Home » Cinema » Horror & Thriller » C’era una volta … a Hollywood | Recensione del film di Quentin Tarantino con Pitt, DiCaprio e Robbie

7/10 su 2608 voti. Titolo originale: Once Upon a Time... in Hollywood, uscita: 25-07-2019. Budget: $95,000,000. Regista: Quentin Tarantino.

C’era una volta … a Hollywood | Recensione del film di Quentin Tarantino con Pitt, DiCaprio e Robbie

20/09/2019 recensione film di William Maga

Le tre star sono i protagoniste di un'ode sognante a un'epoca d'oro finita per sempre, ma anche alla potenza del cinema e agli uomini che lavorano lontano dai riflettori

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Quentin Tarantino ha da tempo affermato che gli è rimasto un solo altro film da girare prima di ritirarsi dalla regia. Se questo è davvero il caso (perché abbiamo già sentito prima affermazioni simili da artisti del calibro di Steven Soderbergh …), allora auguriamoci che l’ultimo titolo metta fine alla sua carriera cinematografica con un botto (dopo tutto, potrà sempre continuare a scrivere e dirigere per la televisione e / o per uno qualsiasi dei numerosi servizi di streaming). Il suo nuovo, e forse penultimo, film intanto, C’era una volta a … Hollywood (Once Upon a Time in … Hollywood), è una sintesi matura e contenuta dei suoi tipici temi, ossessioni e tic stilistici. La propensione del filmmaker di Knoxville per la violenza da grindhouse e il revisionismo storico, la sua struttura romanzesca che sfida il tempo, il suo amore per il cinema come forma d’arte e manufatto culturale e per i talenti sconosciuti che lavorano nelle sue periferie, e la sua passione viscerale per la parola parlata e scritta sono tutti qui. Tuttavia, non c’è traccia di quell’atteggiamento che ad alcuni era sembrato supponente presente invece nei suoi ultimi due lavori, Django Unchained e The Hateful Eight. C’era una volta … a Hollywoodd, più di ogni altro suo film del passato, è profondamente personale, una lettera d’amore per una cultura e un modo di vedere e di fare cinema che non ci sono più.

c'era una volta a hollyood film locandinaQT ha deliberatamente ambientato C’era una volta … a Hollywood nel 1969. Quell’anno segnò una svolta decisiva per la cultura pop, la politica e la società americana: i Beatles registrarono insieme il loro ultimo album; si tenne Woodstock; il concerto gratuito dei Rolling Stones ad Altamont, in California, si concluse con molteplici morti e una quasi rivolta (catturata vividamente nel meraviglioso documentario Gimme Shelter di Albert e David Maysles e Charlotte Zwerin un anno dopo); ci fu la premiere di Butch Cassidy, il film che praticamente ha gettato le basi per il buddy movie come come lo conosciamo oggi; Easy Rider; e gli omicidi di Sharon Tate, la giovane moglie incinta di Roman Polanski e di altre quattro persone per mano della ‘Famiglia’ di Charles Manson. Un uomo sbarcò sulla Luna quell’anno e Richard Nixon fu eletto presidente. Fu l’anno che segnò l’inizio della fine per la controcultura, mentre la gente iniziava lentamente a rendersi conto che sì, c’era un lato oscuro in tutto quel sesso, droga e rock and roll. Quentin Tarantino avrà pur avuto solamente sei anni al tempo, ma ricorda ancora i luoghi e i suoni di quell’epoca, una stazione radio che suonava ininterrottamente in macchina, i cinema e i palazzi allineati lungo un intero viale. Il suo film è pervaso da un senso di malinconia, di cose che stanno cadono a pezzi. Ma è anche pieno di amore per coloro che lavoravano ai margini della cultura e dell’industria e per il lavoro che hanno creato e da cui il regista ha tratto molta gioia da bambino, da adolescente e da commesso di una videoteca.

Scegliendo Leonardo DiCaprio e Brad Pitt nei panni, rispettivamente, dell’attore Rick Dalton e del suo fidato stuntman Cliff Booth, Quentin Tarantino non si limita solo a omaggiare direttamente la prima collaborazione di George Roy Hill con Robert Redford e Paul Newman, ma anche il genere che furono così entusiasti di reinventare : il western. Rick è infatti stato il protagonista di Bounty Law, un popolare programma televisivo degli anni ’50, prima che decidesse di smettere e di passare al cinema insieme al suo migliore amico e controfigura. La mossa però è arrivata troppo tardi: Hollywood stava subendo una delle sue frequenti trasformazioni, inseguendo il talento grezzo e all’ultima moda dei vari Dennis Hopper e Peter Fonda, accantonando senza troppi problemi gente come Rick e Cliff. Costretto a recitare in ruoli da guest star come ‘cattivo della settimana’ in serie come Mannix e The FBI, Rick viene un giorno avvicinato dall’agente Marvin Schwarz (Al Pacino, in un ruolo che avrebbe meritato maggior minutaggio) con un’offerta che l’attore inizialmente rifiuta: lavorare in Italia al fianco di registi come Sergio Corbucci (definito “il secondo più grande regista di spaghetti western dopo Sergio Leone”). A Rick viene così offerto il ruolo dell’antagonista principale nella serie TV Lancer (in realtà trasmessa sulla CBS dal 1968-1970, tra le cui guest star c’era anche Bruce Dern, che in C’era una volta … a Hollywood ha la particina inizialmente destinata a Burt Reynolds) sotto la guida dell’attore / regista Sam Wanamaker (che fu successivamente responsabile del restauro del Globe Theatre a Londra).

C'era una volta a... Hollywood (2019) margaret qualleyCliff, d’altra parte, sopravvive con qualunque scarto cada dal piatto di Rick mentre lo scarrozza per Los Angeles dal set a un provino, svolgendo commissioni e lavoretti casalinghi mentre ricorda gli errori del proprio passato. Ma se Rick non riesce ancora a capacitarsi dei drammatici cambiamenti nel settore, Cliff mantiene un atteggiamento più rilassato: fintanto che ha abbastanza per nutrire il suo cane e se stesso, sta bene. Il suo percorso alla fine si incrocia con quello dei membri della Famiglia Manson (non certo mitizzati), che intanto hanno preso il controllo dello Spahn Movie Ranch, il luogo dove era stato girato Bounty Law. La sequenza che lo vede presto ‘visitatore poco desiderato’ è un vero e proprio tour de force, poiché Quentin Tarantino trasforma in pochi istanti la sua innocua reminiscenza in un momento teso e agghiacciante, quando Cliff lascia che il suo istinto e i suoi sospetti prendano il sopravvento (questa sequenza da sola è degna di uno studio a parte, tanto è ben costruita). Cliff potrebbe essere un lontano cugino del tenente Aldo Raine di Bastardi senza gloria; condividono lo stesso senso dell’umorismo e la parlata texana, ma il co-protagonista di C’era una volta … a Hollywood è anche un uomo che ha una soglia di sopportazione molto bassa per le cazzate, uno che preferisce osservare prima di entrare in azione.

Questa non è la prima volta che QT mescola personaggi ed eventi immaginari e reali per creare una sorta di ‘universo parallelo’. Un Tarantinoverse, se preferite. Ma mentre nel film del 2009 la funzione era per lo più ironica, ora il regista utilizza questo mix per creare un ritratto commovente di un’era molto simile a quella che E. L. Doctorow ha ricostruito nei romanzi Ragtime e Billy Bathgate. In quanto personaggi immaginari, Rick e Cliff rappresentano le centinaia di caratteristi per lo più anonimi, gli stuntman e i lavoratori dietro alla macchina da presa responsabili dei prodotti che uscivano a frotte dalla fabbrica dell’intrattenimento di Hollywood, uomini e donne che respiravano la stessa aria di star come Bruce Lee e Steve McQueen (portati in vita in modo straordinario da Mike Moh e Damian Lewis). E se aggiungere la Famiglia Manson e Sharon Tate al calderone potrebbe equivalere a gettare un fiammifero tra le erbacce in una giornata di vento (specialmente quando Quentin Tarantino sceglie di far abitare la ragazza e Roman Polanski nella villa che confina con quella di Rick), questi in realtà fanno solo parte di un quadro ben più grande.

C'era una volta a... Hollywood (2019) margot robbieIn C’era una volta … a Hollywood, Sharon Tate (Margot Robbie) è rappresentata come il simbolo di tutto ciò che era buono, eccitante e pieno di speranza per quella controcultura di fine anni ’60, quel raggio di sole che ha fatto credere a tutti che tutto fosse possibile, persino la pace nel mondo, fino a quando il sogno non è stato avvelenato da un uomo e dalle sue groupies (Charles Manson / Damon Herriman appare solo una volta, per pochi istanti). Sharon Tate è anche la più grande sognatrice di Hollywood: quando si ferma davanti a un cinema che programma Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm, in cui lei ha avuto un ruolo secondario, vediamo nei suoi occhi, mentre si riguarda sullo schermo, l’espressione di una bambina stupita dal potere che la sua performance in questo titolo di svago ha sul pubblico intorno a lei. Quella scena è anche l’ode di Quentin Tarantino al potere che un film è in grado di esercitare su tutti di noi se sperimentato nelle giuste condizioni, in quasi sacralità.

C’era una volta a … Hollywood è costellato di momenti così teneri e intimi. Il sorriso radioso di Margot Robbie può incendiarsi dentro alla nostra coscienza, ricordo di un grande talento spezzato, ma, per molti forse, è la conversazione di Rick con un’attrice bambina (Julia Butters) sul set di Lancer incentrata sulla recitazione metodica, sul western pulp e l’amicizia che poi stringono a spiccare come il vero fulcro del lungometraggio: immagine del passato e del futuro del cinema e della televisione, insieme, che riconoscono che uno non può vivere senza l’altro, che entrambi fanno parte dello stesso continuum. Ciò non vuol dire che C’era una volta a … Hollywood sia privo delle tradizionali divagazioni alla Tarantino, delle sue canzoni ricercate (pensiamo a Paul Revere & the Raiders e Jose Feliciano), del feticismo per i piedi femminili e dell’umorismo tagliente. Ma lasciando che i suoi personaggi respirino, che attingano alla loro umanità, prendendosi un dolce momento nel raccontare la storia e non lasciando che la sua intelligenza si metta in mezzo, queste digressioni e flashback risultano molto più divertenti ed efficaci che nei lavori precedenti.

Il finale è scioccante e brutalmente violento, tipicamente tarantiniano se vogliamo … e anche controverso e ‘problematico’. Basti dire che mentre C’era una volta a … Hollywood ci immerge in una visione quasi romantica di un’epoca passata, con questa conclusione QT si / ci concede qualcosa di appagante, una sorta di what if…? che è sia fedele al titolo da fiaba scelto, sia meritevole di considerazioni più approfondite nei giorni, nelle settimane, nei mesi e negli anni a venire.

Di seguito una clip italiana di C’era una volta … a Hollywood con Cliff e Pussycat (Margaret Qualley), nei nostri cinema dal 18 settembre:

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