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7/10 su 4201 voti. Titolo originale: Bird Box, uscita: 13-12-2018. Budget: $19,800,000. Regista: Susanne Bier.

Bird Box | La recensione del film di Netflix

17/12/2018 di Sabrina Crivelli

L'adattamento del romanzo fanta-horror di Josh Malerman diretto da Susanne Bier è un'opera colma di stereotipi e priva di suspense e momenti paurosi, nella quale Sandra Bullock e John Malkovich si sono gettati alla cieca

bird box film netflix bullock

Scenari post-apocalittici d’ogni sorta e matrice da sempre imperversano nel cinema di genere horror e fantascientifico. Da L’ultimo uomo della Terra di Ubaldo Ragona / Sidney Salkow (The Last Man on Earth, 1964) a Io sono Leggenda (I Am Legend, 2007) di Francis Lawrence, da 28 giorni dopo (28 Days Later, 2002) di Danny Boyle (e seguito) ai capitoli della saga di Residen Evil fino alla serie TV The Walking Dead, tale suggestiva ambientazione è indubbiamente assai prolifica. Se poi non mancano nuove aggiunte ogni anno, poche sono quelle che brillano però per la loro originalità. Un simile discorso vale per il recente e sopravvalutato A Quiet Place – Un Posto Tranquillo (la nostra recensione), in cui un elemento molto interessante – il fatto che fosse quasi interamente ‘muto’ – era condito da una sequela di già visto a livello visivo e diegetico.

Similmente, un escamotage narrativo accattivante calato in un coacervo di cliché, personaggi stereotipati e colpi di scena prevedibili è al centro di Bird Box di Susanne Bier (Una folle passione), distribuito in esclusiva da Netflix. In questo caso però, le entità letali – e non ben definite – non basano la loro caccia agli esseri umani sul rumore o le onde sonore, ma sulla vista / sguardo, e da ciò discende l’obbligo per i protagonisti di girare bendati, pena la morte.

Bird Box filmBasato sull’omonimo romanzo del 2014 scritto da Josh Malerman (pubblicato in Italia come La morte avrà i tuoi occhi) il film – costato circa 20 milioni di dollari – vede Sandra Bullock nei panni di Malorie, una madre che da sola cerca di portare in salvo due bambini piccoli – verso la solita Terra Promessa … – attraverso un mondo popolato di misteriose creature che ‘uccidono al primo sguardo’. Ricordate il criticatissimo e geniale E venne il giorno (The Happening, 2008) di M. Night Shyamalan (i tre migliori film del regista)? L’epicentro narrativo è qui il medesimo: le persone, improvvisamente, iniziano a suicidarsi nei modi più violenti possibili. La premessa inquietante della pellicola con Mark Wahlberg (là si trattava di una qualche tossina emessa dalle piante) è tuttavia in Bird Box banalizzata, rimandando a un indefinito predatore (forse un alieno, forse un demone …) che però non ci viene mai mostrato, se non per i disegni di un folle (che fa la sua comparsa giusto per dare una mossa all’azione stagnante). Nonostante ciò, il concept – già peraltro non proprio originale – avrebbe anche potuto dare le sue soddisfazioni, se non fosse stato concretizzato in un copione pretenzioso e mal concepito, con personaggi che sono l’incarnazione – uno per tipo naturalmente – dei cliché dettati dal politically correct dell’attuale Hollywood (i dialoghi ovviamente non sono da meno).

Il tutto è palesato sin dall’apertura: Malorie, donna incinta nubile, artista, volitiva, ma confusa – come si addice alle figure femminili dei nostri tempi – si sta dirigendo in ospedale con la sorella (Sarah Paulson) per una visita ginecologica. La gravidanza è in stato avanzato, ma lei non sa ancora se sia pronta al difficile ruolo che l’attende (forse anche a causa dell’influsso negativo del padre / patriarca, come non manca di sottolineare qualche scena dopo). Fatto sta che le due donne sono in procinto di uscire dall’ospedale, quando si scatena l’inferno; gente che scappa urlando, macchine che si scontrano l’una con l’altra, esplosioni, una serie di catastrofi si susseguono repentine (il classico repertorio ritrito del sottogenere insomma) e sembra che tutti siano impazziti d’improvviso. Le prime avvisaglie si erano in precedenza avute nelle inquietanti notizie arrivate dai telegiornali, quindi le due reagiscono prontamente e cercano di fuggire quanto prima verso casa, ma è già troppo tardi. D’un tratto (non si può specificare oltre per non rovinare la già limitata sorpresa) Malorie viene catapultata sul cemento in mezzo a una folla fuori controllo che la calpesta, un’estranea arriva in suo soccorso e trova rifugio in una villetta, in cui sono stipati un gruppetto di sconosciuti, tutti in preda al panico.

Tra questi primeggia lo stereotipo dell’odiato maschio bianco, ruolo che tocca all’incolpevole John Malkovich, cinico, egoista, ubriacone e all’apparenza pure un po’ rimbambito, il quale viene vessato e osteggiato ogni volta che apre bocca, poco importa che in fondo ciò che dice non sia poi così privo di senso. Viene insultato quando propone di fermarsi a vivere in un supermercato con tutti i beni di prima necessità, addirittura aggredito quando si oppone a far entrare chiunque bussi alla porta, perché potrebbe essere pericoloso – calcolando che oltre alle ‘creature’, ci sono i ‘lunatici’ che, invece di suicidarsi, vanno in giro cercando di far letteralmente aprire gli occhi agli altri innanzi alla ‘mortifera visione’. Dinamiche vecchie quanto George R. Romero e applicate con ben altri esiti anche da Frank Darabont nel suo The MistMa non finisce qui. In Bird Box abbiamo anche l’asiatico iper-tecnologico (ovviamente), un’altra donna incinta e ipersensibile, due ragazzetti un po’ alternativi, l’eroico afroamericano, in sostanza nessuno manca nel campionario di edificanti maschere post-contemporanee. Tuttavia, a primeggiare indiscussa nel mucchio è Malorie, emblema della problematica femminilità / maternità d’oggi (ha tutto un suo cammino interiore, scontatissimo ovviamente), nonché ricettacolo di banalità, condita di saccenza e fastidiosità. Si tratta dell’unico aspetto genuinamente terrificante dell’horror (e non certo nel senso auspicabile …), soprattutto vista la performance fin troppo caricata del premio Oscar Sandra Bullock, la quale d’altra parte fa quello che può con il materiale che le viene fornito dallo sceneggiatore Eric Heisserer (in precedenza penna di Lights Out – Terrore nel buio e Final Destination 5).

Sandra Bullock in Bird Box (2018)Per ciò che concerne invece tutto il resto, Bird Box cerca di costruire una certa tensione alternando passato a presente (siamo a 5 anni dal primo ‘incidente’), ma fallisce miseramente. Il pericoloso viaggio della protagonista e dei suoi due bambini bendata attraverso un fiume è strutturato in un crescendo di pericoli e inframezzato al montaggio con flashback che mostrano ciò che l’ha portata ad affrontare quel temibile viaggio. Invero, né l’una, né l’altra dimensione temporale forniscono però una concreta suspense; anzi, ad essere sinceri, nemmeno si riesce a suscitare nello spettatore qualche elementare jumpscareD’altronde, l’origine stessa dello spavento, ossia i maligni invasori (non si capisce se inferi o extraterrestri), non sono mostrati mai direttamente, si sente solo qualche sussurrio, si vedono gli uccelli colti da subitaneo terrore (da qui il titolo del film/libro), o si scorge qualche cespuglio che viene scosso. La strategia del non mostrare per nulla la fonte di terrore tuttavia in questo caso non paga affatto (era invece stata una delle critiche mosse ad A Quiet Place). Per ciò che invece concerne gli effetti delle mostruose apparizioni (ossia i suicidi), si limitano a poche sequenze non particolarmente scioccanti e con poco sangue; il già citato E venne il giorno faceva di molto meglio, ed è tutto dire. L’atmosfera stessa non è claustrofobica negli interni in cui Malorie e gli altri si trovano prigionieri, né ansiogena negli esterni, in cui la donna e i piccoli sono inseguiti o minacciati. Il tutto poi è degnamente oncluso da un epilogo mellifluo e ridicolo, distante peraltro da quello del libro di Josh Malerman.

In generale, in Bird Box nulla è approfondito o portato a compimento con la giusta attenzione, dando altresì vita a dialoghi e personaggi mediocri e di cui frega ben poco e, ancor peggio, non mettendo in scena alcun momento davvero terrificante (che in quello che viene venduto come un horror ci si aspetta e che potrebbe pure far perdonare qualcosa …). Al contrario, sono ‘censurati’ anche gli spunti vagamente sinistri presenti nel racconto originale (come ad esempio l’accecamento volontario di taluni), forse pensando che le interpretazioni e il concetto alla base potessero bastare da soli a portare a casa il risultato nelle oltre 2 ore di visione.

Di seguito trovate il secondo trailer internazionale e più sotto i primi 5 minuti (doppiati in italiano) di Bird Box, nel catalogo da Netflix dal 21 dicembre:

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