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7/10 su 8 voti. Titolo originale: 捉妖记2, uscita: . Budget: sconosciuto. Regista: Raman Hui.

Recensione dal BIFFF 36 | Monster Hunt 2 di Raman Hui

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La new entry Tony Leung ruba la scena a tutti e rende praticamente da solo questo sequel degno di essere visto

Sappiamo che quello cinese negli ultimi anni ha acquisito un peso sempre maggiore in termine di incassi complessivi e di importanza strategica a livello globale, ma resta pur sempre un mercato giovane in termini di blockbuster. Capita allora che anche da quelle parti si decida di guardare alle consolidate dinamiche hollywoodiane quando ci si ritrova per le mani il sequel di quello che per qualche mese è stato il film che ha incassato di più nella storia del cinema locale (poi superato da The Mermaid nel 2016 e da Wolf Warrior 2 nel 2017) e si opti per inserire nel cast una grandissima star per riportare la gente in sala. Si tratta di Tony Leung Chiu-Wai (Infernal Affairs, In the mood for love), che con la sua sola presenza riesce a rendere già assolutamente interessante Monster Hunt 2 (Zhuo yao ji 2 aka Il Regno di Wuba 2) di Raman Hui, tornato in regia.

La storia riprende con il piccolo Wuba, erede del Regno dei mostri, di nuovo nel suo mondo, mentre i suoi genitori adottivi umani, Xiaolan (Bai Baihe) e Tianyin (Jing Boran) stanno provando a fare carriera come cacciatori di mostri provando a ingraziarsi il rispettato e temuto Monster Hunter Bureau. Quando però un nuovo oscuro signore compare all’orizzonte dichiarando la sua intenzione di volersi sbarazzare di Wuba, l’innocente radice di daikon con occhi e gambe è costretta a darsi nuovamente alla fuga, solo per imbattersi lungo il percorso con il giocatore compulsivo d’azzardo Tu Sigu (Leung), un uomo che deve così tanti soldi a così tante persone di Clear Water Town da doversi travestire per poter continuare a giocare a Mahjong.

Cominciamo col dire che il pericolo di un seguito fatto in copia carbone è stato scongiurato e che qui ci troviamo di fronte a quella che quasi sicuramente è già a tutti gli effetti una saga in divenire. Se il messaggio più immediato è che le famiglie devono rimanere unite (forse un velato riferimento alla situazione cinese attuale?), le critiche internazionali sull’elaborata costruzione del mondo figurato nel primo film hanno portato qui sceneggiatori e regista a semplificare la narrazione e a limitare molto le battute e i riferimenti troppo poco comprensibili a un pubblico non cinese. Aggiustamenti che aiuteranno probabilmente Monster Hunt 2 a penetrare agevolmente i botteghini d’oltreoceano, senza contare la stimolante curiosità di vedere Tony Leung in vesti tanto insolite. L’arco del suo personaggio è assai simile a quello di Xiaolan e Tianyin nell’originale del 2015, poiché dopo aver quasi venduto Wuba per ripianare il suo debito con la dispotica Lady Zhu (Li Yuchun), l’uomo si ritrova invece ad affezionarsi al piccolo mostro, nonostante la sua natura sia generalmente egocentrica. Nel frattempo, la strana coppia Xiaolan e Tianyin sta cercando il suo pargolo dopo essersi resa conto – attraverso i vividi sogni della ragazza – che questi si trova in guai seri, entrando però in contrasto con l’incredibilmente abile Fratello Yun (Yo Yang) del Monster Hunter Bureau, il quale sostiene fermamente che tutti i mostri senza documenti debbano sostenere un processo se vogliono rimanere nel mondo degli umani.

Sebbene queste due sottotrame parallele ricevano un’attenzione pressoché uguale prima di convergere su Clear Water Town, gli exploit dello svergognato Tu risultano ben più divertenti di quelli moralisti di Xiaolan e Tianyin. Evidentemente, il 55enne attore di Hong Kong sta diverse spanne sopra agli imberbi colleghi, dimostrandosi perfettamente a suo agio e sempre rispettoso del mondo fantastico in cui si trova a recitare pur dovendo interpretare una parte sfacciatamente irriverente e sopra le righe, sia quando deve interagire con dei co-protagonisti per lo più animati, sia che debba fare da assistente a un mago in un costume da tigre, oppure che quando è sottoposto alla tortura del solletico da uno dei tirapiedi di Lady Zhu. Inoltre, l’ambientazione fantasy arcaica, resa piuttosto confusamente dal mix altalenante e non molto amalgamato di ‘vero’ e CGI del primo film, vede in questo secondo capitolo un netto miglioramento generale, ed è resa notevolmente più fluida. Gli effetti speciali sono più organici man mano che umani e mostri condividono lo schermo, mentre il design di produzione è vivace, specialmente i set del casinò che vengono usati per le scene di inseguimento caotico quando gli altri giocatori capiscono chi c’è davvero dietro i falsi baffi e il naso di gomma. Le sequenze d’azione emanano un’energica e stravagante qualità degna del miglior cinema di Hong Kong, con i montatori Cheung Ka-fai e David Richardson che si assicurano che il colorato spettacolo non sia mai troppo esasperante da seguire. Sulle note della sbarazzina colonna sonora di Leon Ko, il film si muove a un ritmo veloce, infarcito di umorismo diretto ai più giovani, mentre i più grandicelli potranno divertirsi guardando ad esempio la maldestra opera di seduzione di Xiaolan nei confronti di un bizzarro inventore di armi (Da Peng), che si conclude in una cotta in piena regola non corrisposta. Ci sono anche meno battute sull’inversione di genere, con il docile Tianyin che amplia le proprie conoscenze e abilità e l’intrepida Xiaolan che affina il suo istinto materno.

Tuttavia, è quando arrivano i titoli di coda che ci si rende conto che Monster Hunt 2 è essenzialmente un amabile intermezzo all’interno di una storia più grande, visto che Wuba – quasi in secondo piano – non è nemmeno vagamente vicino ad adempiere il suo ampiamente preannunciato destino qui. Quando si ha però una stella del calibro di Tony Leung a illuminare la scena, sembra però maleducato lamentarsi. Si può solo ammirare e attendere con pazienza.

Di seguito il trailer originale:

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