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7/10 su 6838 voti. Titolo originale: Dunkirk, uscita: . Budget: $100,000,000. Regista: Christopher Nolan.

[recensione] Dunkirk di Christopher Nolan

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Un assalto frontale ai sensi dello spettatore, un film di guerra che cerca l'ordine in mezzo al caos capace di issarsi tra le pietre miliari del genere

Per la maggior parte della sua carriera, Christopher Nolan ha navigato con successo ai confini del reale, tra cavalieri oscuri, sogni profondi, maghi e impossibili missioni spaziali. E’ quindi intrigante vederlo ora tornare in qualche modo agli esordi con Dunkirk, progetto sul quale ha lavorato per 25 anni, per una narrazione immersa nel realismo e ancorata profondamente a un evento accaduto. Considerata la pressione del progetto, il risultato è assolutamente all’altezza delle aspettative, forse oltre, perchè il regista inglese riesce ad amalgamare la sua sensibilità creativa con la necessità di un film di guerra distintivo, privo di retorica e tutt’altro che accomodante (parla pur sempre di una sconfitta). Quando si pensa a questo filone, è ormai molto difficile non ripescare direttamente classici come Apocalypse Now, Platoon, La Sottile Linea RossaSalvate il Soldato Ryan e bisogna pertanto fare qualcosa di davvero speciale per meritare di essere citato in futuro nella stessa frase insieme a quelli.

dunkirk locandinaFin dalla sequenza di apertura lo spettatore si ritrova in prima persona nel mezzo della cittadina francese sotto assedio e spettrale, costretto a vivere gli eventi come se fosse presente in quelle strade. Non ci saranno momenti in cui i personaggi si siedono intorno a un fuoco a raccontarsi i rispettivi trascorsi, i brutti ricordi o quant’altro. Questi cliché vengono banditi da Dunkirk. Potrebbe risultare un problema, perché ciò impedisce di provare interesse o sentirsi connessi emozionalmente al tale protagonista, ma qui siamo davanti a un’esperienza diversa dalle altre, è giusto premetterlo. Innumerevoli sono i war movie con tali caratteristiche, ma Nolan non vuole trattare degli individui, vuole focalizzarsi completamente sull’evento. Racconta l’evacuazione e come sarebbe stato ritrovarsi al centro di questa terribile situazione. E quando ci sei in mezzo, non ti fermi a presentarti e a chiedere informazioni sulla famiglia di quelli che incontri, pensando di fare una tranquilla e amichevole conversazione tra le bombe che piovono dal cielo e gli aerei che sparano costantemente tutt’intorno. Se vi aspettate grandi archi personali rimarrete quindi delusi, perché a volte in un conflitto le persone muoiono da sole senza nessuno a fianco che le conforti e dica loro che andrà tutto bene. Un altro aspetto che rende Dunkirk tanto terrificante. Ogni cosa sullo schermo sembra autentica (il budget di oltre 100 milioni di dollari è servito), non è un mero resoconto hollywoodiano romanzato. La durata ‘esigua’ di soli 106 minuti non deve ingannare, è perfettamente calibrata e funzionale. È un film che viene raccontato dal centro, che si espande dall’interno fino ai margini, finchè lo spettacolo non è tanto immenso da spazzare via tutto il ticchettio del terrore che lo pervade.

dunkirk nolanIn breve, il lungometraggio racconta le disperate fasi dell’evacuazione di Dunkerque durante le prime fasi della Seconda Guerra Mondiale, quando, in seguito all’invasione della Francia da parte della Germania nazista, migliaia di soldati alleati si ritrovarono sulle spiagge della città costiera circondati dall’esercito tedesco, attendendo di essere ‘salvati’. Dunkirk è strutturato lungo tre linee narrative, ciascuna ambientata in un determinato arco temporale e in un preciso ‘terreno di gioco’: la prima comincia sulla terraferma, tra i soldati della fanteria, e copre una settimana; la seconda è ambientata in mare e copre un giorno, seguendo i coraggiosi marinai civili giunti in loro soccorso dalla Gran Bretagna; la terza copre un’ora di tempo e ha luogo nei cieli, a bordo degli aerei Spitfire pilotati da alcuni volontari della RAF, inviati per garantire fuoco di copertura. Queste tre linee narrative – fedeli all’ossessione di Nolan di giocare con lo spazio e il tempo – si intrecciano secondo uno sviluppo non classicamente lineare, generando inizialmente confusione, ma fondamentali per la riuscita dell’opera. Inutile dire che l’evacuazione è un’esperienza molto diversa per tutti i soggetti coinvolti, ma l’aspetto più audace della sceneggiatura è come il montaggio del fedelissimo Lee Smith riesca a uniformarle in una soltanto, come se le vicende vissute da ciascuno stessero accadendo contemporaneamente. Brillante.

Altro aspetto da non tralasciare è che non si vedono mai i tedeschi. Quasi ogni fotogramma della pellicola in formato panoramico 70 millimetri è ambientato nel centro pulsante di quel preciso momento storico della Seconda Guerra Mondiale, però i nazisti non vengono nemmeno menzionati, sebbene i loro sottomarini si nascondano invisibili sotto il pelo dell’acqua in mare aperto, i loro aeroplani si celino nelle nuvole e gli artiglieri restino fuori campo mentre si ammassano dall’altra parte delle dune aspettando l’ordine di attaccare. Questo non rende ‘il nemico’, come viene generalmente definito, meno pericoloso o letale, anzi. La sua presenza è costantemente palpabile e spaventosa.

dunkirk film 2017 kennethCome ci si aspetta dai film di Nolan, la presentazione visiva di Dunkirk ha pochi rivali, i set allestiti sono eccezionali, con l’utilizzo di immagini mozzafiato per evidenziare la consistenza e la dimensione effettiva dell’impresa. L’azione è presentata in modo mirato e pacato, senza stacchi epilettici ogni due secondi. Ci sono sequenze multiple che ritraggono la paura pura, la claustrofobia e il disordine presenti nelle settimane finali dell’evacuazione ed è questa tensione sempre presente che tiene schiacciato lo spettatore alla poltroncina per l’intera durata. “Realtà virtuale senza cuffie“. Così Nolan ha definito l’esperienza di vedere Dunkirk così come l’ha pensato. E non stava scherzando. Dunkirk è IL film da prendere a esempio per capire quanto l’idea di streaming su un tablet sia folle. Il regista e il suo team – tra cui il direttore della fotografia olandese Hoyte Van Hoytema – sono arrivati a personalizzare un’attrezzatura IMAX in modo che la macchina da presa potesse entrare nell’angusta cabina di pilotaggio di un aereo da combattimento della seconda guerra mondiale, per un realismo e un trasporto mai visti. Tuttavia, Dunkirk non è l’esperienza più sorprendente mai offerta dal formato IMAX per i suoi momenti di bravura registica, quanto piuttosto perché Nolan sa approfittare della grandezza del formato scelto anche per i momenti più intimi, fiducioso nella resa. Provare per credere.

dunkirk film 2017 rileyE’ il sound design comunque a fare davvero la differenza e a innalzare Dunkirk a un’esperienza con pochi procedenti, fornendo una delle rappresentazioni più realistiche mai udite in un cinema dei suoni terrificanti della Guerra (guardatelo in una sala dotata di Dolby Atmos se potete). Esplosioni e spari hanno una consistenza decisamente diversa rispetto ad altri film, accompagnati da sibili affilati e bassi profondi, con la famosa “tromba di Gerico” generata dalla presenza degli Junkers Ju 87 / Stuka che dà costantemente forma al senso di impotenza generale. A questo va aggiunta la nuova brillante collaborazione tra Nolan e il compositore Hans Zimmer, che realizza una colonna sonora angosciante e insistente, che in pochi probabilmente vorranno riascoltare nel proprio lettore Mp3 a casa. E’ un lavoro sonoro che intreccia senza sosta le tre narrazioni e crea una fenomenale atmosfera di apprensione. Ci sono momenti in cui un passaggio orchestrale per due o tre minuti risuona continuamente mentre la storia si sposta dal suolo al mare e poi all’aria, con la musica che lega le immagini insieme. E’ una soundtrack che ricorda come mai il lavoro di Bernard Hermann fosse così vitale per costruire la suspense nella maggior parte dei lungometraggi di Alfred Hitchcock.

dunkirk film 2017 hardyE ora veniamo al cast. Nolan permette ai suoi personaggi di internalizzare la paura e le emozioni, consentendogli di esprimerle nel modo più aromatico e penetrante possibile. Nei panni di Tommy, Fionn Whitehead debutta al cinema in modo sorprendente. Non essendoci un vero e proprio protagonista, il suo punto di vista è spesso per il pubblico una stampella a cui appoggiarsi. Il giovane è il primo a comparire in scena nei momenti di apertura, in cui vediamo alcuni militari abbattuti da cecchini invisibili nel mezzo della cittadina del titolo mentre dal cielo cade una pioggia di volantini propagandistici che annunciano alle truppe Alleate lì schierate che sono in trappola. L’esperto Mark Rylance è un pacato e fiero civile che salpa verso Dunkirk con suo figlio – col quale comunica in maniera tranquilla attraverso lo sguardo -, mentre Cillian Murphy è un pilota della RAF tratto in salvo e sotto shock. Il suo collega d’aria Tom Hardy è invece intento in un difficile combattimento contro la Luftwaffe. L’attore ha ancora meno linee di dialogo del resto del cast e tutte le sue parole sono così alterate dalla maschera ad ossigeno che sembra che Nolan abbia deciso di dargli qualche battuta solo per indispettire chi si era lamentato di Bane. Nonostante questo apparente limite, l’attore recita con gli occhi, contribuendo alla grandiosità delle sequenze che lo vedono al centro. Il cuore battente di una pellicola assai scarsamente sentimentale è invece George (Barry Keoghan), l’equivalente per Nolan della ‘ragazza con il cappotto rosso’ di Schindler’s List, un faro di umanità in un mare di indifferenza, un personaggio essenziale per una storia determinata a internalizzare la casualità e l’entropia incontrollabile che la maggior parte dei film di guerra relega sullo sfondo. L’unico soggetto un po’ sopra le righe resta quindi il comandante Bolton interpretato da Kenneth Branagh, le cui paventate conoscenze top secret della torbida situazione scatenatasi non sfociano mai in nulla di concreto.

In definitiva, Dunkirk è un’esperienza ai limiti dell’incredibile per il cinema del 2017, peraltro assolutamente da vivere in sala. Difficilmente qualcun altro in futuro potrà dire qualcosa di nuovo e/o di superiore. Il cast è sì composto da molti volti giovani e sconosciuti, ci sono sì pochissimi dialoghi e tutti sappiamo quello che è accaduto su quella spiaggia 70 anni fa, ma la versione di Nolan è una di quelle che vale la pena di approfondire senza remore.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Dunkirk, nei cinema dal 31 agosto:

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