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6/10 su 296 voti. Titolo originale: Dragged Across Concrete, uscita: 21-02-2019. Budget: $15,000,000. Regista: S. Craig Zahler.

Recensione Venezia 75 | Dragged Across Concrete di S. Craig Zahler

11/09/2018 recensione film di William Maga

Mel Gibson e Vince Vaughn sono tra i protagonisti di un crime buddy movie antipatico e a combustione lenta, che esplode nell'ultimo atto e che rifulge per il suo fregarsene del dover piacere a ogni costo

Dopo aver portato al Lido nel 2017 Cell Block 99 – Nessuno può fermarmi (poi uscito direttamente in DVD dalle nostre parti senza purtroppo passare dalle sale), S. Craig Zahler si è ripresentato quest’anno alla Mostra del Cinema di Venezia con la sua ultima, mastodontica fatica (158′ di durata), il poliziesco Dragged Across Concrete, presentato fuori concorso. Come lo stesso regista ha spiegato nella conferenza stampa introduttiva, “Ho il diritto di girare la versione del film che ritengo sia la migliore; la più interessante; e quella che mi piace di più … Non sto inseguendo il grande pubblico e sono a mio agio se dovessi perdere per questo qualche spettatore”. Una dichiarazione programmatica che lascia quindi poco spazio alle eventuali contestazioni del risultato finale. De gustibus non est disputandum (specie di chi l’opera in questione l’ha realizzata).

Il criminale appena scarcerato Henry Johns (Tory Kittles) torna a casa, solo per trovare sua madre che si prostituisce per pagarsi la droga e non si prende cura del suo fratellino paralizzato. Nel frattempo, due poliziotti, Brett Ridgeman (Mel Gibson) e Anthony Lurasetti (Vince Vaughn), vengono filmati mentre effettuano un arresto ai danni di un latino con un uso eccessivo della forza, così il loro capo, il Lt. Calvert (Don Johnson), si vede costretto a sospenderli per sei settimane senza paga. Parallelamente, una coppia di criminali mascherati e armati fino ai denti sta pianificando una rapina a un obiettivo sconosciuto con l’aiuto di un gangster europeo senza scrupoli.

Le tre sottotrame finiscono ovviamente per intrecciarsi: Biscuit (Michael Jai White) convince l’amico d’infanzia Johns a fare da autista per il colpo, mentre Ridgeman, reclutando un riluttante Lurasetti, riceve la soffiata di un grosso lavoro e spera quindi di riuscire a rapinare i criminali e farla franca, così da assicurare per sé e il collega un sussidio di disoccupazione non ufficiale per continuare a mantenere le rispettive famiglie (il primo ha una moglie malata di sclerosi multipla – Laurie Holden – e una figlia adolescente bullizzata, il secondo sta per chiedere alla sua ragazza di sposarlo dopo molto tempo). Nessuna sorpresa nello scoprire che i piani ben progettati di tutti i soggetti in gioco non andranno affatto come previsto e anzi prenderanno una piega sanguinosamente inaspettata.

Se S. Craig Zahler ha altrettanto candidamente dichiarato di aver voluto girare un poliziesco carico di suspense interpretato da un cast corale sull’esempio di classici come Il principe della cittàTaxi driver, Quel pomeriggio di un giorno da cani e Piombo rovente, durante la visione di Dragged Across Concrete è impossibile non pensare piuttosto all’altrettanto seminale Pulp Fiction di Quentin Tarantino. L’orgoglio di mettere in scena dialoghi di vita comune, in cui si parla sostanzialmente di argomenti quotidiani e apparentemente insignificanti o dei bei tempi andati, il ricorso a espressioni insolite o a modi di fare ai limiti del grottesco (Vaughn usa come intercalare ‘anchovies‘ – una specie di ‘acciderboli’ -, mentre Gibson snocciola percentuali sul successo o meno di una qualsiasi azione che stanno per compiere) o l’apertura di finestre su piccole storie di personaggi che scopriamo interagire solo marginalmente con la trama primaria e poi sparire nel nulla (è il caso dei camei di Jennifer Carpenter e di Udo Kier, oltre che del già citato Don Johnson, tutti e tre apparsi in Cell Block 99 in ruoli ben più corposi). Il classico del 1994 è senza dubbio un riferimento.

Se la cornice è questa, il contenuto è però in linea con la cifra stilistica del regista di Miami, che qui firma anche le musiche. Fin dal primo minuto Dragged Across Concrete palesa i territori che intende navigare. È – come i lavori precedenti (non dimentichiamo Bone Tomahawk) – un’opera nichilista e brutale, il cui mondo è abitato da uomini della vecchia guardia caratterizzati da una mascolinità hard-boiled e legati a un mondo che non è più tollerato (“Essere chiamato razzista oggi è come essere chiamato comunista negli anni Cinquanta”). È anche un film in cui le donne sono sostanzialmente creature deboli oppure adoperate come foraggio per atti di sadismo e di umiliazione vari.

E’ quindi difficile provare un qualche tipo di immedesimazione verso la strana coppia di amici/colleghi formata da Vince Vaughn e Mel Gibson, che tuttavia rivelano caratteri ben più sfaccettati quando vengono mostrati come due disperati che lottano per proteggere i loro cari e tirare avanti in un mondo difficile.  Quelli sullo schermo non sono dei tipici bravi ragazzi, si lamentano spesso di quanto gli uomini non siano più ‘uomini’ e fanno spesso battute razziste (dalle origini italiane di Lurasetti a Martin Luther King, passando per la sicurezza del quartiere in cui vive Ridgeman, ormai afflitto dalle gang di ragazzi neri), ma sono senz’altro capaci in ​​quello che fanno. Come già dimostrato, S. Craig Zahler è interessato a personaggi la cui singolare determinazione genera in loro una sorta di controversa amoralità, sostenuta da un sistema di valori non proprio condivisibile ma in qualche modo comprensibile.

Sostanzialmente un crime buddy movie andato in malora, Dragged Across Concrete si muove sulla sottile linea che separa il poliziotto dal criminale. E nonostante ci si debba armare di grande pazienza – in pratica per oltre due ore seguiamo l’azione quasi in presa diretta -, i più pratici della cinematografia di S. Craig Zahler sanno bene che verranno prima o poi ripagati della fiducia con un atto finale nel quale quasi sicuramente il passo compassato orchestrato dal montatore Greg D’Auria lascerà repentinamente campo alla brutalità e alla violenza senza freni, culminando in questo caso in un tour de force di inseguimenti in auto e scontri a fuoco, il cui impatto visivo viene amplificato dalla fotografia scura di Benji Bakshi.

E’ allora che – intrappolato nel fuoco incrociato – il film decolla, mentre lo scontro tra sbirri e banditi inizia e Gibson e Vaughn si preparano per una battaglia all’ultimo proiettile. La violenza è per lo più (ci sono succulente eccezioni sia chiaro) meno grafica che nei due predecessori, ma non è comunque per i deboli di cuore. Si prende tutto il tempo, a volte più del necessario, ma poi ne vale la pena: è un maestro della tensione e della catarsi, e una volta che i diversi fili della narrazione sono intrecciati, è difficile immaginare un risultato diverso da quello che verrà messo in scena.

E se Vaughn si conferma sotto la direzione di Zahler un attore solido e blandamente – ma inesorabilmente – intimidatorio, è Gibson, tornato nelle grazie di Hollywood dopo la nomination all’Oscar per Hacksaw Ridge a colpire, ribaltando come un calzino il guascone Martin Riggs della saga di Arma Letale che lo ha reso tanto popolare tra il pubblico. Vengono alla mente pochi filmmaker moderni in grado di orchestrare con tanta precisione una sceneggiatura del genere a lenta combustione, una sorta di sfiancante partita a scacchi in cui tutti pensano di essere il Re, ma dove la maggior parte è al contrario un semplice pedone.

Portando avanti e addirittura ampliando ulteriormente il percorso ben preciso del suo autore, Dragged Across Concrete è, come i predecessori, un oggetto misterioso e insolito per Hollywood, che potrebbe risultare addirittura per molti difficile da apprezzare vista la lunghezza e la non convenzionalità, ma che non si può fare a meno di lodare per l’audacia e l’assolutà libertà.

Di seguito il trailer internazionale del film, che verrà distribuito negli Stati Uniti nel marzo del 2019:

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