Home » Cinema » Horror & Thriller » [recensione] Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

8/10 su 6386 voti. Titolo originale: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, uscita: 10-11-2017. Budget: $15,000,000. Regista: Martin McDonagh.

[recensione] Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

05/09/2017 recensione film di Redazione Il Cineocchio

Frances McDormand guida il cast in stato di grazia di un film che racconta con amara acutezza la crisi d'identità dell'America di oggi

In casa McDonagh hanno probabilmente in atto una piccola sfida familiare. Martin ha portato a casa oltre a una infinità di premi teatrali e una stima imperitura dall’ambiente drammaturgico anche un gran bel film d’esordio ed un piccolo passo falso; il fratello John invece ha nella saccoccia un bel film d’esordio, un eccellente film e un piccolo passo falso. Ora Martin ha deciso di alzare la posta e pareggiare quanto meno i conti.

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri posterTre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri) è infatti il suo film migliore nonché il migliore visto in questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia fino ad ora. Grazie a un cast sugli scudi (tutti, nessuno escluso), con l’ultimo dei comprimari capace di lasciare un segno preciso e identitario. Grazie soprattutto a una sceneggiatura (sempre di McDonagh) perfetta perché brillante, profonda, dolente, ma vitale e piena di un sentimento forte e mai esasperato. Grazie anche a un’estetica essenziale e rigorosa fatta di facce, smorfie, desolazione e chiusura, con inquadrature che non lasciano nulla al caso e che riempiono il quadro di elementi con un preciso senso, contenutistico oltre che geometrico, a partire dalla prospettiva generata dai tre cartelloni pubblicitari del titolo visti dalla strada che dà il passo a tutto il resto.

Un film bellissimo, che in superficie conquista per i suoi dialoghi al vetriolo, con frecciate e contro frecciate che vanno oltre la semplice battuta, ma disegnano l’intero carattere di un personaggio e del mondo a cui appartiene, sarcasmo prima di tutto, ma non in cerca dell’applauso e del consenso, dei veri e propri cazzotti verbali che vanno dritti a segno facendo piegare dal ridere e dal dolore. A sorreggere la scrittura efficace e brillante ci sono poi gli attori in stato di grazia, da Frances McDormand a Woody Harrelson, da Sam Rockwell Abbie Cornish e Željko Ivanek, per arrivare a Peter Dinklage, un cast straordinario in cui è arduo sottolineare una prova sull’altra e è come già accennato più utile rimarcare come anche chi stia in camera per pochi secondi, come il messicano e l’afroamericano (il beaner e il colored, come vengono definiti in modo dispregiativo) che affiggono i cartelloni, sappia con due movenze e un accento catturare l’attimo e mettere un punto.

Tre Manifesti a Ebbing, MissouriQuel però che eleva TMAEM dal semplice prodotto eccezionalmente godibile e di grande intrattenimento è la sensibilità e l’acutezza che ha nel non donare mai allo spettatore la svolta attesa o desiderata, non c’è uno sviluppo lineare a seguire una prassi consolidata in certe storie. Non c’è mai un vero scontro tra buoni e cattivi, perché non ci sono dei veri buoni e cattivi. Ci sono delle offese e delle risposte, ma i campi d’appartenenza appaiono via via sempre più sfumati, tanto che spesso la vicenda portante, che in qualunque altro neo noir o neo western avrebbe catalizzato il focus d’attenzione, finisce sostanzialmente in stand-by, ponendo sotto il riflettore lo sviluppo, l’involuzione o la progressione dei vari personaggi che sono sfaccettati perché deviati e soprattutto dolenti, portano avanti battaglie di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Come nei noir classici, non è l’investigazione il vero perno narrativo, ma ciò che la stessa causa nella vita delle persone coinvolte e la grandezza del film di McDonagh sta nel riuscire a disegnare intorno a un’investigazione che dovrebbe esserci stata e non c’è – e che continuerà a non esserci -, tutta l’agonia di un paese piegato e in piena crisi e lo scontro di identità che sono gli Stati Uniti contemporanei. Lo fa però senza ergersi a giudice, senza partigianerie, preferendo sottolineare debolezze e storture del singolo individuo, all’insegna d’una risata a seppellire tutto. Esemplificazione perfetta della sensibilità e acutezza di questo umile e grande film è la sequenza finale, colma di umanità, insicurezza e di efficace, nonché realistica, incompiutezza.

In attesa di saperne di più, di seguito trovate il trailer italiano di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, che uscirà nei nostri cinema l’11 gennaio 2018:

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