vampiri-subspecies-1991-film-300x174.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/vampiri-subspecies-1991-film-768x446.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/06/vampiri-subspecies-1991-film.jpg 1024w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Chiaramente Vampiri non è un film perfetto, anzi, ha diversi problemi e anche scelte &#8216;stupide&#8217; (i vampiri che non si preoccupano di parlare stando alla luce del sole, ma si preoccupano perché sono troppo lontani dalla loro bara per riposare), ma ciò che lo rende affascinante è il suo <strong>alone di mistero, di segreto, e la sua atmosfera atipica, da leggenda, lugubre e quasi mistica</strong>.</p>
<p>Curioso infine sapere, sempre dal dietro le quinte dell&#8217;edizione home video, che, in realtà, a dispetto di quello che si può pensare o credere, <strong>il popolo rumeno non crede affatto ai vampiri</strong>, ritenendo piuttosto che Vlad III di Valacchia sia stato un gran re e che quella dei vampiri (e dunque anche del Vlad <em>vampiro</em>, ossia Dracula) sia solo una storiella <em>stupida</em> inventata dagli americani semplicemente per spaventare i bambini.</p>
<p>Disponibile su Amazon Prime Video insieme al suo sequel “Bloodstone: Subspecies II” (o “Radu, il principe delle tenebre”), sul nostro mercato Vampiri è uscito già nel 2010 in un’edizione DVD edita dalla Stormovie (vedi Quadrifoglio).</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer internazionale</strong> di Vampiri / Subspecies:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/aD-4F5ouNDM" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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