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[recensione] Baby Driver – Il Genio della Fuga di Edgar Wright

31/07/2017 news di Alessandro Gamma

Ansel Elgort e Kevin Spacey sono al centro di un heist-rom movie tutto azione e musica, che schiaccia il pedale dell'acceleratore senza badare troppo all'originalità della trama

baby driver

Se i suoi film servono a dare una qualche indicazione in merito, Edgar Wright dovrebbe essere un tipo con cui potrebbe essere divertente passare una serata (e magari a qualcuno capiterà proprio alla prossima Mostra del Cinema di Venezia, dove lo sceneggiatore e regista farà parte della giuria del Concorso). Sa come mescolare azione e umorismo e sembra contento di girare pellicole che intrattengano a dovere, piuttosto che dichiarazioni filosofiche sulla vita. Molti conoscono la sua Trilogia del Cornetto (i cui gusti sono rappresentati da L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz La fine del mondo), mentre altri sono fan del coloratissimo Scott Pilgrim vs. the World. Soggetti interessanti, grande energia, umorismo e un uso creativo della musica sono decisamente i tratti identificabili in tutti i lavori dell’autore britannico, che ne hanno giustamente determinato il successo negli anni, portandolo infine alla corte della Marvel/Disney per Ant-Man.

Poster Baby Driver - Il genio della fugaQui, Ansel Elgort (già in luce nel drammatico Colpa delle Stelle) è Baby, giovane e talentuosissimo pilota dalla faccia d’angelo esperto nelle fughe post rapine costretto a questa vita da un antico debito da pagare a un insospettabile boss del crimine, Doc, interpretato dal premio Oscar Kevin Spacey. Il ragazzo soffre di un disturbo insolito – un incidente stradale ha ucciso i suoi genitori e gli ha regalato l’acufene, il cui fastidioso sibilo costante viene compensato dalle canzoni che scaturiscono ininterrottamente dagli auricolari attaccati ai suoi molti iPad (a seconda dell’umore). Al punto che, la sua insistenza nel trovare il pezzo adatto aggiunge un tocco di colore ad ogni nuova fuga. L’incontro con l’ingenua cameriera Debora (Lily James) gli farà credere di poter cambiare vita da un giorno con l’altro, ma il fato in agguato e un ultimo colpo – destinato in partenza al fallimento – lo costringeranno a prendere delle scelte non semplici.

Baby Driver – Il Genio della Fuga si apre con quella che può essere tranquillamente considerata come la migliore sequenza di fuga/inseguimento di tutti i 113′ di visione (e potete addirittura vederne i 6′ in anteprima in coda), ingegnosamente realizzata – niente CGI, tutti stunt veri – e iper-cinetica, cui segue peraltro un piano sequenza di ‘presentazione’ un po’ fine a sé stesso, ma spassoso. Si tratta di una scena senza chissà quali salti acrobatici o esplosioni (come accade ad esempio in Fast & Furious), piuttosto è un omaggio agli inseguimenti old school alla Bullitt, o ancora meglio, a Driver l’imprendibile di Walter Hill (che compare anche in un breve cameo nei panni di un reporter nel tribunale). Ai più giovani verranno invece in mente altri esempi, come Fuori in 60 secondi (il remake ovviamente), The Transporter, The Italian Job (il rifacimento naturalmente) e certamente il Drive di Nicholas W. Refn (a Baby vengono addirittura regalati dei guanti da guida).

Tutto più che comprensibile, e per dire che l’originalità non è certo il punto di forza di Baby Driver. Ci troviamo davanti a un classicissimo heist-romance-chase movie con personaggi e situazioni già visti altrove, adagiato sopra un letto sonoro ininterrotto di canzoni più o meno note, momenti adrenalinici – specie nel primo e nel terzo atto, parecchi siparietti simpatici (tra cui la scena delle maschere di Mike Myers), che stridono un bel po’ col tono più serioso e ‘brutale’ di certi atteggiamenti – ma forse è colpa del doppiaggio italiano, che rovina ogni sfumatura – e a una citazione quasi ossessiva di una frase cult di Monsters & Co. Alla guida di questa fuoriserie costruita da Wright troviamo Baby, nelle vesti del DJ della propria vita, qualcuno che possiede una bussola morale che gli altri colleghi non riescono a comprendere. Un bravo ragazzo in una situazione sfortunata.

baby driver filmSpacey connota Doc con il suo tipico sguardo freddo e distaccato, adeguato almeno fino all’inspiegabile twist riservatogli in chiusura, quando la situazione precipita e comincia a compiere azioni impensabili fino al minuto precedente. Stessa sorte riservata dallo script anche al Buddy di Jon Hamm (che prosegue nel suo sforzo di distanziarsi da Don Draper), novello ‘Clyde’ nel duo criminale formato con la bella Darling / ‘Bonnie’ (Eiza Gonzalez), dapprima personaggio ambiguo, ma tutto sommato ponderato, che negli ultimi 15′ si trasforma in un vero e proprio Terminator.

Tra gli altri criminali – che sono tutti connotati curiosamente da tatuaggi molto vistosi, mentre Baby è giustamente pulito come un bambino – usati per le varie rapine organizzate da Doc, troviamo il duro ai limiti del ridicolo Jon Bernthal, Flea dei Red Hot Chili Peppers e Bats / Pazzo (Jamie Foxx), cui tocca il ruolo – come suggerisce il nome – di scheggia impazzita del mazzo, il più violento e imprevedibile, quello che naturalmente appena possibile manderà tutto a rotoli mettendo tutti quanti in pericolo. Tra le importanti comparse, da segnalare il cantautore e attore Paul Williams, la musicista Sky Ferreira (madre di Baby nei flashback), il piccolo Brogan Hall nei panni del precoce nipote di Doc e CJ Jones, uno dei pochi attori sordi in circolazione, inspiegato/inspiegabile padre adottivo di Baby (leggasi quota di colore del film), ma fondamentale per capire di più della vita del protagonista al di fuori del crimine.

lily james baby driverCome accennato, il cruciale ruolo dell’interesse amoroso di Elgort spetta alla James (già Cenerentola nella versione live action del 2015), cameriera sognatrice in un fast food di periferia, che al primo incontro gli dedica “B.A.B.Y.” di Carla Thomas mentre lui ricambia con “Debora” dei T. Rex. Lei e Baby condividono un progetto non particolarmente ambizioso e decisamente hollywoodiano: “Andare a Ovest su un’auto che non posso permettermi e senza un piano in tasca“. Questo basta a renderli anime gemelle, non importa che si conoscano da nemmeno due giorni interi e che la ragazza sappia quali amabili compagnie frequenta Baby. Sulla strada per il sogno c’è tuttavia il caro vecchio ‘ultimo lavoro’, un punto di domanda non da poco, che Wright risolve in maniera ugualmente inaspettata e poco credibile. Ma in fondo quella che ci racconta è una fiaba, un white mirror di Cuore Selvaggio, dove i buoni trionfano e il male viene sconfitto, poco importa se la vita reale non è questa.

Menzione doverosa – oltre che ai montatori Jonathan Amos e Paul Machliss (già dietro a Scott Pilgrim) – va al coreografo Ryan Heffington (al lavoro tra gli altri in “Chandelier” di Sia), capace di forgiare un film adatto ai tempi della musica, invece che viceversa. Ci sono alcune sequenze stupefacenti, in cui le percussioni e i bassi costruiscono l’azione – sparatorie, fughe al volante e movimenti dei personaggi. “Harlem Shuffle” dei Rolling Stones risuona mentre Baby danza con gioia tra i graffiti di una strada tra gli ostacoli dei marciapiedi che combaciano perfettamente col beat del testo. “Bellbottoms” della Jon Spencer Blues Explosion è qui forse utilizzata come meglio non si potrebbe, e così si può dire anche di “Hocus Pocus” dei Focus. Questa infusione di tocchi più leggeri da commedia contribuisce a compensare e stemperare – forse troppo – sia le tensioni del mondo malavitoso che emozioni degli inseguimenti scapicollati. Un’amalgama ambiziosa e che non sempre funziona. E’ bene che gli spettatori lo abbiano bene in mente quando si siederanno in sala coi popcorn in mano.

Di seguito – per chi volesse spoilerarseli – i 6 minuti in italiano del prologo e il trailer ufficiale italiano di Baby Driver – Il Genio della Fuga, nei cinema dal 7 settembre:

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